Batteria atomica

Pastiglia cilindrica incandescente su un supporto
Pastiglia di diossido di plutonio-238 incandescente per il calore prodotto dal decadimento radioattivo, destinata a un generatore termoelettrico.

Una batteria atomica, detta anche batteria nucleare, è un generatore elettrico che utilizza l'energia del decadimento radioattivo di un radionuclide. A differenza di un reattore nucleare, non richiede una reazione nucleare a catena. Il termine batteria non indica in questo caso un dispositivo elettrochimico ricaricabile.

Si distinguono sistemi a conversione termica, che utilizzano il calore del decadimento, e sistemi a conversione non termica, che sfruttano l'interazione della radiazione con un convertitore. Ne fanno parte i generatori termoelettrici a radioisotopi (RTG), impiegati nell'esplorazione spaziale, e i dispositivi betavoltaici, destinati alla produzione di piccole potenze elettriche.

Principio di funzionamento

La sorgente radioattiva emette energia anche in assenza di un carico elettrico. Il convertitore ne trasforma una parte in elettricità, senza che sia necessaria una ricarica dall'esterno. La potenza disponibile dipende dall'attività della sorgente, dall'energia emessa e dal rendimento di conversione. La durata operativa dipende sia dall'emivita del radionuclide sia dal deterioramento dei materiali del dispositivo.

Nei convertitori a semiconduttore, l'assorbimento della radiazione produce coppie elettrone-lacuna. La separazione e la raccolta delle cariche consentono di alimentare un circuito esterno. L'energia delle particelle, la struttura del convertitore e i danni da irraggiamento ne condizionano le prestazioni.

Sistemi di conversione

Metodi di conversione dell'energia del decadimento
Conversione Metodo Principio
Termica Termoelettrico Una differenza di temperatura genera una tensione per effetto Seebeck.
Termica Stirling Il calore aziona un motore Stirling, collegato a un generatore elettrico.
Termica Termofotovoltaico La radiazione termica di un emettitore riscaldato alimenta celle fotovoltaiche.
Non termica Betavoltaico Le particelle beta generano cariche in un semiconduttore.
Non termica Alfavoltaico La conversione nel semiconduttore utilizza particelle alfa.
Non termica Radiofotovoltaico Un materiale radioluminescente trasforma la radiazione ionizzante in luce, poi convertita in elettricità da celle fotovoltaiche.
Non termica A carica diretta Le particelle cariche emesse dalla sorgente vengono raccolte da un elettrodo.

Conversione termica

Lo stesso argomento in dettaglio: Generatore termoelettrico a radioisotopi.

Negli RTG il calore mantiene una differenza di temperatura fra le giunzioni di una serie di termocoppie. La conversione avviene senza parti mobili. Una parte del calore non trasformato in elettricità può essere utilizzata per mantenere gli strumenti alla temperatura di funzionamento.

La NASA studia anche sistemi a radioisotopi con convertitori Stirling, accanto allo sviluppo di materiali termoelettrici più efficienti.

Conversione non termica

Lo stesso argomento in dettaglio: Dispositivo betavoltaico.

La conversione non termica comprende sia l'impiego diretto della radiazione sia sistemi con un passaggio intermedio attraverso la luce. I dispositivi betavoltaici e alfavoltaici appartengono al primo gruppo, mentre quelli con scintillatori accoppiati a celle fotovoltaiche appartengono al secondo.

Fra i limiti di questi dispositivi rientrano la potenza erogata, il rendimento di conversione e il degrado dei semiconduttori o dei materiali luminescenti esposti alla radiazione.

Radioisotopi

La scelta della sorgente dipende dal tipo di radiazione, dalla sua energia e dall'emivita. Trizio, nichel-63 e promezio-147 sono fra gli emettitori beta studiati per la conversione diretta. Il plutonio-238 è utilizzato come sorgente di calore negli RTG delle missioni NASA.

Emivita di alcuni radionuclidi impiegati o studiati nelle batterie atomiche
Radionuclide Decadimento Emivita, in anni Fonte
Trizio (3H) β− 12,32
Promezio-147 (147Pm) β− 2,62
Nichel-63 (63Ni) β− 100,2
Plutonio-238 (238Pu) α 87,74
Americio-241 (241Am) α 432,2
Carbonio-14 (14C) β− Circa 5700

L'emivita descrive il dimezzamento dell'attività della sorgente, non la durata garantita del generatore completo.

Impieghi

L'impiego spaziale dei generatori a radioisotopi iniziò nel 1961 con il satellite statunitense Transit IV-A, dotato di un generatore SNAP-3B da 2,7 W. Questi sistemi consentono di alimentare strumenti dove l'illuminazione solare è insufficiente o discontinua. Il generatore MMRTG fornisce energia elettrica e calore ai rover marziani Curiosity e Perseverance.

Le batterie a radioisotopi sono state utilizzate anche in pacemaker cardiaci. La ricerca sui convertitori non termici riguarda inoltre sensori senza fili, elettronica a basso consumo e strumentazione per ambienti in cui la sostituzione della sorgente di alimentazione è difficile.

Ricerca

Fra i materiali studiati per migliorare la conversione non termica figurano i semiconduttori ad ampio intervallo di banda, fra cui diamante e carburo di silicio. La ricerca comprende anche perovskiti ad alogenuri metallici e calcogenuri, utilizzabili come rivelatori di radiazione o scintillatori.

Nel dicembre 2024 la UK Atomic Energy Authority e l'Università di Bristol hanno annunciato la realizzazione di una batteria al diamante contenente carbonio-14. Il dispositivo sfrutta gli elettroni prodotti dal decadimento beta. L'annuncio descrive una tecnologia per potenze dell'ordine dei microwatt e ne prospetta applicazioni in dispositivi medici e in ambienti estremi.

La geometria dei convertitori è un altro oggetto di studio. Nel 2026 sono state presentate celle betavoltaiche in carburo di silicio con lo strato superficiale a griglia, valutate mediante simulazioni e prove sotto irraggiamento con un fascio di elettroni.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Suhas Kumar, Atomic Batteries: Energy from Radioactivity, su arXiv, 25 novembre 2015. URL consultato il 21 settembre 2026. Preprint.
  2. 1 2 3 (EN) Power: Radioisotope Thermoelectric Generators, su NASA Science. URL consultato il 21 settembre 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 (EN) M. G. Spencer e T. Alam, High power direct energy conversion by nuclear batteries, in Applied Physics Reviews, vol. 6, n. 3, 2019, DOI:10.1063/1.5123163, 031305. URL consultato il 21 settembre 2026.
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  6. 1 2 3 4 (EN) D. Kowal et al., Current trends in material research for nuclear batteries: Harnessing metal perovskite halides and other chalcogenides for greater compactness and efficiency (abstract), in Applied Physics Reviews, vol. 12, n. 1, 2025, DOI:10.1063/5.0236524, 011328. URL consultato il 21 settembre 2026.
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  8. ↑ (EN) After 60 Years, Nuclear Power for Spaceflight is Still Tried and True, su NASA Science. URL consultato il 21 settembre 2026.
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Bibliografia

Voci correlate

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