Braccio

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Muscolatura anteriore superficiale del braccio

Il braccio è la porzione natale dell'arto superiore compresa fra le articolazioni della spalla e del corrispondente gomito. Nel linguaggio comune, il termine è usato come sineddoche per indicare ciascuno degli arti superiori umani nella parte compresa tra spalla e mano.

Ossa

Scheletro dell'arto superiore e del cingolo scapolare. Bernardino Genga, Anatomia per Uso et Intelligenza del Disegno, 1691.

Omero

Lo stesso argomento in dettaglio: Omero (anatomia).

L'omero è l'osso più lungo, largo e robusto dell'arto superiore. È un tipico osso lungo, con una diafisi centrale allungata e due espansioni distali, le epifisi. Si articola prossimalmente con la cavità glenoidea della scapola, formando un'enartrosi che è in assoluto l'articolazione più mobile di tutto il corpo umano e distalmente, tramite il suo condilo laterale, con il radio e tramite la troclea con l'incisura trocleare dell'ulna.

Epifisi prossimale

La sua epifisi prossimale è costituita dalla testa, dal collo e da due tubercoli, maggiore e minore. La testa dell'omero costituisce poco meno della metà di uno sferoide, presenta una superficie levigata ed in vivo è ricoperta da uno strato di cartilagine ialina, più spesso al centro che ai lati. In posizione anatomica la testa guarda superiormente, medialmente e posteriormente, in questo caso la cavità glenoidea della scapola guarda antero-lateralmente. Il collo anatomico dell'omero è il leggero restringimento posteriore alla testa e anteriormente segna il limite d'inserzione della capsula articolare dell'articolazione gleno-omerale, medialmente invece la capsula può estendersi inferiormente sulla diafisi per un centimetro. Il tubercolo minore sporge anteriormente presso l'epifisi dell'omero ed appena posteriormente al collo anatomico dell'osso, forma il margine mediale del solco intertubercolare. Il tubercolo maggiore sporge lateralmente dall'epifisi dell'omero e ne costituisce tutta la porzione laterale, la sua parete mediale forma il margine laterale del solco intertubercolare. Entrambi i tubercoli sono importanti siti di inserzione muscolare. Presso il collo dell'omero e il tubercolo maggiore sono numerosi i fori vascolari.

Diafisi

La diafisi dell'omero è cilindrica in sezione nella parte prossimale e assume la forma di un triangolo ad angoli smussi distalmente dove risulta più appiattita in senso antero-posteriore, possiede inoltre tre margini (anteriore, mediale e laterale) e tre facce (antero-mediale, antero-laterale e posteriore). Il margine anteriore discende dal tubercolo maggiore, contribuisce a delineare il tubercolo deltoideo ed è più marcato ed affilato nella porzione prossimale della diafisi mentre diviene smussato distalmente. Il margine laterale è poco distinguibile nella porzione prossimale della diafisi, ma inferiormente si ispessisce in un bordo affilato che discende sopra l'epicondilo laterale costituendo la cresta sopracondiloidea laterale. Il margine mediale è indistinto superiormente, nella sua porzione media è attraversato dal solco radiale (detto anche solco spirale) che decorre dalla faccia posteriore dell'omero discendendo inferiormente e lateralmente, portandosi alla faccia anteriore nella porzione distale dell'osso (da qui il suo nome alternativo). La faccia antero-laterale non presenta caratteristiche morfologiche di rilievo se non nella porzione media il tubercolo deltoideo su cui si inserisce il deltoide. La faccia antero-mediale è delimitata dai margini anteriore e mediale e in essa decorre il solco intertubercolare, ma il resto della superficie è levigato. All'incirca alla metà di questa faccia vi è il foro nutritizio principale dell'omero. La faccia posteriore è la più estesa delle tre, vi decorre per gran parte della sua lunghezza il solco radiale, su cui decorre il nervo radiale.

Epifisi distale

L'estremità distale dell'omero è più estesa trasversalmente e le sue porzioni articolari, cioè la troclea per l'ulna e il capitello per il radio, sono curve anteriormente, mentre due espansioni giacciono lungo l'asse della diafisi dell'osso e sono l'epicondilo mediale e l'epicondilo laterale. Il capitello, diviso dalla troclea da un solco e laterale a questa, è una protuberanza di forma arrotondata, dunque convessa, che si estende anteriormente ed inferiormente ma non posteriormente e si articola con la testa del radio. La troclea è una sporgenza a forma di carrucola che costituisce la porzione mediale del condilo modificato dell'omero, si estende anteriormente, inferiormente e posteriormente. L'epicondilo mediale è posto medialmente alla troclea ed è una sporgenza smussata su cui termine la cresta sopracondiloidea mediale, mentre nell'epicondilo laterale termina la cresta sopracondiloidea laterale. Entrambi gli epicondili sono facilmente palpabili e sporgenti e sono i siti d'origine delle fibre dei muscoli flessori dell'avambraccio (mediale) ed estensori dell'avambraccio (laterale). Sopra la porzione articolare del condilo distale dell'omero sono presenti due fosse dalla forma a goccia o a pera, la fossa coronoidea, posta sopra la troclea, e la fossa radiale, posta sopra il capitello. Nella flessione del gomito il processo coronoideo dell'ulna si inserisce nella fossa coronoidea mentre la testa del radio nella fossa radiale. Sulla faccia posteriore del condilo si trova la fossa olecranica, più profonda ed estesa delle due precedenti, di forma tondeggiante, che accoglie l'olecrano dell'ulna. Tra la troclea e l'epicondilo mediale è distinguibile un solco dove decorre il nervo ulnare.

