Camillo Platner (Pavia, 7 novembre 1795 – Pavia, 30 agosto 1877) è stato un medico legale italiano.
Durante i suoi studi la medicina era dominata dalle speculazioni del vitalismo e della filosofia della natura; si laureò in medicina il quindici giugno 1814 e divenne medico condotto a Este nel 1819.
Tornato a Pavia nel 1823 per partecipare al concorso per la cattedra di «Medicina teorica» per chirurghi, fu chiamato a sostituire a partire dal gennaio del 1824 il titolare dell'insegnamento di medicina legale nell'ateneo pavese Francesco Salvadori (1783-1824), che morì di tubercolosi nell'aprile seguente. Dopo aver vinto il concorso indetto dall'impero austriaco, il ventidue novembre 1825 fu nominato professore ordinario alla cattedra di «Medicina legale e polizia medica» dell'Imperiale regia università di Pavia.
L'undici settembre 1826 sposò Marietta Campari (1810-1878), dalla quale ebbe numerosi figli; fu suocero di Tullio Brugnatelli e di Angelo Scarenzio.
Eletto dal collegio dei dottori rettore dell'Università di Pavia per l'anno accademico 1841-1842, negli ultimi anni di insegnamento tenne lezioni agli studenti del quinto anno del corso di laurea in medicina e a quelli del terzo anno del corso di laurea in giurisprudenza ed ebbe come assistente universitario Alfonso Cossa; nell'anno accademico 1855-1856 fu decano della Facoltà medica.
Collocato a riposo per sopraggiunti limiti di età nel 1863, fu nominato professore emerito nel 1864. A succedergli alla cattedra dal 1863 al 1865 nel ruolo di professore incaricato fu il discepolo e futuro deputato Giovanni Zanini.
Nel 1878 fu posta una lapide alla sua memoria nei portici del palazzo universitario pavese.
Si dedicò alle nuove metodiche della tossicologia, studiò il comportamento delle sostanze velenose, minerali o vegetali, negli organismi animali in putrefazione e si occupò di psichiatria forense approfondendo scientificamente il problema della monomania omicida.
Contestò la posizione tenuta da Giovanni Raffaele alla sesta riunione degli scienziati italiani, sostenendo l'opportunità dell'aborto provocato come mezzo più sicuro per salvare la vita della madre esposta al rischio grave del parto cesareo e criticò l'uso degli strumenti di ingrandimento ottico nelle docimasie.