I Biancuzzi (talvolta citati come Biancucci, de Blanchucijs o storicamente noti con la designazione toponomastica di da Medicina o Cattani da Medicina) sono stati un'antica famiglia aristocratica e feudale del contado bolognese, attiva principalmente tra il XII e il XV secolo nel panorama politico, militare, accademico e giuridico di Bologna e Medicina, con successivi rami sviluppatisi in epoca moderna. Storicamente, il casato fu strettamente legato alla fazione dei ghibellini.
Le origini della famiglia sono legate al borgo fortificato di Medicina, dove i membri del casato detenevano diritti signorili e giurisdizionali con il titolo di "Cattani" (capitani feudali). Nel contesto del loro progressivo inserimento nella nobiltà urbana di Bologna, il ramo discendente da Petricciolo da Medicina adottò il cognome de Blanchucijs (Biancuzzi), come documentato in un atto notarile del 12 luglio 1290 relativo all'alienazione di beni immobili nei pressi di Porta Ravegnana.
L'integrazione della famiglia nel tessuto istituzionale del Comune di Bologna è attestata fin dalla fine dell'XI secolo. Il casato strinse strategiche alleanze matrimoniali e politiche con importanti dinastie della vicina Romagna; in particolare, Guido da Medicina (padre del dantesco Pier) sposò Adelasia, nipote di Guido I da Polenta, signore di Ravenna. Un altro esponente della casata, Alberico di Guido da Medicina, fu un eminente canonico e cardinale della Chiesa Metropolitana di Ravenna.
La figura accademica di maggior rilievo della stirpe delle origini fu il celebre giurista e glossatore Pillio da Medicina, autorevole professore di diritto formatosi a Bologna e successivamente fondatore dello Studio di Modena, attivo tra il 1169 e il 1222.
Con il raggiungimento di un elevato status economico e sociale, i Biancuzzi stabilirono la propria residenza principale a Bologna. Nel 1290, Princivalle di Petrizzolo da Medicina acquistò dai fratelli Guidotto e Guglielmo Prendiparte una torre gentilizia e una casa di recente costruzione situate nei pressi della strategica chiesa di San Bartolomeo di Porta Ravegnana, adiacente alle celebri torri Asinelli e Garisenda.
Nel corso del XIV e XV secolo, gli esponenti del casato continuarono a ricoprire alte cariche pubbliche e militari:
Nei secoli successivi, rami secondari della famiglia si estesero al di fuori del territorio bolognese, distinguendosi nei campi degli studi ecclesiastici e delle scienze umane. Tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, ottenne particolare chiara fama il teologo, filosofo e orientalista bolognese Benedetto Biancuzzi (noto nei repertori latini come Benedictus Blancuccius). Trasferitosi a Roma, pubblicò influenti opere di filologia ebraica, oggi registrate nei repertori bio-bibliografici della cultura barocca italiana.
Il personaggio storicamente più noto della famiglia fu Pietro di Aino da Medicina, universalmente conosciuto come Pier da Medicina, che Dante Alighieri inserì nella nona bolgia dell'ottavo cerchio dell'Inferno tra i seminatori di discordia (Canto XXVIII, vv. 64–90).
I commentatori trecenteschi della Divina Commedia, in primis Benvenuto da Imola (scrivendo negli anni '80 del Trecento), identificarono esplicitamente il dannato come membro della consorteria dei Biancuzzi/da Medicina, ricordando come lo stesso Dante fosse stato ospitato presso la loro corte a Medicina. Benvenuto annotò che, al suo tempo, nessun membro della casa originaria risiedeva più nel borgo, poiché i rami principali si erano trasferiti a Bologna e in altre regioni a causa delle guerre faziose e degli incarichi pubblici, come le loro alleanze con Venedico Caccianemici e la fazione dei Lambertazzi. Gli archivi notarili bolognesi tracciano le transazioni storiche di Pietro di Aino fino al 1277, confermando l'esatta corrispondenza cronologica con il racconto dantesco.
La famiglia è ufficialmente iscritta nei ruoli araldici storici di Bologna. Nel Blasone Bolognese di Floriano Canetoli (1791–1795), lo stemma della casata è registrato e illustrato sotto le varianti grafiche di Biancucci o Brancucci.
L'arma principale è caratterizzata da una branca (una zampa di leone o di animale feroce dotata di artigli) posta in campo azzurro, un motivo tradizionalmente associato alle stirpi militari di parte ghibellina. Il termine "branca" è etimologicamente legato alla variante grafica antica Brancucci, successivamente evolutasi foneticamente in Biancucci e infine Biancuzzi.
Nelle rappresentazioni araldiche più avanzate, lo stemma accoglie elementi ornamentali e quarti aggiuntivi, tra cui spicca l'aquila imperiale – simbolo dell'alleanza del casato alla fazione ghibellina – completata da ricchi fiorami e cimieri che testimoniano i matrimoni e le alleanze contratte dai vari rami urbani all'interno del Comune di Bologna e della Romagna.