Baida

Baida
frazione
Baida – Veduta
Baida – Veduta
La piazza di Baida nel 1970.
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Sicilia
Città metropolitana Palermo
Comune Palermo
Territorio
Coordinate38°07′05″N 13°17′16″E
Altitudine195 m s.l.m.
Abitanti1 500
Altre informazioni
Cod. postale90136
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Baida
Baida

Baida è un'antica borgata collinare e oggi area periferica, nonché IV circoscrizione, della città di Palermo in Sicilia.

Baida è collegata alla rete di trasporto pubblico cittadina tramite le linee bus 462 e 534.

Geografia fisica

Il gruppo occidentale dei Monti di Palermo, di origine geologica triassica, è costituito prevalentemente da dolomia norica. Tra le principali elevazioni si distingue il Monte Cuccio, un tempo noto come Acuto per la sua caratteristica forma, che lo differenzia dalle altre montagne circostanti.

Nel corso dei secoli, l'azione erosiva delle acque meteoriche ha determinato l'accumulo, in alcune aree dell'ampia base del monte, di una dolomia farinosa particolarmente pura e di colore bianco, comunemente conosciuta come "terra di Baida". Da questa prende il nome la stessa borgata di Baida, situata alle pendici del monte, a 167 metri sul livello del mare e a circa 5 km in linea d'aria dal centro di Palermo.

Storia

Origini e feudo ecclesiastico

Baida fu un antico casale di origine saracena. Nel X secolo, tra il 973 e il 976 circa, il geografo e mercante di Baghdad Ibn Ḥawqal, durante una visita a Palermo, menzionò il luogo con il nome di Al-Bayda, che in arabo significa "la bianca" — appellativo verosimilmente legato alla presenza, nelle vicinanze, di un'abbondante terra magnesiaca di colore chiaro, tipica dell'area.

Foto di una delle fontane del Convento

Nel 1177 il villaggio fu donato da Guglielmo II all'arcivescovo di Palermo Gualtiero Offamilio. Nel 1377 l'arcivescovo Matteo Orsino lo cedette a Manfredi Chiaramonte, che vi costruì un monastero benedettino sotto il titolo di Santa Maria degli Angeli. Di quest'epoca è pervenuta l'attuale chiesa di San Giovanni Battista, la cui facciata presenta un leggiadro portichetto, sormontato dallo stemma della famiglia Chiaramonte.

Alla morte di Andrea, figlio di Manfredi, il re Martino restituì il casale di Baida, ancora esistente, a Giliforte Riccobono, successore di Orsino. In seguito il casale venne distrutto.

Il monastero e la chiesa di San Giovanni Battista

Dopo varie vicende, nel 1499 il monastero, con tutti i beni di sua pertinenza, fu concesso all'arcivescovo di Palermo, con l'obbligo di mantenervi i monaci. Nel 1510 al monastero venne annessa la mensa arcivescovile e, in quella circostanza, l'arcivescovo Giovanni Paternò, dopo averne restaurato la Chiesa e il chiostro, lo dedicò a S. Giovanni Battista.

Nel 1567 il monastero fu ulteriormente migliorato dall'arcivescovo Ottaviano Preconio, che ne arricchì la dotazione d'acqua sistemando una vicina sorgente e costruendo alcune fontane. Nel 1596 i monaci benedettini lasciarono la Chiesa; nel monastero dimorarono per un certo tempo i Carmelitani e, infine, sempre nel 1596, l'arcivescovo Diego de Hajedo lo diede in uso ai frati minori osservanti di San Francesco, che ancora oggi lo posseggono. Contigua al monastero, gli arcivescovi di Palermo possedettero una "casa di delizie" che, dopo essere rimasta in abbandono per molti anni, venne trasformata da Francesco I delle Due Sicilie in ospedale, mantenuto a spese regie.

Nella Chiesa è degna di nota la statua di San Giovanni Battista di Antonello Gagini, collocata nel primo altare a sinistra.

Il farmaco

Per molti secoli la bianca "terra di Baida" ebbe grande rinomanza e fu compresa nella farmacopea ufficiale. Lo Scinà, che per primo vi notò la presenza di carbonato di magnesio, riferisce che sin dal XVII secolo questa polvere venne divulgata in Italia come "atta a guarire qualunque morbo", ed era conosciuta con i nomi di elixir vitae, polvere magistrale e polvere cattolica. Il Villabianca aggiunge che questa polvere, chiamata anche panacea in quanto rimedio di ogni male, fu scoperta da un certo Vincenzo Albamonte e veniva venduta al pubblico da un tale di nome Anzalone, a seguito di specifica autorizzazione del pretore.