Radio

Lo stesso argomento in dettaglio: Radio (anatomia).

Ulna

Lo stesso argomento in dettaglio: Ulna.

Muscoli

I muscoli principali del braccio sono il bicipite brachiale, il brachiale, il coracobrachiale e il tricipite. Tre altri muscoli sono considerati come parzialmente appartenenti al braccio, ovvero il deltoide, il brachioradiale e l'anconeo. Di questi il bicipite e il tricipite agiscono sia sull'articolazione della spalla che sul gomito, mentre il brachiale e l'anconeo agiscono solo sul gomito e il coracobrachiale solo sulla spalla.

Fasce

Gli strati fasciali più importanti del braccio sono la fascia profonda del braccio, il setto intermuscolare laterale e il setto intermuscolare mediale.

Arterie

Lo stesso argomento in dettaglio: Arteria brachiale.
Vascolarizzazione del braccio

Le arterie del braccio sono l'arteria brachiale, l'arteria brachiale profonda, le arterie circonflesse anteriore e posteriore dell'omero, le arterie collaterali ulnari superiore ed inferiore, l'arteria nutritizia dell'omero, l'arteria collaterale media e l'arteria collaterale radiale.

Vene

Lo stesso argomento in dettaglio: Vena cefalica.

Sono quattro le vene più importanti del braccio: la vena basilica, la vena cefalica e le due vene satelliti dell'arteria brachiale (o vene brachiali).

Sistema linfatico

I vasi linfatici del braccio sono distinti in profondi e superficiali. I vasi linfatici profondi seguono a grandi linee il decorso delle arterie mentre quelli superficiali seguono il decorso delle vene. I linfatici provenienti dalla mano e dall'avambraccio possono drenare nei linfonodi cubitali o sopratrocleari, generalmente tre, posti nella fossa cubitale. I restanti vasi linfatici e quelli in uscita dai linfonodi cubitali drenano generalmente nei 4-6 linfonodi ascellari laterali (quelli che seguono la vena basilica) o nel linfonodo deltoideo-pettorale (quelli che decorrono insieme alla vena cefalica).

Innervazione

Lo stesso argomento in dettaglio: Nervo mediano, Nervo radiale, Nervo ulnare e Nervo muscolocutaneo.
Innervazione sensitiva del braccio

I nervi del braccio derivano tutti dal plesso brachiale e sono il nervo mediano, il nervo muscolocutaneo, il nervo ulnare, il nervo radiale e i suoi rami, il nervo cutaneo mediale del braccio e il nervo cutaneo mediale dell'avambraccio.

Braccio robotico

L'Università della California - San Francisco, col contributo pubblico del National Institute of Health, è riuscita a realizzare la prima protesi di un braccio meccanico che è stato guidato da degli elettrodi posizionati nel cervello per il tempo record di 7 mesi, laddove le precedenti applicazioni erano riuscite a decifrare gli impulsi elettrici neuronali solo per pochi giorni.

La plasticità e capacità di adattamento del cervello è tale che i neuroni cambiano conformazione continuamente, anche dopo pochi giorni. Tale problema è stato risolto grazie all'uso dell'intelligenza artificiale per interpretare gli impulsi elettrici rilevati dagli elettrodi posti sulla superficie del cervello. Essa è abile a trovare tanti significati in mezzo a un elevato numero di variabili apparentemente senza controllo.

Note

  1. ↑ braccio, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ↑ (EN) Nikhilesh Natraj, Sarah Seko e Reza Abiri, Sampling representational plasticity of simple imagined movements across days enables long-term neuroprosthetic control, in Cell, vol. 188, n. 5, 6 marzo 2025, pp. 1208–1225.e32, DOI:10.1016/j.cell.2025.02.001. URL consultato il 14 marzo 2025.
  3. ↑ (EN) Electrically stimulating the brain may restore movement after stroke, su University of California, 20 giugno 2018. URL consultato il 14 marzo 2025.
  4. ↑ Il braccio robotico risponde alla forza del pensiero. Un uomo colpito da un ictus torna a muoversi, su la Repubblica, 9 marzo 2025. URL consultato il 14 marzo 2025.
  5. ↑ (EN) Paralysed man moves robotic arm with his thoughts, su The Independent, 7 marzo 2025. URL consultato il 14 marzo 2025.

Bibliografia

Voci correlate

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