
Bravlin (forse in cirillico Бравлин; ... – fl. VIII secolo ?) fu un ipotetico principe rus' che presumibilmente devastò l'intera Crimea bizantina da Kerč a Sugdea negli ultimi anni dell'VIII secolo, ma che, secondo l'agiografia dedicata alla vita di santo Stefano di Sugdea, rimase paralizzato assieme al suo seguito quando entrò nella chiesa del santo.
La sua campagna in Crimea è menzionata in una sola fonte, la versione russa della Vita di Santo Stefano di Sugdea (Stefano di Surož in russo), risalente forse provvisoriamente al XV o XVI secolo. Vasilij Vasilievskij, che fu il primo a pubblicare questo manoscritto nel XIX secolo, ipotizzò che il nucleo della narrazione potesse risalire all'Alto Medioevo, riflettendo un'eco molto vaga e deformata della conversione di Vladimiro I di Kiev (r. 978-1015) e del suo matrimonio con Anna Porfirogenita (r. 989-1011 circa).
L'agiografia originale e le tradizioni manoscritte di epoca successiva non riportano il nome di Bravlin in modo univoco, così come quello della moglie Anna non compare in tutte le versioni. Come alternativa del nome del principe rientrano «Bravalin» e «branliv», che non è nemmeno un nome proprio ma un aggettivo, il cui significato è "litigioso". Tra gli storici che considerano Bravlin una figura storica, lo studioso Nikolaj Beljaev ha tentato di rintracciare nel suo nome fantasioso un'allusione alla battaglia del Brávellir (770). In ogni caso, il nome Bravlin è ovviamente di origine non slava e può essere attribuito solo ai Vichinghi che a quel tempo rappresentavano un peso importante nelle antiche terre slave. Ancor più grave è la menzione di Novgorod come sua città di provenienza alla fine dell'VIII secolo, giudicata storicamente impossibile e probabilmente frutto di interpolazioni tarde. L'agiografia specifica che l'attacco rus' a Sugdaea sarebbe avvenuto «entro pochi anni» dalla morte del santo, benché non venga compiuto affatto un qualche riferimento cronologico. Le ipotesi degli studiosi hanno ristretto il cerchio al 790 circa o, più tardi, al primo quarto del IX secolo. Ad ogni modo, anche altri studiosi come Constantine Zuckerman hanno sostenuto che l'agiografia possa al massimo avere un valore filologico e non funzionale da un punto di vista storico.