L'uso in medicina fu introdotto dal medico lentinese Girolamo Chiaramonte. Riferisce anche lo Scinà che, successivamente, la polvere cadde in discredito come rimedio universale, ma che ritornò poi in auge con alcune limitazioni nell'uso: i trattati medici ottocenteschi la prescrivevano come "antiacida speciale, alquanto sulfurea, diuretica ed eccellente per piaghe putride, maligne e velenose".

In prossimità della Chiesa scaturiva anticamente un'abbondante sorgente, e altre polle erano presenti anche nei terreni a valle. Secondo il Villabianca, anche queste acque erano ritenute "minerali", in quanto attingevano nel loro corso speciali virtù "dalla celebre terra di Baida ch'è salutifera è purgante". Il progresso della farmacologia fece completamente cessare l'uso della bianca "terra di Baida" come medicina universale ed economica, che a conti fatti non era altro che un buon lassativo.

La "Calata di Baida"

La Calata di Baida era un'antica usanza popolare palermitana, legata al culto di San Giovanni Battista e ambientata nella località collinare di Baida. Si svolgeva tradizionalmente durante la notte della vigilia del 24 giugno, ma anche in altre occasioni dell'anno, in particolare il lunedì di Pasqua e altri lunedì fino all'estate.

Secondo la tradizione, i fedeli, dopo aver partecipato alle funzioni religiose notturne nel convento, facevano ritorno in città in modo chiassoso e festante, tra canti, balli e grida. Le giovani donne nubili, in particolare, portavano in testa fardelli di tela o mezzine d'acqua, credendo che il riuscire a non farli cadere fosse segno di buon auspicio per un prossimo matrimonio. Il corteo era spesso accompagnato da superstizioni, leggende popolari e riferimenti al mondo delle lamie (creature mitologiche del folklore siciliano).

La vivacità e l'eccesso del corteo notturno resero la Calata oggetto di critiche da parte delle autorità religiose, che più volte tentarono di vietarla. Nonostante ciò, l'usanza sopravvisse nei secoli, anche dopo il passaggio del convento dai Benedettini ai Frati Minori, e solo con la soppressione delle corporazioni religiose nel 1860 cadde progressivamente in disuso.

Il proverbiale "Calata di Baida" è rimasto nella lingua siciliana per indicare una comitiva particolarmente rumorosa e disordinata, anche se oggi il significato originario della locuzione è pressoché dimenticato.

Tra miti e leggende

In passato la borgata fu centro di vicende mitologiche. I poeti favoleggiarono di due valorosissimi cavalieri, Nixo e Gabriele, che si scontrarono in cruenta battaglia per la bellissima Baida e che, combattendo, si uccisero a vicenda; il loro sangue, sparso abbondantemente, diede origine alle due omonime fonti, così come in fonte venne tramutata la stessa Baida, la bella ninfa contesa.

Stato attuale

La frazione o borgata rappresenta oggi un'area in cui la metropoli di Palermo si sta progressivamente espandendo. Accanto alle nuove costruzioni residenziali sono presenti anche diverse attività commerciali — tra cui un acquedotto, un barbiere, un panificio, una pizzeria, una tabaccheria e un centro estetico — che contribuiscono alla vitalità della zona.

Curiosità

Carl Morgenstern, nel 1840, disegnò su tela il convento di Baida: "link tela" (JPG) (archiviato dall'url originale il 3 dicembre 2013)..

Galleria d'immagini

Note

  1. ↑ Tommaso Fazello, Della Storia di Sicilia - Deche Due, Giuseppe Assenzio - Traduzione in lingua toscana, Palermo, 1817, p. 496 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2015).
  2. ↑ Pagina 253 e 254, Gioacchino Di Marzo (Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo), "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti." , Volumi I e II, Stamperia del Giornale di Sicilia, Palermo.
  3. ↑ Samuele Schirò, La Terra di Baida, miracolosa cura di ogni male, su palermoviva.it.
  4. ↑ La città perduta di Rosario La Duca.

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