Berrettino

Berrettino (o berettino, anticamente anche bertino) è, nella terminologia della maiolica italiana, uno smalto di colore grigio-azzurro, ottenuto colorando lo smalto stannifero con composti di cobalto. Per estensione, sono dette "a berrettino" le maioliche che presentano questo tipo di fondo, sul quale possono essere eseguite decorazioni monocrome o policrome.

Il genere si affermò soprattutto a Faenza a partire dagli anni Venti del XVI secolo e raggiunse una particolare diffusione durante il Rinascimento italiano. La tecnica fu adottata anche da altre manifatture dell'Italia settentrionale e centrale, in particolare a Venezia e Casteldurante, mentre esemplari a fondo berrettino sono documentati successivamente anche in altri centri ceramici italiani.

Piatto con busto, decorazione a grottesche su fondo berettino, Faenza, circa 1520-1530

Etimologia e terminologia

L'etimologia del termine non è certa. Nei lessici italiani antichi e moderni berrettino è attestato anche come aggettivo indicante una tonalità di colore bigio, cioè grigiastra o cinerea; in ambito ceramico il vocabolo assume invece un significato tecnico specifico.

Nella letteratura storico-artistica sono comuni sia la forma berrettino sia berettino. La documentazione rinascimentale relativa alla maiolica faentina comprende inoltre la forma bertino, ricordata da Piccolpasso nella trattatistica cinquecentesca.

Origini e sviluppo

Le maioliche a berrettino costituiscono una delle più riconoscibili produzioni della ceramica rinascimentale di Faenza. Le raccolte del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza documentano l'impiego del caratteristico fondo grigio-azzurro in manufatti rinascimentali accanto al vasellame istoriato, ai vasi da farmacia e ad altre produzioni specializzate.

Nel secondo quarto del XVI secolo il fondo berrettino fu utilizzato da importanti botteghe faentine. Le fonti storico-artistiche collegano la produzione a officine come Casa Pirota e a gruppi di maiolicari attivi nella decorazione istoriata e ornamentale.

La diffusione del genere non rimase tuttavia limitata a Faenza. Il berrettino è ben documentato nella produzione veneziana del XVI secolo e in altri centri italiani. Un esemplare attribuito a Jacopo da Pesaro e conservato al Metropolitan Museum of Art di New York presenta infatti una superficie dipinta in monocromia blu e bianco su fondo azzurro berrettino; il museo sottolinea inoltre la diffusione di questo tipo di maiolica in diversi centri della penisola italiana.

Tecnica

Piatto con smalto berrettino, Faenza, circa 1530-1540

Il berrettino non identifica soltanto un colore superficiale, ma un particolare tipo di rivestimento della maiolica. Il manufatto, dopo la foggiatura e la prima cottura, veniva rivestito con uno smalto stannifero tinto in azzurro-grigio; lo smalto veniva applicato al biscotto mediante immersione. Gaetano Ballardini, sulla base della trattatistica di Piccolpasso, riporta ricette nelle quali il colore era ottenuto mediante l'aggiunta di zaffera, cioè un preparato a base di cobalto, allo smalto bianco.

La tonalità poteva variare dal celeste più chiaro al blu-grigio più intenso. Il fondo svolgeva anche una funzione pittorica, poiché poteva essere lasciato come campo cromatico della decorazione oppure sfruttato nella resa delle ombre e dei passaggi tonali.

Decorazione

Sul fondo berrettino la decorazione poteva essere eseguita in monocromia blu, spesso con lumeggiature bianche, oppure con una tavolozza più articolata. Tra i motivi ricorrenti figurano grottesche, girali vegetali, foglie, frutti, festoni, trofei, putti, stemmi araldici e scene figurate di carattere mitologico o storico. La combinazione tra il fondo azzurrato e il blu più scuro della pittura produceva effetti tonali particolarmente adatti alla decorazione rinascimentale.

Piatto con paesaggio di Jacopo da Pesaro, dipinto su fondo azzurro berettino, Venezia, circa 1545-1550

Un esempio particolarmente significativo è costituito dalla maiolica veneziana con scene di paesaggio, nella quale il fondo azzurrato e la decorazione monocroma permettono di ottenere effetti di profondità, luce e ombra.

