Lo stemma (dal grecoστέμμα, ovvero stémma, detto anche blasone, arma e arme) è l'insieme di scudo ed ornamenti esteriori di un'insegna simbolica gentilizia, nazionale o civica. Lo scudo è un elemento necessario dello stemma: si tratta di un elemento grafico che consente, in prima approssimazione, di richiamare alla mente, con immediatezza e precisione, varie organizzazioni o individui come una persona, una famiglia, un gruppo sociale, un territorio.
L'uso dello stemma si diffuse con i tornei e le Crociate, mentre le insegne araldiche sono comparse in Europa tra la nobiltà nella seconda metà del XII secolo.
L'origine degli stemmi è sicuramente militare, risalente al periodo in cui i combattenti dei vari eserciti non avevano divise che consentissero di distinguere agevolmente un gruppo dall'altro e, soprattutto, erano organizzati in unità strettamente legate ad un signore o capitano, per cui l'individuazione del capo era sufficiente per identificare tutto il gruppo. Questa affermazione può essere suffragata, ad esempio, dal fatto che l'esercito romano, le cui unità erano equipaggiate con uniformi ben riconoscibili, non aveva bisogno di stemmi individuali ma si serviva esclusivamente di insegne di reparto (le principali delle quali erano le aquile legionarie). Anche gli eserciti barbari, pur se privi di equipaggiamenti uniformi, si identificavano con strutture sociali di alto livello e certo non erano articolati in singole entità legate ad un individuo; anch'essi, quindi, utilizzavano talora insegne collettive, ma erano praticamente assenti le insegne personali.
la costituzione di unità militari legate da fedeltà ad un capo, più che a un sovrano o ad una entità statale;
l'organizzazione, a titolo ricreativo, di particolari forme di combattimenti simulati, i tornei, nei quali i cavalieri si battevano individualmente, coperti da armature che rendevano problematico il riconoscimento della persona; nel corso dei tornei, inoltre, i cavalieri erano soliti rendere omaggio ad una qualche dama, di cui ostentavano qualche oggetto in segno di deferenza o di passione, più o meno realizzata.
Entrambi i fenomeni imposero la necessità di poter distinguere, anche da lontano, un cavaliere del quale non era visibile il volto. La soluzione più semplice, e che prese rapidamente piede, era quella di contrassegnare le parti più visibili e resistenti, lo scudo e la gualdrappa del cavallo, con colori disposti secondo schemi individuali. A mano a mano che si moltiplicavano i simboli personali diveniva sempre più difficile ideare nuovi schemi e quindi ai soli colori cominciarono ad aggiungersi disegni che rappresentavano armi, attrezzi, animali, piante o altri oggetti.
Il nuovo sistema di identificazione era così efficiente che venne adottato in quasi tutta Europa, e comunque in tutti i territori soggetti al sistema feudale, senza sostanziali variazioni. La necessità di riconoscere da lontano un cavaliere era ora soddisfatta, ma solo a patto che ci fosse qualcuno in grado di conoscere, e quindi riconoscere, i vari simboli individuali. I funzionari incaricati del riconoscimento, sia nelle azioni belliche che nei vari tornei, assunsero quindi una veste ufficiale ed un nome ben preciso: araldi. Dalla loro denominazione deriverà poi il nome della disciplina da essi praticata: l'araldica.
Sebbene nel linguaggio comune esista la tendenza a usare i termini "armi" e "stemmi" come sinonimi, tuttavia in araldica questi due termini assumono un significato differente. Una delle prime distinzioni nella terminologia araldica tende a riconoscere due parti costitutive di uno stemma:
il disegno dello scudo (o campo, dello stemma): in genere a forma di losanga, comprensivo di smalti, animali (supporter), ed ulteriori immagini;
tutto ciò che nei secoli poteva essere legittimamente aggiunto alla raffigurazione dello scudo, quali carichi e altri ornamenti esteriori: elmo (helmet), cimiero (crest), motto.
Al di fuori della terminologia araldica inglese e scozzese, disciplinata da leggi e registri ancora vigenti, la terminologia araldica tende altrove a distinguere ulteriormente lo stemma dall'arme completo, poiché le "armi dominanti" dello stemma originario di una città o di una nobile casata erano progressivamente arricchite nel tempo dalle armi di padronanza della altre città assoggettate, a memoria dei vinti e a monito dei rivali.
Una terminologia analoga, che pone lo stemma (Wappen) in relazione all'arme (Waffen), è presente anche nell'araldista Otto Hupp, e ripreso nel 1926-1927 dalla scrittrice ebreo-tedesca Gertrud Kolmar ad indicare che il vincitore "arruolava sotto le armi" le città soggiogate, la coscrizione in segno di continuità ideale fra l'antico impero romano e l'impero di Prussia.
