Berrettino

Berrettino (o berettino, anticamente anche bertino) è, nella terminologia della maiolica italiana, uno smalto di colore grigio-azzurro, ottenuto colorando lo smalto stannifero con composti di cobalto. Per estensione, sono dette "a berrettino" le maioliche che presentano questo tipo di fondo, sul quale possono essere eseguite decorazioni monocrome o policrome.

Il genere si affermò soprattutto a Faenza a partire dagli anni Venti del XVI secolo e raggiunse una particolare diffusione durante il Rinascimento italiano. La tecnica fu adottata anche da altre manifatture dell'Italia settentrionale e centrale, in particolare a Venezia e Casteldurante, mentre esemplari a fondo berrettino sono documentati successivamente anche in altri centri ceramici italiani.

Piatto con Cupido, bottega di Casa Pirota, Faenza, circa 1525-1540, con decorazione su fondo berettino.

Etimologia e terminologia

L'etimologia del termine non è certa. Nei lessici italiani antichi e moderni berrettino è attestato anche come aggettivo indicante una tonalità di colore bigio, cioè grigiastra o cinerea; in ambito ceramico il vocabolo assume invece un significato tecnico specifico.

Nella letteratura storico-artistica sono comuni sia la forma berrettino sia berettino. La documentazione rinascimentale relativa alla maiolica faentina comprende inoltre la forma bertino, ricordata da Piccolpasso nella trattatistica cinquecentesca.

Origini e sviluppo

Le maioliche a berrettino costituiscono una delle più riconoscibili produzioni della ceramica rinascimentale di Faenza. Le raccolte del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza documentano l'impiego del caratteristico fondo grigio-azzurro in manufatti rinascimentali accanto al vasellame istoriato, ai vasi da farmacia e ad altre produzioni specializzate.

Nel secondo quarto del XVI secolo il fondo berrettino fu utilizzato da importanti botteghe faentine. Le fonti storico-artistiche collegano la produzione a officine come Casa Pirota e a gruppi di maiolicari attivi nella decorazione istoriata e ornamentale.

La diffusione del genere non rimase tuttavia limitata a Faenza. Il berrettino è ben documentato nella produzione veneziana del XVI secolo e in altri centri italiani. Un esemplare attribuito a Jacopo da Pesaro e conservato al Metropolitan Museum of Art di New York presenta infatti una superficie dipinta in monocromia blu e bianco su fondo azzurro berrettino; il museo sottolinea inoltre la diffusione di questo tipo di maiolica in diversi centri della penisola italiana.

Tecnica

Il berrettino non identifica soltanto un colore superficiale, ma un particolare tipo di rivestimento della maiolica. Il manufatto, dopo la foggiatura e la prima cottura, veniva rivestito con uno smalto stannifero tinto in azzurro-grigio; lo smalto veniva applicato al biscotto mediante immersione. Gaetano Ballardini, sulla base della trattatistica di Piccolpasso, riporta ricette nelle quali il colore era ottenuto mediante l'aggiunta di zaffera, cioè un preparato a base di cobalto, allo smalto bianco.

La tonalità poteva variare dal celeste più chiaro al blu-grigio più intenso. Il fondo svolgeva anche una funzione pittorica, poiché poteva essere lasciato come campo cromatico della decorazione oppure sfruttato nella resa delle ombre e dei passaggi tonali.

Decorazione

Sul fondo berrettino la decorazione poteva essere eseguita in monocromia blu, spesso con lumeggiature bianche, oppure con una tavolozza più articolata. Tra i motivi ricorrenti figurano grottesche, girali vegetali, foglie, frutti, festoni, trofei, putti, stemmi araldici e scene figurate di carattere mitologico o storico. La combinazione tra il fondo azzurrato e il blu più scuro della pittura produceva effetti tonali particolarmente adatti alla decorazione rinascimentale.

Piatto con paesaggio di Jacopo da Pesaro, Venezia, circa 1545-1550, dipinto su fondo azzurro berettino.