Diffusione nei centri italiani

La presenza della tecnica è documentata, oltre che a Faenza, a Venezia e in altri centri della penisola. Il Catalogo generale dei beni culturali conserva la documentazione di un piatto di bottega faentina del secondo quarto del XVI secolo con smalto berrettino e decorazione policroma.

Anche la produzione urbinate utilizzò il fondo berrettino: un piatto attribuito a una bottega urbinate della fine del XVI secolo, conservato presso il Museo Nazionale del Bargello, presenta smalto berrettino e una documentazione storico-critica che richiama un inventario del 1577 nel quale sono citati manufatti «de bertino».

A Venezia il termine è attestato anche in relazione al vasellame da farmacia. Il British Museum segnala infatti albarelli e altri vasi di tipo berrettino prodotti nell'ambiente veneziano nella seconda metà del XVI secolo, con decorazioni vegetali o ornamentali dipinte sul fondo caratteristico.

Significato storico-artistico

Il berrettino costituì una caratteristica soluzione decorativa della maiolica italiana del Rinascimento. Lo smalto grigio-celeste veniva utilizzato come fondo sul quale erano realizzate decorazioni in monocromia blu oppure composizioni policrome, comprendenti motivi ornamentali e figurativi; il particolare colore del fondo contribuiva inoltre alla resa dei valori tonali e luministici della decorazione.

L'uso dello smalto berrettino non rimase limitato a un singolo centro di produzione: è documentato soprattutto nelle manifatture faentine, ma anche a Casteldurante e a Venezia. La presenza della medesima tecnica in differenti produzioni italiane fa sì che il fondo berrettino costituisca un carattere decorativo riconoscibile, ma non sia di per sé sufficiente a determinare l'origine geografica di un manufatto.

Note

  1. ↑ Berrettino, su Treccani, Istituto della Enciclopedia Italiana.
  2. ↑ Gaetano Ballardini, Berrettino, su Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1930.
  3. ↑ Berrettino, su Treccani, Istituto della Enciclopedia Italiana.
  4. ↑ Gaetano Ballardini, La maiolica italiana (dalle origini alla fine del Cinquecento), Faenza, Gruppo editoriale Faenza Editrice, 1994.
  5. ↑ Ceramiche faentine dal Medioevo al Barocco, su Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Fondazione MIC Museo Internazionale.
  6. ↑ Carmen Ravanelli Guidotti, Thesaurus di opere della tradizione di Faenza, Faenza, Agenzia Polo Ceramico, 1998.
  7. ↑ (EN) Jacopo da Pesaro, Dish with a Landscape, su The Metropolitan Museum of Art.
  8. ↑ Gaetano Ballardini, Berrettino, su Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1930.
  9. ↑ Dora Thornton e Timothy Wilson, Italian Renaissance Ceramics: a catalogue of the British Museum collection, Londra, British Museum Press, 2009.
  10. ↑ piatto - bottega faentina (secondo quarto sec. XVI), su Catalogo generale dei beni culturali, Ministero della Cultura.
  11. ↑ (EN) Dish with a Landscape, su The Metropolitan Museum of Art.
  12. ↑ piatto - bottega faentina (sec XVI), su Catalogo generale dei beni culturali, Ministero della Cultura.
  13. ↑ piatto - bottega urbinate (fine XVI sec.), su Catalogo generale dei beni culturali, Ministero della Cultura.
  14. ↑ (EN) apothecary-jar, su The British Museum.
  15. ↑ Gaetano Ballardini, Berrettino, su Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1930.
  16. ↑ piatto - bottega faentina (secondo quarto sec. XVI), su Catalogo generale dei Beni Culturali, Ministero della Cultura.
  17. ↑ Gaetano Ballardini, Berrettino, su Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1930.
  18. ↑ piatto - ambito veneziano (seconda metà XVI), su Catalogo generale dei Beni Culturali, Ministero della Cultura.

Bibliografia

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