Se l'araldica italiana è storicamente ai francesi con la mediazione del Piemonte, è pur vero che fra i Savoia, principale casata piemontese, già dall'XI secolo Amedeo I e Oddone poterono fregiare il proprio stemma araldico con l'aquila nera monocipite raffigurata nello stemma imperiale prussiano, tracciando in questo modo un legame storico che derivava dal matrimonio politico di Berta con Enrico IV, piuttosto che da operazioni belliche di conquista. Il passaggio di consegne compiuto in "tempo di pace" fra i due stemmi, riguarda una parte dello scudo piuttosto che i punti dell'arme del carico.[nonchiaro]
L'arme identifica l'elemento distintivo di una persona, o di un ente, un'associazione, un'unità militare, e associa allo stemma anche gli ornamenti esteriori indicativi di titolo, qualifiche, funzione, grado e meriti del relativo titolare. Si tratta di un elemento grafico che consente, in prima approssimazione, di richiamare alla mente, con immediatezza e precisione, una persona, un gruppo sociale, un territorio. Coerente con questa definizione di "arme", l'armoriale è una raccolta di stemmi completi di blasonatura (la lettura codificata dello stemma), titoli di spettanza e dimora.
Evoluzione
Il leone rampante simbolo di forza, è la figura più utilizzata nell'araldica
Nel tempo, il sistema araldico, che in origine era praticato senza alcuna normativa, passò ad una fase in cui alla pratica quotidiana si associava la formulazione di regole uniformi, l'adozione di un metodo di catalogazione e la creazione di tecniche di comunicazione che fossero applicabili ed efficienti in tempi in cui non esistevano strumenti di riproduzione visiva - salvo disegni e pitture - e gli archivi non potevano sfruttare la potenza dei computer.
Gli elementi da considerare erano:
la standardizzazione del supporto su cui rappresentare i simboli: in questo caso la soluzione che balzava subito in primo piano era quella di utilizzare lo scudo, a causa della sua diffusione, della resistenza e della forma abbastanza regolare e condivisa;
la necessità di evitare l'uso di colori simili con significati diversi, data anche la difficoltà di riprodurre precise tonalità di colore: questo impose l'uso di pochi colori ben distinti ed assolutamente non confondibili tra loro, i cosiddetti colori araldici (rosso, azzurro, nero, verde e porpora), cui si aggiungevano solo i colori della superficie metallica dello scudo (argento e oro); poco dopo a questi si aggiunsero le pellicce che traevano origine dall'uso di decorare lo scudo con strisce di pelliccia animale e tra queste si imposero rapidamente l'ermellino ed il vaio;
la utilità di disporre di descrizioni che fossero semplici, univoche, sintetiche e potessero quindi essere di facile riproduzione e diffusione nel mondo degli araldi;
la opportunità che i simboli individuali rimanessero inalterati nel tempo e fossero perciò utilizzabili come strumenti di identificazione al pari dei nomi, e addirittura più efficaci degli stessi perché meno soggetti al fenomeno della ripetizione e indipendenti dalla preparazione culturale degli osservatori, molti dei quali avevano un livello di istruzione che difficilmente arrivava ai vertici della lettura o, addirittura, della scrittura.
Codifica
L'evoluzione accennata portò alla istituzione, da parte di vari sovrani, di collegi araldici che assunsero il compito di catalogare tutti gli stemmi esistenti nella struttura sociale cui appartenevano, di regolarne l'uso, di concederne ed autorizzarne di nuovi, adottando una serie di regole alquanto rigide ma diffuse ed accettate praticamente su tutto il territorio continentale europeo.
Le regole avevano come obiettivi principali:
le norme per il riconoscimento degli stemmi esistenti e la concessione dei nuovi (lettere patenti, diplomi, bolle, ecc);
il linguaggio da impiegare per la descrizione degli stemmi e la loro comunicazione a distanza;
i vincoli da porre nella fase di ideazione o modifica degli stemmi, evitando o regolamentando l'uso di elementi araldici ormai collegati a particolari individui o entità e che potessero costituire collegamenti logici, ma non reali, fra i titolari dei vari stemmi.
Si è visto come, in origine, gli stemmi fossero impiegati come simboli distintivi di condottieri militari o cavalieri. Col tempo divennero elemento distintivo di tutti coloro che avessero, o ritenessero di avere, motivi per distinguersi dagli altri. Quando poi l'uso degli stemmi venne regolamentato dal sovrano, questi divennero praticamente coincidenti con i titoli di nobiltà; solo molto più tardi iniziò la pratica di concedere stemmi anche a enti, istituzioni ed individui non appartenenti alla nobiltà locale.
