Barbclabornia

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Barbclabornia
Denti di Barbclabornia luedersensis
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseChondrichthyes
SottoclasseElasmobranchii
Ordine†Bransonelliformes
Genere†Barbclabornia

Barbclabornia (Johnson, 2003) è un genere estinto di xenacanti vissuto nel Permiano inferiore e probabilmente anche nel Pennsylvaniano superiore del Nord America. Il genere comprende una sola specie descritta, Barbclabornia luedersensis. I suoi fossili sono stati rinvenuti in numerose località appartenenti a formazioni dell'Asseliano e dell'Artinskiano, tra cui i gruppi Clear Fork, Albany, Wichita e Dunkard. Possibili esemplari sono noti anche da depositi di età Gzheliano appartenenti ai gruppi Admire, Monongahela e Conemaugh.

Scoperta

Barbclabornia era inizialmente noto esclusivamente attraverso denti isolati, che nel 1970 furono assegnati al genere Xenacanthus, poiché si riteneva allora che tutti gli xenacantidi del Paleozoico superiore appartenessero a quel genere. Nel 2003, Xenacanthus luedersensis venne riassegnato a un nuovo genere in seguito al riconoscimento di differenze significative nella struttura dei denti e alla scoperta di un grande palatoquadrato contenente denti di tipo X. luedersensis presso il lago Frederick, in Oklahoma.

Il nome del genere Barbclabornia onora Barbara e Alvie Claborn, che rispettivamente scoprirono e contribuirono alla preparazione del palatoquadrato.

Descrizione

I denti di Barbclabornia sono simili a quelli di Bransonella e si ritiene che i due generi siano strettamente imparentati. I denti sono molto piccoli, con un’altezza compresa tra 1 e 3 mm. Sono bicuspidati, funzionalmente omodonti e caratterizzati da cuspidi cilindriche, coniche e dotate di creste. A differenza di altre specie di xenacanti, questi denti non presentano una cuspide centrale. I denti anteriori possiedono basi triangolari, mentre quelli laterali e posterolaterali hanno basi quadrangolari. Le basi sono spesse e rappresentano circa il 30% dell’altezza totale del dente.

Sono noti anche denticoli monocuspidati, i più grandi dei quali superano di poco i 2 mm di altezza, spesso con una forma marcatamente simile ad artigli. Questi denticoli sono interpretati come elementi derivanti dalla membrana mucosa.

Barbclabornia è noto anche grazie a un palatoquadrato destro contenente centinaia di questi piccoli denti. Il palatoquadrato misura 37,5 cm di lunghezza ed è incompleto, ma si stima che la lunghezza totale originaria fosse di circa 45 cm. Risulta più sottile e leggero rispetto a quello di altri grandi xenacantidi, come Orthacanthus. Sulla base delle proporzioni osservate in altri xenacanti, se la lunghezza totale di Barbclabornia fosse stata da 10 a 11 volte quella delle mascelle, l’animale avrebbe potuto raggiungere una lunghezza complessiva di 4,5 – 5 m, rendendolo il più grande xenacanto finora conosciuto.

Classificazione

Barbclabornia, insieme a Bransonella, è ritenuto essere il sister group dei veri xenacanti (Xenacanthiformes) e pertanto queste due forme sono state incluse in un ordine a parte, i Bransonelliformes. Bransonelliformes e Xenacanhiformes sono quindi sister taxa all'interno del gruppo Xenacanthimorpha.

Paleoecologia

In base ai contesti sedimentari in cui è stato rinvenuto, prevalentemente d’acqua dolce e ricchi di tetrapodi, Barbclabornia è interpretato come una specie dulciacquicola che abitava le pianure costiere del Nord America. Analisi combinate degli isotopi stabili dell’ossigeno (δ18OP) e dei rapporti isotopici 87Sr/86Sr confermano che Barbclabornia viveva in ambienti di acqua dolce.

La dieta di Barbclabornia può essere dedotta dalla morfologia dei denti, delle mascelle e dalle grandi dimensioni corporee. Il paleontologo Gary D. Johnson propose inizialmente che l’animale potesse solo afferrare le prede e ingerirle intere, suggerendo una dieta composta da organismi poco attivi come piccoli pesci, anfibi e artropodi. In seguito Johnson, insieme a Jiří Zídek, William May e Alvie Claborn, propose invece un’analogia per evoluzione convergente con gli squali filtratori moderni, come lo squalo elefante e lo squalo balena. Questa interpretazione suggerisce che Barbclabornia fosse un filtratore specializzato che si nutriva prevalentemente di zooplancton.

Note

  1. ↑ GBIF, su gbif.org.
  2. 1 2 3 4 5 6 Gary D. Johnson, Dentitions of Barbclabornia (new genus, Chondrichthyes: Xenacanthiformes) from the Upper Palaeozoic of North America, in Fossil Record, vol. 6, n. 1, 2008, pp. 125–146, DOI:10.1002/mmng.20030060106.
  3. ↑ †Barbclabornia Johnson 2003, in Paleobiology Database. URL consultato il 20 agosto 2024.
  4. 1 2 3 4 Michał Ginter, Chondrichthyes: Paleozoic Elasmobranchii: teeth, Pfeil, 2010, ISBN 978-3-89937-116-1, OCLC 730808836.
  5. 1 2 3 J. Zidek, G.D. Johnson, W. May e A. Claborn, New specimens of xenacanth and hybodont sharks (Elasmobranchii: Xenacanthida and Hybodontoidea) from the Lower Permian of Southwestern Oklahoma, in Oklahoma Geology Notes, vol. 63, n. 4, 2003, pp. 136–147. Ospitato su University of Oklahoma.
  6. ↑ Ivanov, Alexander. (2007). Bransonelliformes – a new order of the Xenacanthimorpha (Chondrichthyes, Elasmobranchii). Fossil Record. 10. 190-194. 10.5194/fr-10-190-2007.
  7. ↑ Jan Fischer, Jörg W. Schneider, John-Paul M. Hodnett, David K. Elliott, Gary D. Johnson, Silke Voigt, Michael M. Joachimski, Marion Tichomirowa e Jens Götze, Stable and radiogenic isotope analyses on shark teeth from the Early to the Middle Permian of the southwestern USA, in Historical Biology, vol. 26, n. 6, 2014, pp. 710–727, DOI:10.1080/08912963.2013.838953.

Bibliografia

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