Le cellule CAR-NK (cellule natural killer con recettori antigenici chimerici) sono una forma emergente di immunoterapia cellulare per il cancro. I ricercatori modificano geneticamente le cellule natural killer (NK), effettori dell'immunità innata, per esprimere recettori antigenici chimerici (CAR) che prendono di mira specifici antigeni associati al tumore. A differenza delle cellule CAR-T, le cellule CAR-NK offrono vantaggi quali un ridotto rischio di sindrome da rilascio di citochine (CRS) e malattia da trapianto contro l'ospite (Graft-versus-host disease, GVHD), consentendo un impiego allogenico “pronto all'uso”. A partire dal 2025, le terapie CAR-NK si sono dimostrate promettenti nelle malattie ematologiche maligne e nei tumori solidi, con studi in corso che ne esplorano il potenziale nelle malattie autoimmuni.
Le cellule natural killer (NK) fanno parte del sistema immunitario innato e riconoscono e lisano le cellule anomale senza previa sensibilizzazione. Esprimono recettori sia attivanti che inibitori, bilanciando la citotossicità nei confronti delle cellule sane. Nel cancro, le cellule NK prendono di mira le cellule tumorali tramite ligandi, ma i tumori eludono il rilevamento attraverso la sovraregolazione della famiglia di geni MHC di classe I e i microambienti immunosoppressivi. La tecnologia CAR, adattata dalle terapie con cellule T, munisce le cellule NK di recettori sintetici per il bersagliamento specifico dell'antigene. Le cellule CAR-NK mantengono i meccanismi di uccisione specifici delle NK, tra cui la citotossicità cellulare anticorpo-dipendente (ADCC) e il rilascio di citochine, integrando la lisi mediata dal CAR. Questa doppia azione migliora l'efficacia contro i tumori eterogenei.
La terapia con CAR-NK è un'evoluzione dei successi ottenuti con la terapia CAR-T nei tumori ematologici. Le sfide iniziali includevano l'espansione delle cellule NK e l'efficienza di trasduzione genetica. I ricercatori hanno ottimizzato i costrutti CAR per le cellule NK, incorporando le proteine NKG2D o CD16 per una maggiore attivazione. Le generazioni di CAR adattate alle cellule NK includono costrutti di seconda generazione con domini costimolatori 4-1BB o 2B4 per la persistenza. Le CAR di terza generazione aggiungono IL-15 per la segnalazione autocrina, migliorando l'espansione. Interruttori di sicurezza, come la caspasi 9 inducibile, consentono l'eliminazione controllata.
Le cellule CAR-NK di quarta generazione prendono di mira IL-12 per i tumori solidi. Le piattaforme di cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) promettono donatori universali. La combinazione con gli inibitori PD-1 migliora l'efficacia del 25% nei modelli preclinici. Entro il 2030, le CAR-NK potrebbero trattare il 20% dei tumori refrattari.
Al 2025, 124 studi clinici stavano studiando le cellule CAR-NK, valutando 36 malattie, sia tumori ematologici (54%) che solidi (34%).
Le cellule CAR-NK esprimono un recettore sintetico composto da un dominio extracellulare di legame dell'antigene (scFv), un dominio transmembrana e un dominio di segnalazione intracellulare (CD3ζ,en molecole costimolatorie). Al legarsi all'antigene, il CAR innesca l'attivazione delle NK, rilasciando perforina e granzimi per la lisi e citochine come l'IFN-γ per la modulazione del microambiente tumorale. A differenza delle cellule CAR-T, le CAR-NK mantengono l'ADCC tramite l'uccisione mediata da CD16 e NKG2D, fornendo effetti antitumorali multi-via. Inoltre inibiscono la crescita tumorale tramite FasLen e TRAILen. Nei tumori solidi, le cellule CAR-NK superano gli ambienti immunosoppressivi secernendo IL-15, promuovendo la persistenza e reclutando altri effettori. I modelli preclinici mostrano l'efficacia delle CAR-NK contro i linfomi del CD 19 e il carcinoma mammario al HER2 +.
Le cellule natural killer derivano da varie fonti, ciascuna con vantaggi specifici. Le fonti includon:o sangue periferico, sangue cordonale, cellule staminali pluripotenti indotte (iPSCs) e linee NK-92.