Nel frattempo la codificazione in atto portò alla strutturazione degli elementi pertinenti all'uso degli stemmi. Pur tenendo conto della notevole variabilità tra le interpretazioni dei vari studiosi possiamo distinguere le seguenti voci:
stemma: simbolo grafico utilizzabile come elemento distintivo individuale e rappresentato su uno scudo;
arma: insegna costituita da uno stemma corredato da una serie di ornamenti esteriori aventi lo scopo di evidenziare il grado di nobiltà, le funzioni, il rango del titolare (mantello, elmo, corona, supporti, ecc);
blasonatura: descrizione di uno stemma, o di un'arma, fatta secondo regole organiche riconosciute.
Basandoci sulle definizioni date, possiamo ora distinguere i vari tipi di raccolte araldiche:
armoriali: raccolte di stemmi ed armi, corredati delle relative descrizioni.
Il disuso
Il fatto che la maggior parte degli stemmi fosse riconducibile alla nobiltà, che i collegi araldici fossero istituiti e coordinati dai sovrani, che il linguaggio araldico fosse tendenzialmente aulico e sempre più lontano dal parlare comune, fece sì che nell'opinione pubblica si tendesse a far coincidere l'araldica con la nobiltà, anche quando questo non era più vero. L'evoluzione storica che in molti stati ha condotto alla fine delle monarchie, ha solitamente portato anche alla soppressione dell'istituto nobiliare: la citata coincidenza, percepita dalle popolazioni, tra nobiltà e araldica ha quasi sempre condotto alla convinzione che l'araldica stessa dovesse scomparire o che, comunque, fosse argomento per nostalgici cultori dei tempi andati e non un argomento di studio e conoscenza, di notevole supporto agli studi storici.
Stemmi e loghi
Forme
Anche se l'uso degli stemmi è stato col tempo confinato in settori marginali della vita quotidiana, l'esigenza del riconoscimento visivo - innegabilmente più immediato e di maggiore impatto rispetto alla lettura di una scritta o di un nome - è attualmente sempre più soddisfatta dall'uso dei loghi (o griffe). Chi indossa un capo di vestiario marcato con il logo del creatore o del produttore, in effetti ha un comportamento simile a quello di coloro che, in passato, aderivano ad un ordine cavalleresco solo per potersi fregiare dello stemma e delle insegne relativi e non per intimo convincimento ed impegno. L'unica differenza è che l'adesione ad un ordine poteva essere rifiutata, mentre nessun creatore di griffe rifiuta l'ostentazione del suo logo, anzi la sollecita.
La vera differenza tra stemmi e loghi è che questi ultimi hanno un aspetto assolutamente immodificabile sia come disegno che come colori, mentre i primi possono assumere un aspetto estremamente variabile, in funzione dell'epoca, delle capacità artistiche del disegnatore o del gusto del committente.
Classificazione
Quando gli araldisti si occuparono di ordinare e dividere il complesso argomento della scienza araldica, idearono anche un'articolata suddivisione delle armi distinguendole in:
armi arbitrarie, quelle prese da alcuni, di oscura origine, per capriccio e non per merito o legale concessione
armi assuntive, quelle che assumeva per diritto chi, pur non avendo armi proprie per nascita, aveva compiuto una grande impresa come quella di far prigioniero, in guerra giusta, un Principe o un Nobile e con tale gesta acquistava lo jus, per sé e per i suoi eredi, di portare lo scudo del prigioniero
armi caricate, quelle alle quali furono aggiunte alcune pezze per celebrare un illustre avvenimento o per concessione
armi di adozione, quelle assunte dall'erede di una casata insieme con l'aggiunta del cognome
armi di alleanza, degli scudi partiti, interzati, inquartati, con quelli di altre famiglie, per matrimonio, ecc. restando sempre l'arma primitiva nel primo quarto, nella prima partitura di destra, in quella del capo o sul tutto
armi di appannaggio, prese dai figli dei re di Francia e dai principi di sangue reale che prendono i gigli con diverse brisure, secondo gli appannaggi (Angiò, Orleans, ecc.)
armi di comunità, quelle delle repubbliche, delle città, dei comuni, delle province, dei castelli, ecc.
