Azazel

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Una interpretazione moderna di Azazel come demone caprino, da Collin de Plancy (Dictionnaire Infernal, Parigi, 1825)

Azazel (aramaico: רמשנאל, ebraico: עזאזל, Aze'ezel arabo: عزازل ‘Azāzil) è un nome enigmatico presente sia nei testi sacri ebraici sia in quelli apocrifi; il nome è presente anche con gli appellativi Rameel e Gadriel. La prima apparizione di questo nome si trova nel Levitico 16:8, dove una capra è designata "per Azazel".

Origini

Azazel è il demone dei deserti della mitologia ittita, mesopotamica e mazdea.

Significato

Il nome Azazel (‘ăzaz'ēl) si crede significhi "Colui che è più potente di Dio", dall'ebraico ‘ăzaz, terza persona singolare del perfetto di ‘āzaz, "essere forte", e ’ēl, "Dio". Un'altra teoria usa ‘āzaz nella sua forma più metaforica di "sfrontato" o "impudente" nel significato di "impudente verso Dio". Azazel è inoltre conosciuto come una variante di "Azael", "Aziel", "Asiel".

Altri studi indicherebbero che l'origine del nome vada ricercata nella parola ebraica עֲזָאזֵל ("Asasèl"), che a sua volta deriva da עז ("es"), che significa “capra”, e dal verbo אזל ("Asàl"), che significa “andarsene”, e che rimanda alla vicenda biblica ebraica del capro inviato nel deserto dal sommo sacerdote nel giorno dell'espiazione (Levitico XVI, 3-31).

Nella Bibbia ebraica e nella letteratura rabbinica

La prima apparizione del nome "Azazel" si trova nel "Libro dei vigilanti", la prima parte del Libro di Enoch. Il testo in questione è anticamente considerato apocrifo internamente all'ebraismo, inoltre il personaggio menzionato non corrisponde ad Azazel, essendo chiamato in realtà Asael. Con tale nome (Asael) si chiama uno degli angeli ribelli che insegnarono agli uomini a costruire armi e alle donne ornamenti e cosmesi (1 Enoch 8,1). Dio manda l'arcangelo Raffaele a incatenarlo e seppellirlo nel deserto di Dudael vicino a Gerusalemme (cap. 10), dove egli vorrebbe anche pentirsi ma non può.

Il nome compare invece in Levitico 16:8, quando Dio ordina al sommo sacerdote Aronne che nel giorno dello Yom Kippur venga sacrificato al Signore un capro per espiare i peccati degli israeliti e che un altro sia mandato nel deserto "ad Azazel"; espressione che pare indicare, piuttosto, la non sacrificabilità del capro e il suo essere appunto inviato nel deserto.

Nel dialetto giudaico-romanesco si dice: "mandare in ngazazelle" con il significato di mandare in malora, mandare perso. Tale modo di dire, molto probabilmente, è un riferimento al capro mandato nel deserto dal Sacerdote.

Influenza nei media

Letteratura

Nel cinema e in televisione

Nei videogiochi

Nella musica

Note

  1. ↑ Enciclopedia ecclesiastica in cui trattasi della Sacra Scrittura, della dogmatica, morale, ascetismo, passioni, vizii, virtu', diritto canonico, liturgia, riti, storia ecclesiastica, missioni, concilii ...: ecc. ecc., compilata da una società di ecclesiastici ..., G. Tasso, 1864, pp. 505-506. URL consultato il 18 gennaio 2025.
  2. ↑ Roberta Grillo, Il Principe di questo mondo, su culturacattolica.it (archiviato dall'url originale il 31 marzo 2015).
  3. ↑ Capro espiatorio - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 18 gennaio 2025.

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