Le cellule mononucleari del sangue periferico (PBMC) producono cellule natural killer autologhe o allogeniche, offrendo un isolamento rapido ma un'espansione limitata. Esprimono livelli elevati di CD16 per l'ADCC.
Il sangue del cordone ombelicale fornisce cellule NK naïve con elevato potenziale proliferativo e bassa alloreattività. Uno studio di fase 1 ha utilizzato cellule del sangue cordonale contro neoplasie maligne delle cellule B al Cluster di Differenziazone 19+, ottenendo una remissione completa nel 73% dei pazienti senza CRS o neurotossicità.
Le cellule CAR-NK derivate da iPSC consentono una produzione scalabile e standardizzata. Le iPSC consentono una fornitura illimitata di cellule CAR-NK standardizzate, prive di variabilità del donatore. Si differenziano in cellule simili alle NK che esprimono recettori ad alta affinità. Studi preclinici dimostrano l'efficacia contro la leucemia, senza tossicità.
La linea NK-92, irradiata per motivi di sicurezza, trasduce in modo efficiente ma richiede dosaggi ripetuti a causa della mancanza di persistenza. Gli studi clinici hanno preso di mira tumori solidi come il cancro ovarico.
Ad ottobre 2025, 124 studi clinici sulle CAR-NK hanno valutato il trattamento di 36 malattie, sia neoplasie ematologiche (54%) che tumori solidi (34%). Gli studi iniziali riportano alti tassi di risposta e bassa tossicità.
Uno studio di fase 1/2 sulle cellule CAR-NK del sangue cordonale mirate al CD19 nel linfoma non Hodgkin e nella leucemia linfocitica cronica (CLL) ha ottenuto un tasso di risposta complessivo del 73%, con una remissione completa del 64% e nessuna CRS grave. La remissione media è durata 9 mesi. Le cellule CAR-NK derivate da NK-92 contro il BCMA (B-cell maturation antigen) nel mieloma multiplo hanno mostrato una risposta del 50% nella fase 1.
Gli studi clinici prendono di mira il gene HER2 nel carcinoma mammario e la molecola GD2 nel neuroblastoma, con efficacia preclinica ma persistenza limitata. Uno studio di fase 1 sulle cellule CAR-NK derivate da iPSC vs il GD2 nel neuroblastoma ha riportato una stabilizzazione della malattia nel 40% dei casi. Per il carcinoma ovarico, le cellule CAR-NK derivate da linee NK-92 contro MUC16 hanno mostrato una riduzione del tumore negli xenotrapianti. Nel 2025, uno studio di fase 1 sulle cellule CAR-NK mirate al biomarker claudina 18.2 (CLDN18.2) nel carcinoma gastrico ha raggiunto un tasso di risposta obiettiva del 60%.
I primi studi clinici esplorano l'uso delle cellule CAR-NK per il trattamento del lupus e dell'artrite reumatoide, prendendo di mira le cellule B autoreattive senza causare un'ampia immunosoppressione.
Le cellule CAR-NK evitano la CRS e la neurotossicità, con un'incidenza inferiore al 5% rispetto all'80% riscontrato nelle sperimentazioni con CAR-T. Le cellule CAR-NK allogeniche non richiedono la compatibilità con l'antigene leucocitario umano, riducendo a zero il rischio di GVHD. Esse collegano l'immunità innata e quella adattativa, uccidendo attraverso molteplici vie. I prodotti possono essere fabbricati a partire da iPSC, anziché essere personalizzati per ciascun paziente, riducendo i costi del 50% rispetto alle CAR-T autologhe. La persistenza media è di 1-3 mesi, sufficiente per le risposte ematologiche, mentre richiede un'ottimizzazione per i tumori solidi.
Le cellule NK si espandono in modo meno efficiente rispetto alle cellule T, limitando le dosi a 109 cellule. I microambienti tumorali sopprimono le CAR-NK tramite il TGF-β, riducendo l'infiltrazione. La fuga dell'antigene si verifica nel 20-30% dei casi. Nel 2025, gli studi clinici hanno riportato un fallimento produttivo del 15% dovuto alla variabilità della trasduzione. Le strategie includono CAR modificate che secernono IL-15 e inibitori dei checkpoint.