| Breolungi frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°25′47.35″N 7°47′33.9″E |
| Abitanti | 461 |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 12084 |
| Prefisso | 0174 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa) |
| Patrono | Maria Vergine Assunta San Gottardo |
| Giorno festivo | 5 maggio |
| Cartografia | |
Breolungi è una frazione del comune di Mondovì, in provincia di Cuneo. Distante 5 km da Mondovì, vanta edifici di patrimonio storico che testimoniano la rilevanza della frazione nei periodi medievale, come la pieve di Santa Maria in Bredolo, e barocco, come la cappella della Fusentà. Dal punto di vista amministrativo e strettamente formale, la popolazione della frazione è di circa 461 abitanti.
Le origini di Breolungi risalgono a un antico insediamento ligure dei Bagienni denominato Brigidorum, situato strategicamente presso un guado del fiume Pesio e conquistato dai Romani nel II secolo a.C. Con la caduta dell'impero e l'arrivo dei Longobardi, il centro, noto come Bredulum, acquisì una notevole rilevanza amministrativa diventando capoluogo di un'ampia contea (comitato) sotto il dominio carolingio. In questo periodo, il territorio fu riorganizzato attorno a un castello e a un'importante pieve dedicata a Santa Maria, che tra il X e l'XI secolo divenne uno dei principali centri religiosi del Piemonte meridionale, nonostante le incursioni di Ungari e Saraceni e il passaggio del potere feudale alla stirpe franca degli Alinei (o Robaldini).
Il declino del nucleo originario iniziò nel XIII secolo con la fondazione di Mondovì, verso la quale confluirono progressivamente gli abitanti di Bredolo insieme alle popolazioni delle località vicine. Gli emigrati fondarono nel nuovo centro urbano una chiesa omonima (Santa Maria Nova) in un quartiere che prese il nome di Breo. Di conseguenza, l'antica pieve e la curtis originaria, ormai spopolate e distanti dalla nuova realtà cittadina, assunsero il nome di Breolungi (da Breo longe), a indicare la loro posizione geografica "lontana" dal nuovo cuore pulsante della vita civile e religiosa del territorio monregalese.

Con i secoli, la perdita di rilevanza del nucleo di Bredolo o Breolungi rispetto alle località vicine continuò ad accentuarsi, al punto che verso la fine del XVIII secolo, con l'arrivo delle truppe di Napoleone nella regione, l'attuale frazione figurava nelle mappe non più con il proprio nome, bensì come "Dardanelli". Tale denominazione faceva riferimento a un'antica famiglia locale che possedeva in quel luogo una dimora signorile e una cappella vicina sotto il proprio patronato.
Nonostante la continuità storica della popolazione rurale dell'attuale frazione di Breolungi, la rinascita del suo nucleo civico può essere datata 4 marzo 1843, giorno in cui fu ricostituita la parrocchia di Santa Maria in Bredolo da parte del vescovo di Mondovì, Mons. Ghilardi, retta da un prevosto.
Verso l'inizio del XX secolo risiedevano a Breolungi 110 famiglie, delle quali circa 75 possedevano meno di cinque giornate di terreno ciascuna, e solo alcune poche possedevano 20 giornate o più, il che garantiva loro una situazione patrimoniale più agiata: gli Airaldi, i Blengino, i Dadone, i Gastaldi, i Lubatti, i Dardanelli, i Bruno, i Grosso, i Tebaldo, i Gianolio e i baroni Ketteler.
Nella seconda metà del Novecento, la popolazione della frazione iniziò a diminuire a causa della crisi tipica delle zone rurali, con la conseguente spinta all'inurbamento dei suoi abitanti, stabilitisi principalmente nel centro urbano di Mondovì.
La pieve di Santa Maria in Bredolo, le cui origini si intrecciano con l'evangelizzazione del monregalese, è stata per secoli il cuore spirituale e amministrativo dell'antico contado di Bredolo. Sebbene il nucleo originario abbia perso centralità nel XIII secolo, la parrocchia fu solennemente ricostituita nel 1843 dal vescovo Giovanni Tommaso Ghilardi, segnando una rinascita del nucleo civico di Breolungi. Architettonicamente, l'edificio conserva una solenne struttura che funge da custode della memoria storica locale, ospitando ancora oggi importanti celebrazioni comunitarie, come la festa del patrono san Gottardo di Hildesheim, e conservando testimonianze del profondo legame tra la popolazione rurale e le antiche tradizioni del territorio.

Costruito verso la fine del XVII secolo dalla famiglia Fontana, fu ricostruito nel 1720 per iniziativa di Giovanni Giacomo Fontana, marchese di Cravanzana. Fu successivamente ereditato dai baroni Ketteler, parenti dei Fontana di Cravanzana. All’inizio del XX secolo il palazzo passò alla famiglia Dardanelli, che nel 1957 lo donò per la creazione di un ente benefico con sede nei locali dell’edificio. Oggi è la sede della "Casa benefica Giovanna Roatta ved. Dardanelli".
La cappella della Fusenta, ufficialmente dedicata alla Madonna della Neve, è un edificio di culto sussidiario che testimonia la stratificazione storica e devozionale della frazione. Sebbene l'attuale struttura barocca con pronao neoclassico risalga al 1651 — eretta dalla famiglia Dardanelli su un precedente oratorio — il sito è celebre per ospitare un pregevole ciclo di affreschi tardo-gotici della prima metà del XVI secolo. Le pitture interne ed esterne, che includono un'Annunciazione in facciata e una Madonna in trono con santi nel presbiterio, riflettono l'importanza della cappella come punto di sosta per i pellegrini e centro di protezione per la vita rurale.