armi di concessione, quelle concesse da sovrani per meriti personali e particolari servigi in aggiunta a quelle originali della famiglia
armi di dignità, quelle inerenti alla carica o l'ufficio esercitato (armi ecclesiastiche, militari e civili)
Lo stemma di Ceuta, oggi spagnola, porta i cinque scudetti del Portogallo cui è appartenuta dal 1415 al 1640
armi di dominio o di feudo o di sovranità, derivate da feudi o da domini
armi diffamate o scaricate, quelle che portano l'intero scudo riversato o nel primo un altro scudo rovesciato a testimonianza di fellonia o di totale soppressione dell'onore; o quelle alle quali fu tolta qualche figura onorifica o porzione per castigarne il possessore. Così Giovanni d'Avesnes, avendo ingiuriato sua madre, Margherita di Fiandra, alla presenza del re San Luigi, fu condannato a portare nell'arme il leone nato morto senza lingua, senza unghie e senza coda
armi d'inchiesta o di ricerca, quelle fatte contro le regole del blasone, errate ma non false
armi d'origine, quelle portate da certe famiglie per indicare l'origine reale
armi di padronanza, secondo alcuni quelle aggiunte a città di altra città per indicare esser l'una all'altra soggetta; di papi aggiunte a quelle dei cardinali o arcivescovi in segno di sottomissione; secondo altri, forse più propriamente, si dovrebbero definire tali le armi — appartenenti ad una terra, castello o altro dominio — che si aggiungono alle proprie per dimostrare la padronanza su tale terra; prendendo per buona tale accezione, le armi precedentemente descritte dovrebbero più opportunamente essere definite di dipendenza
armi di parentela o di parentado, quelle composte di quarti di più case che si aggiungono all'arme propria che viene posta nel centro dello scudo allo scopo di far conoscere le parentele incontrate coi matrimoni o per dare le prove dei quarti di nobiltà per i cavalieri aspiranti ad ordini supremi
armi di pretensione, quelle assunte o aggiunte di certi feudi o domini sui quali si accampa qualche diritto; tra gli esempi più noti di tale genere di armi, si possono citare il primo quarto delle grandi armi dei Savoia (oggi portate dai due primi reggimenti granatieri dell'Esercito italiano), nel quale compaiono le armi di Gerusalemme (d'argento, alla croce potenziata, accantonata da quattro crocette, il tutto d'oro),Lusignano (fasciato d'argento e d'azzurro di dieci pezzi, al leone attraversante di rosso, armato, lampassato e coronato d'oro), Armenia (d'oro, al leone di rosso, armato e coronato d'argento, lampassato d'azzurro) e Lussemburgo (d'argento, al leone di rosso, con la coda bifida, decussata e ridecussata), e l'arma di Francia (d'azzurro, a tre gigli d'oro) che fu presente nello stemma reale del Regno Unito dal 1328 al 1801 a evidenziare le pretese avanzate dai sovrani di Inghilterra sul regno di Francia
armi di sostituzione, quelle assunte e già appartenute ad una famiglia che si è estinta
armi di successione, quelle dei regni trasmissibili ai principi ereditari
armi d'unione, quelle riunite di più domini o sovranità
armi gentilizie o delle famiglie, quelle ordinarie delle nobili case
Arma parlante della famiglia Ciciarelli detto Cicerello
armi parlanti o cantanti o cifrate o agalmoniche o alludenti, quelle alludenti al nome di chi le porta. Fra queste meno nobili sono quelle che furono generate dal cognome; assai più nobili quelle che generarono il cognome. Queste sono dette parlanti. Si dicono simbolico-parlanti quelle, allusive al cognome, ma assunte per gloriose imprese.
armi piane o pure o piene, quelle composte di un solo smalto
armi semplici, quelle che contengono una sola arma
armi composte, quelle che contengono varie armi riunite
armi sociali, quelle delle chiese, compagnie ecclesiastiche, capitoli, ordini religiosi, collegi, accademie ed altri istituti, le quali non sono segni di nobiltà ma di sola distinzione
armi vere e legittime, quelle composte secondo le leggi del blasone e dell'arte araldica.
↑(EN) Coats of arms, su cotlandspeople.gov.uk. URL consultato l'11 maggio 2018 (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2020).
«Coats of arms were originally used for military purposes and consisted of an actual coat bearing a distinctive design which was worn over a suit of armour. .[..] Most personal coats of arms consist of a shield, helmet, crest and motto.»
«attestano l'antichità della stretta dipendenza della terminologia araldica italo-piemontese da quella francese»
↑S. Stocchi, La nascita del Secondo Reich, su rivistaetnie.com, 16 aprile 2016. URL consultato l'11 maggio 2018 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2018).
«Come i Savoia non erano sardi, gli Hohenzollern non erano tedeschi»
↑Armi e stemmi, su armoriale.it. URL consultato l'11 maggio 2018.
↑Il Grande Armoriale Italiano, su consiglioaraldico.it. URL consultato l'11 maggio 2018 (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2021).