Butterfly Jam è un film del 2026 diretto da Kantemir Balagov, al suo esordio in un film in lingua inglese, e sceneggiato da quest'ultimo assieme alla scrittrice Marina Stepnova.
Nella comunità circassa di Newark, il sedicenne Temir, immigrato di seconda generazione, passa le giornate tra la palestra dove pratica lotta aspirando a un livello agonistico e il fallimentare ristorante etnico del padre Azik e della zia Zalja, il primo un genitore single e la seconda in procinto di diventarlo: Azik sogna ancora di risollevare le fortune della sua famiglia, ma è trascinato a fondo dall'amico Marat.
Le riprese sono durate quattro settimane, dall'aprile al maggio 2025, e si sono svolte interamente in Francia, nel dipartimento del Nord, tra i comuni di Zuydcoote, Dunkerque e Saint-Pol-sur-Mer.
Il film è stato presentato in anteprima il 14 maggio 2026 nella Quinzaine des Cinéastes del 79º Festival di Cannes.
The Hollywood Reporter ne ha scritto che «i personaggi, pur non mancando di spessore, sembrano esistere avulsi dal contesto. A mancare è quella ricchezza di dettagli che sarebbe dovuta derivare da una visione più ampia della comunità e dalle interazioni [...] al di fuori della cerchia familiare», lodando però le interpretazioni, in particolare quella della "poco sfruttata" Riley Keough, e la fotografia di Jomo Fray. Per Screen International, è un «mix disomogeneo di melodramma, eccentricità ed esuberanza virile» in cui si riesce «a malapena a cogliere, al di là dei riferimenti culinari e folcloristici, una qualche specificità della comunità circassa [...] tanto che potrebbe parlare di una qualsiasi comunità di immigrati negli Stati Uniti» e «le diverse trame e ambientazioni [...] non si intrecciano mai del tutto», tra «stacchi e salti temporali improvvisi» e «sbalzi di tono destabilizzanti [...] [la cui] intensità viene controbilanciata in modo inverosimile da tocchi quasi da realismo magico (il pellicano, una gag con diversi allarmi d'auto) e da un cameo malauguratamente lezioso» di Monica Bellucci. Secondo Variety, il «prodigioso talento formale» di Balagov è «fuori discussione», ma «se il film conosce i suoi personaggi come le sue tasche, la storia in cui li inserisce a volte si sviluppa con meno convinzione e credibilità».
In Italia, il film ha avuto un'accoglienza critica tiepida. Il critico cinematografico Aldo Spiniello su Sentieri Selvaggi assegna al film 3.4 stelle su 5 scrivendo che è "una storia 'forzata' di immigrazione e sradicamento, che rischia gli stereotipi e le esagerazioni kitsch, ma conferma il talento visivo del regista", mentre Elisa Battistini su Quinlan gli dà un voto di 6.5 con la motivazione che "il talento è fuori discussione, ma tra un rimando scorsesiano e un altro al James Gray degli esordi stavolta il lavoro colpisce meno in profondità".