Il bruno di mummia fu un pigmento pittorico, utilizzato dal XVIII fino al XIX secolo. Il bruno di mummia era di tipo bituminoso e, come suggerisce il nome, si ricavava dai cadaveri macinati di mummie egizie. Il bruno di mummia decadde in seguito alla riduzione di forniture di mummie e l'insoddisfazione degli artisti in merito alle prestazioni del pigmento in quanto poco fine e duraturo.

Prima che il bruno di mummia fosse utilizzato come pigmento, le mummie egiziane erano note per le loro presunte proprietà medicinali. Le persone utilizzavano materiali derivati dalle mummie per trattare una vasta gamma di disturbi medici, dai mal di denti alla dissenteria.
Nel XVI e XVII secolo si iniziò a produrre un pigmento dalla carne di mummie umane e feline, egizie o guanche, macinata e a volte mescolata con pece bianca e mirra. La prima testimonianza nota dell'uso del bruno di mummia risale al 1712, quando un negozio di forniture per artisti parigino chiamato "À la momie" vendeva colori, vernici e polveri di mummia. Nel 1797, in un Compendium of Colors pubblicato a Londra, Benjamin West, presidente della Royal Academy of Arts, affermava che il marrone più pregiato, utilizzato come smalto «è la carne di mummia, le parti più carnose sono le migliori».
Il pigmento fu popolare dalla metà del XVIII al XIX secolo. Tuttavia, la domanda del bruno di mummia a volte superava la disponibilità di vere mummie egiziane. Ciò portò alla sostituzione occasionale delle mummie con cadaveri di persone in schiavitù o criminali. Una fonte del 1849 definisce il pigmento «piuttosto in voga».
Verso la fine del XIX secolo, il bruno di mummia cominciò a perdere in popolarità. Le forniture di mummie diminuirono e gli artisti furono meno soddisfatti della permanenza e della finitura del pigmento. Si dice che il preraffaellita Edward Burne-Jones avrebbe seppellito cerimoniosamente il suo tubetto di bruno di mummia nel suo giardino dopo aver scoperto le sue vere origini.
All'inizio del XX secolo, il bruno di mummia aveva in gran parte cessato di essere prodotto nella sua forma tradizionale a causa del continuo declino dell'offerta di mummie disponibili e di un significativo calo della domanda. e i fornitori cessarono di offrirlo a metà del ventesimo secolo.
Nel 1964, la rivista Time riportò che l'unico distributore del pigmento, il colorificio londinese C. Roberson, aveva esaurito le mummie qualche anno prima. Un tubetto di pigmento bruno di mummia acquistato da Roberson all'inizio del 1900 è oggi esposto presso la Forbes Pigment Collection presso gli Harvard Art Museums di Cambridge (Massachusetts).

Il marrone ricavato dalle mummie antiche è un pigmento marrone intenso, caldo e vivace. Il colore ha una tonalità intermedia tra la terra d'ombra naturale e la e terra d'ombra bruciata. Ha una buona trasparenza. Poteva essere utilizzato nella pittura a olio e nell'acquerello per velature, ombre, toni della pelle e sfumature.
L'equivalente moderno venduto come bruno di mummia' è composto da una miscela di caolino, quarzo, goethite ed ematite; l'ematite e la goethite (generalmente il 60% del contenuto) ne determinano il colore. Più ematite c'è, più il pigmento è rosso, le altre sostanze possono variarne l'opacità o il potere colorante. Il colore del bruno di mummia può variare dal giallo al rosso al viola scuro, quest'ultimo solitamente chiamato Viola di mummia.
Il bruno di mummia ha una scarsa permanenza ma se mescolato con colori ad olio, si asciuga e la sua tendenza a screpolarsi diminuisce. Tuttavia, la sua composizione e qualità sono estremamente variabili e, poiché conteneva ammoniaca e particelle di grasso, può inficiare la permanenza degli altri colori con cui entra in contatto.

Si ritiene che molti artisti, tra cui Eugene Delacroix, William Beechey, Edward Burne-Jones, Lawrence Alma-Tadema e Martin Drolling, abbiano utilizzato il bruno di mummia nelle loro tavolozze. Tuttavia, poche opere sono state analizzate per verificarne la presenza poiché il processo è distruttivo.
Alcuni dipinti menzionati in articoli e ricerche che si pensa siano stati dipinti con il bruno di mummia, in base alle loro caratteristiche visive sono: Last Sleep of Arthur in Avalon di Edward Burne-Jones, Interior of a Kitchen di Martin Drolling e La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix (stando alle fonti, Delacroix «si sapeva usasse un pigmento ricavato dalla mummia macinata».