
Il brunonianismo (o brownianesimo), noto anche come brownismo o sistema di medicina brunoniano, è una teoria medico-biologica sviluppata alla fine del XVIII secolo dal medico scozzese John Brown (1735–1788). Esposta per la prima volta nel trattato Elementa Medicinae del 1780, la dottrina considera la vita e la salute non come condizioni stabili e naturali, ma il prodotto di una costante stimolazione degli organi e dei tessuti viventi da parte di agenti esterni, senza i quali essi tenderebbero ad inerzia e deperimento.
Sebbene abbia riscosso scarso successo in Gran Bretagna, il brownianismo divenne una vera e propria corrente di riforma medica nell'Europa continentale tra il 1790 e il 1800, suscitando accesi dibattiti in Germania, Austria e Italia in epoca romantica.
Il nucleo centrale del brunonianismo si basa sul concetto neurofisiologico di eccitabilità (excitability), intesa come la proprietà intrinseca del corpo umano di reagire agli stimoli. Secondo Brown, lo stato di salute corrisponde a un livello medio ed equilibrato di eccitazione.

Il pregio del sistema di Brown consisteva nel fatto che, anziché classificare le malattie secondo una complessa nosologia, le riconduceva a un modello semplice e unificato, basato su deviazioni quantitative per eccesso o per difetto dalla suddetta norma, ossia:
In questo modello, la patologie sistemiche o diatesi si collocano lungo uno spettro tra questi due estremi.
Ad esempio, la mania veniva classificata come una malattia stenica (eccesso di stimoli), mentre la melanconia era considerata una patologia astenica (difetto di eccitabilità). La morte sopraggiungeva quando l'eccitabilità del corpo si azzerava, o al contrario veniva completamente esaurita da stimoli troppo violenti.
In tal modo, Brown riprendeva la teoria dell'irritabilità di Albrecht von Haller, ma dandole una connotazione vitalistica e più dinamica, anziché meramente iatromeccanica, rielaborando gli insegnamenti innovativi del suo istruttore William Cullen. Sono documentati inoltre gli influssi del galvanismo e del mesmerismo sull'opera di Brown.
Coerentemente con la teoria, la terapia browniana mirava a ripristinare l'equilibrio di una normale reazione agli stimoli attraverso il principio degli opposti:
Il sistema ottenne una vasta popolarità tra i medici praticanti dell'Europa continentale come alternativa alle terapie tradizionali dell'epoca, che stavano attraversando una profonda crisi, dovuta all'inadeguatezza di applicare le scienze esatte, come la fisica e la meccanica cartesiana, alle leggi organiche della vita.
La medicina settecentesca di matrice illuminista aveva infatti generato un enorme caos nel tentativo di catalogare le malattie in centinaia di classi, generi e specie, a imitazione della botanica, giungendo a tormentare i pazienti con trattamenti spossanti ed estremamente complessi basati sul principio galenico del contraria contrariis curantur per riequilibrare i fluidi umorali, ma restando priva di direzione e di orientamenti terapeutici chiari.
Il brownianismo trovò terreno fertile nella Germania romantica grazie al medico Andreas Röschlaub (1768–1835), che sviluppò la teoria dell'eccitabilità (Erregbarkeitstheorie), e ad Adalbert Marcus (1753–1816), direttore dell'ospedale di Bamberga, che la applicò clinicamente.
La dottrina si adattava profondamente alla filosofia della natura dell'idealismo tedesco, o Naturphilosophie, affascinando pensatori come Friedrich Schelling, Novalis e l'ultimo Kant.
La contrapposizione tra i sostenitori del sistema e i suoi critici, tra cui Christoph Wilhelm Hufeland, August Gottlieb Richter, e Samuel Hahnemann, fu però talmente aspra che nel 1802 l'Università di Gottinga fu teatro di violenti scontri di piazza tra opposte fazioni di studenti, sedati solo dall'intervento della cavalleria hannoveriana.
