| Belo | |
|---|---|
| Nome orig. | Βῆλος (Bḕlos) |
| Lingua orig. | greco antico |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Specie | umana |
| Sesso | maschio |
| Luogo di nascita | Egitto |
| Professione | Re di Assiria o re di Egitto |
Belo (in greco antico Βῆλος?, Bḕlos) è un personaggio della mitologia greca. Fu un re d'Egitto oppure, nella tradizione storiografica mesopotamica, un re d'Assiria.
Il nome Βῆλος (Bḕlos) è la grecizzazione del termine semitico *Ba'al* (o *Bel*, בַּעַל), con il significato originale di "signore" o "padrone".
In ambito greco, il sostantivo interviene sia come antroponimo mitologico per indicare il sovrano egizio, sia come teonimo negli scritti storici (come in Erodoto, che lo accosta a Zeus come "Zeus Belo") per assimilare e identificare le divinità supreme del pantheon mesopotamico e cananeo.
Figlio di Poseidone e di Libia, sposò la ninfa Anchinoe che lo rese padre di Egitto, Danao, Cefeo, Fineo, Tronia ed Enialio.
Dalla ninfa Orizia generò Tias.
Enialio è però citato però da Giovanni Malalas che era un evemerista intento a dimostrare che ogni divinità avesse solo un'origine umana. (Enialio è una divinità).
Belo regnò sulle terre d'Egitto, mentre il fratello gemello Agenore si stabilì in Fenicia. Alla sua morte, il regno egizio venne diviso tra i suoi figli a loro volta gemelli, così Egitto ereditò la regione a cui diede il proprio nome, mentre Danao ricevette il dominio sulla Libia.
In ambito geografico e storico-mitico, Strabone evidenzia come le figure di Belo e del suo antenato Epafo venissero utilizzate dalla tradizione poetica arcaica (tra cui Esiodo e Stesicoro) per tracciare i confini meridionali ed orientali del mondo allora conosciuto. Attraverso la discendenza di Belo (ed in particolare mediante la figlia Tronia ed il nipote Arabo) la tradizione antica spiegava l'origine del toponimo dell'Arabia e l'estensione dell'influenza egizia e siro-fenicia verso la Libia e l'Etiopia.
Diodoro Siculo riporta una tradizione di origine egizia secondo cui Belo non rimase soltanto in Egitto ma guidò una colonia di emigranti fino a Babilonia, stabilendosi sulle rive dell'Eufrate. Lì avrebbe istituito la casta dei sacerdoti astrologi, chiamati Caldei, modellandola sui privilegi e sulle pratiche dei sacerdoti ed astronomi egizi ed aggiunge che i Babilonesi chiamavano Zeus con il nome di Belo (fatto confermato anche da Nonno di Panopoli) e dove gli stessi Cadei osservavano le stelle.
Diodoro Siculo riporta anche un celebre episodio storico e presagio di morte legato alla figura di Belo ed alla città di Babilonia e scrive che mentre Alessandro Magno (nel 323 a.C.) si trovava a trecento stadi da Babilonia, i Caldei appresero dall'osservazione delle stelle l'imminente morte del sovrano qualora fosse entrato in città. Non osando rivolgersi direttamente ad Alessandro, il capo dei Caldei, Belofante, riferì l'oracolo all'ammiraglio Nearco, spiegando che il re avrebbe potuto scongiurare il pericolo mortale ad una sola condizione, cioè avrebbe dovuto evitare l'ingresso diretto a Babilonia e procedere alla ricostruzione della monumentale "tomba di Belo" (identificata con lo zikkurat di Bel-Marduk), che era stata demolita durante la dominazione persiana.
Secondo il cronista evemerista Giovanni Malalas, Belo ed il fratello Agenore si recarono in Siria alla ricerca di Io ma questa versione diverge notevolmente dalla tradizione classica e dalla cronologia mitica riconosciuta poiché nella genealogia tradizionale Io (che corrisponde alla bisnonna di Belo ed Agenore), partì dalla città greca di Argo e solo al termine del suo vagabondaggio giunse in Egitto. Io quindi non era una loro contemporanea, né si spostò dalle terre dei due fratelli verso altre mete.
Tias, re del Monte Libano fu il padre di Smirna, che fu la madre di Adone.