Un esempio particolarmente significativo è costituito dalla maiolica veneziana con scene di paesaggio, nella quale il fondo azzurrato e la decorazione monocroma permettono di ottenere effetti di profondità, luce e ombra.

Diffusione nei centri italiani

La presenza della tecnica è documentata, oltre che a Faenza, a Venezia e in altri centri della penisola. Il Catalogo generale dei beni culturali conserva la documentazione di un piatto di bottega faentina del secondo quarto del XVI secolo con smalto berrettino e decorazione policroma.

Anche la produzione urbinate utilizzò il fondo berrettino: un piatto attribuito a una bottega urbinate della fine del XVI secolo, conservato presso il Museo Nazionale del Bargello, presenta smalto berrettino e una documentazione storico-critica che richiama un inventario del 1577 nel quale sono citati manufatti «de bertino».

A Venezia il termine è attestato anche in relazione al vasellame da farmacia. Il British Museum segnala infatti albarelli e altri vasi di tipo berrettino prodotti nell'ambiente veneziano nella seconda metà del XVI secolo, con decorazioni vegetali o ornamentali dipinte sul fondo caratteristico.

Significato storico-artistico

Il berrettino costituì una caratteristica soluzione decorativa della maiolica italiana del Rinascimento. Lo smalto grigio-celeste veniva utilizzato come fondo sul quale erano realizzate decorazioni in monocromia blu oppure composizioni policrome, comprendenti motivi ornamentali e figurativi; il particolare colore del fondo contribuiva inoltre alla resa dei valori tonali e luministici della decorazione.

L'uso dello smalto berrettino non rimase limitato a un singolo centro di produzione: è documentato soprattutto nelle manifatture faentine, ma anche a Casteldurante e a Venezia. La presenza della medesima tecnica in differenti produzioni italiane fa sì che il fondo berrettino costituisca un carattere decorativo riconoscibile, ma non sia di per sé sufficiente a determinare l'origine geografica di un manufatto.

Note

  1. ↑ Berrettino, su Treccani, Istituto della Enciclopedia Italiana.
  2. ↑ Gaetano Ballardini, Berrettino, su Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1930.
  3. ↑ Berrettino, su Treccani, Istituto della Enciclopedia Italiana.
  4. ↑ Gaetano Ballardini, La maiolica italiana (dalle origini alla fine del Cinquecento), Faenza, Gruppo editoriale Faenza Editrice, 1994.
  5. ↑ Ceramiche faentine dal Medioevo al Barocco, su Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Fondazione MIC Museo Internazionale.
  6. ↑ Carmen Ravanelli Guidotti, Thesaurus di opere della tradizione di Faenza, Faenza, Agenzia Polo Ceramico, 1998.
  7. ↑ (EN) Jacopo da Pesaro, Dish with a Landscape, su The Metropolitan Museum of Art.
  8. ↑ Gaetano Ballardini, Berrettino, su Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1930.
  9. ↑ Dora Thornton e Timothy Wilson, Italian Renaissance Ceramics: a catalogue of the British Museum collection, Londra, British Museum Press, 2009.
  10. ↑ piatto - bottega faentina (secondo quarto sec. XVI), su Catalogo generale dei beni culturali, Ministero della Cultura.
  11. ↑ (EN) Dish with a Landscape, su The Metropolitan Museum of Art.
  12. ↑ piatto - bottega faentina (sec XVI), su Catalogo generale dei beni culturali, Ministero della Cultura.
  13. ↑ piatto - bottega urbinate (fine XVI sec.), su Catalogo generale dei beni culturali, Ministero della Cultura.
  14. ↑ (EN) apothecary-jar, su The British Museum.
  15. ↑ Gaetano Ballardini, Berrettino, su Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1930.
  16. ↑ piatto - bottega faentina (secondo quarto sec. XVI), su Catalogo generale dei Beni Culturali, Ministero della Cultura.
  17. ↑ Gaetano Ballardini, Berrettino, su Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1930.
  18. ↑ piatto - ambito veneziano (seconda metà XVI), su Catalogo generale dei Beni Culturali, Ministero della Cultura.

Bibliografia

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