Altri sostenitori furono Friedrich Wilhelm von Hoven (1759–1838), l'illuminista Melchior Adam Weikard (1742–1803), e infine lo stesso Hufeland (1762–1836) che giunse a ritenere il brownismo compatibile col suo tradizionale vitalismo in una sorta di eclettismo medico, assimilando l'eccitabilità a un'espressione della Lebenskraft («forza vitale»).
Friedrich Schelling (1775–1854) vide nella medicina brunoniana il paradigma scientifico contemporaneo più adatto a sviluppare la sua filosofia della natura. Essa infatti presentava la vita non come una struttura statica, ma come una forza dinamica e interattiva, costantemente alimentata dal rapporto tra l'organismo e gli stimoli esterni.
Inizialmente egli ne fraintese l'approccio considerandolo puramente meccanico, ma grazie ai contatti con Röschlaub ne colse gli aspetti dinamici, giungendo a scrivere nel suo Primo abbozzo di un sistema di filosofia della natura (1799):
Il brunonianismo fu inoltre l'elemento catalizzatore che portò Schelling a legarsi in matrimonio con Caroline Schlegel, dopo averla curata con questo metodo dopo una grave malattia nel 1800, senza però riuscire a salvare la figlia quindicenne di lei, Auguste. La morte di costei fu strumentalizzata dagli avversari della scienza romantica per attaccare il brunonianismo e la filosofia schellinghiana, portando allo sfaldamento del circolo di Jena, nonostante la presa di posizione di Goethe in loro difesa, e la storiografia successiva abbia dimostrato che nessun trattamento medico avrebbe potuto salvare Auguste da una dissenteria giunta ad uno stadio irreversibile.
Anche il poeta e filosofo Novalis (1772–1801) subì il fascino della teoria brunoniana, intravedendovi un parallelismo con la filosofia di Johann Gottlieb Fichte, assimilando il rapporto di polarità tra l'Io e il non-io alla relazione biologica tra organismo e ambiente.
Nei suoi Frammenti, egli applicò la dialettica browniana anche ai concetti del suo idealismo magico come la notte e la ragione:

L'Italia fu, insieme alla Germania, uno dei paesi europei in cui il brownianismo ottenne il successo più strepitoso e duraturo, trasformandosi in un terreno di scontro ideologico e politico negli anni delle repubbliche giacobine e dell'epopea napoleonica.
La penetrazione della dottrina avvenne principalmente attraverso l'Università di Pavia, all'epoca uno dei centri medici più rilevanti d'Europa, guidato da Giuseppe Frank (1771–1842). Questi nel 1795 scelse pioneristicamente di adottare come testo base per le sue lezioni gli Elementa Medicinae di John Brown, raccogliendone i risultati delle applicazioni nel saggio Ratio Instituti Clinici Ticinensis, contribuendo a fare della Lombardia il primo centro di diffusione del brunonianismo in Italia.
Tra gli altri principali promotori e adattatori del sistema in Italia si distinsero:
Nel clima romantico italiano il brownianismo assunse anche forti connotati politici e patriottici: i medici «novatori» e repubblicani (come lo stesso Rasori, che fu anche un attivo giacobino) abbracciarono il sistema di Brown come un simbolo di rottura rivoluzionaria contro la vecchia medicina accademica e dogmatica, considerata espressione dell'ancien régime.
Samuel Taylor Coleridge (1772–1834) fu tra gli intellettuali del Romanticismo inglese il principale sostenitore e ammiratore del brownianesimo. Cercando insieme al suo amico scienziato Thomas Beddoes un'alternativa alla biologia materialista e meccanicista, che riduceva l'uomo a un semplice ingranaggio inerte, egli trovò nell'eccitabilità un concetto in grado di sposarsi con la sua visione poetica della natura.
L'eccitabilità gli appariva infatti in grado di spiegare la stessa sensibilità artistica del genio romantico, costantemente stimolato dall'immaginazione e dai sentimenti, fluttuando tra gli stati di esaltazione creativa (stenia) e depressione esistenziale (astenia).
In Francia la teoria brunoniana, sebbene riadattata dal Rasori in direzione di un risalto dato al contro-stimolo, venne ripresa dal medico François Joseph Victor Broussais (1772–1838), che analogamente estremizzò l'uso dei salassi per abbassare l'energia corporea.