Nella mitologia greca, Baubo (in greco anticoΒαυβώ?, Baubò), era il nome di un'antica divinità definita dea dell'oscenità. Stando ad Asclepiade di Tragilo era sposa di Disaule di Eleusi, con cui generò le figlie Protonoe e Nisa.
Scarse le informazioni sul suo conto: venerata sull'isola di Paro con Demetra e Persefone, è possibile che sia nata come mito di fondazione per spiegare alcuni riti dei misteri eleusini, diffondendosi poi anche nell'Egitto tolemaico.
Il mito
Baubo viene menzionata in due frammenti orfici legati ai misteri eleusini: in entrambi è connessa a storie legate a Demetra, sconsolata e ospite di varie famiglie nei suoi viaggi alla ricerca della figlia Persefone, rapita da Ade in Sicilia.
Nel frammento 49, mancante di alcuni versi, Baubo è sposa di Celeo e madre di Demoofonte, un bambino che Demetra tenta invano di rendere immortale ungendolo con l'ambrosia e mettendolo ogni notte nel fuoco. Quando Baubo scopre ciò che sta facendo grida spaventata: in risposta, offesa dal gesto, Demetra brucia vivo il bambino:
«[...] così, di notte, sbirciando dalla porta, per timore di essere scoperta, (vide) il bambino (che veniva posto) nel fuoco, e fu colta dal terrore, lanciando un grido orribile: «Demoofonte, figlio mio! Questa strana donna ti nasconde nel grande fuoco, provocandomi lamenti e dolori strazianti!“. E allora Demetra si adirò e disse: ”Mortali sconsiderati, incapaci di prevedere né il male né il bene che vi attende!». [...] E dopo averlo deposto, bruciò il bambino.»
(Frammento orfico n°49)
Nel frammento 52 invece il suo scopo è quello di far ridere Demetra per tirarla su di morale dopo il rapimento di Persefone, scoprendo il ventre (e quindi le parti intime) nel gesto dell'anasyrma:
«Detto questo, [Baubo] scostò le vesti mostrando uno spettacolo osceno; lì c'era il piccolo Iacco che, ridendo, le infilò la mano sotto il seno. Allora la Dea sorrise, sorrise nel suo cuore, e bevve il calice scintillante.»
(Frammento orfico n°52)
Questo racconto trova somiglianze con l'inno omerico a Demetra, dove è invece Iambe a cercare di far ridere la dea:
«Finché l’accorta Iambe, con scherzi e con molti motteggi, indusse la dea veneranda a sorridere, a ridere e a rasserenare il suo animo; Iambe che poi fu sempre cara al suo cuore.»
La più antica immagine di Baubo risale al 460-450 a.C. e fu scoperta a Gela, nel 1961, durante gli scavi sull’acropoli. La statuetta, immortalata nell'atto apotropaico dell’anasyrma, indossa un lungo chitone con dei seni cadenti, ha un volto gonfio e delle rughe attorno alla bocca che evidenziano l'età avanzata. La statua veniva adoperata nelle tesmoforie presso il Thesmophorion di Bitalemi, uno dei luoghi di culto demetriaci più noti nella Sicilia greca.
Un'altra statuetta di Baubo, databile al III-II secolo a.C., proviene dal santuario di Demetra e Kore a Priene e rappresenta Baubo come una divinità deforme, con la testa al posto dell'addome e la vulva al posto del mento.
«Forse la verità è una donna che ha buoni motivi per non lasciar vedere i suoi motivi? Forse il suo nome, per parlar greco, è «Baubo»?... Oh, questi Greci! Essi sapevano vivere; a ciò occorre restare bravamente alla superficie, alle pieghe, alla pelle, adorare l’apparenza, credere alle forme, ai suoni, alle parole, a tutto l’Olimpo dell’apparenza! Questi Greci erano superficiali — per profondità! E non torniamo appunto a loro, noi rompicolli dello spirito, che ci siamo arrampicati sulle più alte e pericolose cime del pensiero odierno e di là ci siamo guardati intorno, di là abbiamo guardato in giù? Non siamo appunto in questo — greci? Adoratori delle forme, dei suoni, delle parole? Appunto per questo, — artisti?»
«Asclépiade de Tragilos (FGrH 12 F 4) atteste que Baubo était la femme de Dysaules, héros autochtone d'Eleusis, et la mère de Protonoé et de Nisa, personnages connus per les poésies et les mystéres d'Orphée.»