
I Bottigella furono un'antica e illustre casata di Pavia, stimata tra le più nobili della città, e che, specie nei secoli tra il XIV e il XVIII, espresse notevoli personalità in campo religioso, amministrativo e giuridico, contribuendo altresì con importanti commissioni all'architettura e alle belle arti. Esercitarono anche la signoria feudale su diversi luoghi del circondario.
Fin dal XII secolo, i Bottigella sono documentati tra i casati dell'aristocrazia consolare che deteneva allora il potere a Pavia. Detentori di vasti beni e castelli in particolare nell'Oltrepò Pavese, aderirono nella seconda metà del Duecento alla fazione Guelfa. Anche se è citata tra le famiglie più antiche di Pavia, non ebbe un ruolo di rilievo nelle lotte civili che contrapposero le maggiori casate cittadine tra il XIII e il XIV secolo. Non particolarmente legati ai Beccaria, che tra il 1315 e il 1356 esercitarono una sorta di "signoria velata" su Pavia, intorno alla metà del Trecento strinsero rapporti con i Visconti, tanto che alcuni membri del casato servirono sia l'arcivescovo Giovanni Visconti, sia Bernabò Visconti come cavalieri mercenari. In quest'ultimo secolo cominciano ad apparire, senza un preciso legame genealogico, i primi personaggi importanti, tra cui in particolare:
Nel frattempo la famiglia, già divisa in più rami, si arricchisce con il commercio del guado (un colorante per le stoffe) e con il possesso fondiario: ha vasti possedimenti a Calvignano nell'Oltrepò Pavese e, nella stessa zona, ottiene in feudo o enfiteusi da importanti istituzioni religiose pavesi (in particolare il Monastero di San Salvatore, cui saranno sempre molto legati) vastissimi beni nella corte di Corana (comprendenti anche Silvano Pietra, allora detto Silvano Bottigella e Bastida de' Dossi) e nei vicini territori di Casei e Voghera.

Nella prima metà del Quattrocento appaiono i quattro fratelli, figli di Corradino di Bertolello, da cui discesero i rami più importanti della casata.


Nel XVI secolo, morto senza figli (1507) Filippo di Giovanni Matteo, feudatario di Calvignano, Cameriano, Corana e Bastida de' Dossi, per testamento chiamò suoi eredi i due giovani figli del cugino Giovanni Durone di Corradino, Pietro Francesco e Ottaviano. Nei decenni seguenti essi divisero i loro beni: a Ottaviano toccarono Cameriano e Corana, a Pietro Francesco Calvignano e Bastida. La linea di Ottaviano si estinse in un paio di generazioni con Raimondo (1664), e il feudo di Cameriano fu confiscato; Corana, che era sotto l'alta sovranità del monastero del Salvatore, passò alla linea di Pietro Francesco, rappresentata allora da un Giovanni Battista. Morendo però a sua volta senza eredi il figlio di questi, Giovanni Durone, si estinse definitivamente nel 1690 il ramo signorile della casata.
Rimanevano comunque a Pavia e altrove diversi Bottigella di agiata condizione. Si ricordano il senatore ducale Filippo Bottigella, che nel 1503 fece realizzare una villa suburbana nella campagna orientale di Pavia, il Belvedere, e soprattutto Baldassarre che, verso la fine del XVIII secolo acquistò il maestoso palazzo già Beccaria e Carminali, in Corso Cavour, da allora detto Palazzo Carminali Bottigella, in cui raccolse le memorie della famiglia, specialmente opere d'arte, di cui la più celebre è la Pala Bottigella di Vincenzo Foppa, commissionata da Giovanni Matteo Bottigella, che fino ad allora era rimasta nella cappella di famiglia presso la chiesa di San Tommaso, proprio allora soppressa. I suoi discendenti la donarono poi al Comune, e si trova oggi nella Pinacoteca civica.
L'ultimo dei Bottigella di Pavia, Baldassarre, si spense il 17 marzo 1886:
Buona parte dei documenti della famiglia sono conservati nell'archivio Storico Civico di Pavia e nell'archivio di Stato di Pavia.