| Campo di internamento di Afragola 209 POW Camp | |
|---|---|
| Stato | Regno d'Italia |
| Stato attuale | |
| Regione | Campania |
| Città | Afragola |
| Informazioni generali | |
| Tipo | campo di prigionia |
| Costruzione | agosto 1944-1946 |
| Informazioni militari | |
| Comandanti storici | vedi sotto |
| Occupanti | Alleati (militari inglesi) |
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Il campo di internamento di Afragola, conosciuto anche come campo 209 o campo affluenza di Afragola dell'Alto commissariato per l'epurazione, in breve campo di affluenza di Afragola in inglese 209 POW camp (209 Prisoner of War camp, campo per prigionieri di guerra nº 209), fu un campo di prigionia costruito dagli Alleati nel 1944 ad Afragola, tra le vie Saggese e Alveo Arena e la contrada Masseria Santa Teresa.
L'edificio, sito all'inizio di via Saggese, nei pressi dell'odierno ponte stradale della galleria Santa Chiara dell'AV, sorse originariamente come lazzaretto cittadino, in cui venivano internati gli ammalati gravi o affetti da patologie contagiose, solitamente durante le pestilenze. Fu probabilmente costruito dopo l'epidemia di colera del 1837, durante la quale perirono circa 500 persone.
All'inizio degli anni 1930, il lazzaretto arrivò a ospitare 40 ammalati, assistiti dai fondatori delle piccole ancelle di Cristo Re e servi di Dio, frate Sossio Del Prete e suor Antonietta Giugliano.
Subito dopo l'armistizio del 1943, le forze armate tedesche allestirono un campo di concentramento nel Casone Spena, ma dopo un mese lo abbandonarono fuggendo da Afragola. Nell'agosto del 1944, allo scopo di ospitare temporaneamente i prigionieri militari italiani, gli Alleati crearono un campo di transito nelle campagne di San Marco, riutilizzando l'antico lazzaretto, probabilmente già in precedenza riadattato dagli italiani a campo di concentramento per i prigionieri Alleati.
Secondo lo scrittore Gigi Di Fiore, nel campo, affidato alla gestione degli inglesi, furono complessivamente rinchiusi 900 italiani. Dal febbraio del 1945 il campo ospitò nella stragrande maggioranza i repubblichini di Salò. Nell'agosto del 1946, vi fu inoltre trasferito dal campo di Ancona il capitano delle SS Erich Priebke, processato tre volte per aver partecipato all'eccidio delle Fosse Ardeatine; il 28 agosto fu interrogato dai militari inglesi del campo circa la strage del 1944 e raccontò di aver assassinato due uomini e ordinato lo sterminio dei civili. Furono trasferiti nel campo Giorgio Vaccaro (fino al 10 febbraio 1945, quando fu internato successivamente nel campo di Padula), Nicola Bellomo e Mario Arillo. Nel febbraio 1946 il campo ospitò anche i generali tedeschi Joachim Lemelsen, Heinrich von Vietinghoff e Fridolin von Senger und Etterlin, trasferiti in seguito all'Island Farm Special Camp 11.
Una volta trasferiti nel campo, i prigionieri in transito, diretti per la maggior parte a un campo di Algeri, vi rimanevano per un periodo di tempo variabile da pochi giorni ad alcune settimane; altri vi restavano per svariati mesi, in attesa del processo da parte della Corte marziale inglese. Secondo un articolo del giornale Italia Nuova, gli errori erano frequenti e molti militari vi furono ingiustamente detenuti anche per lunghi periodi; vari processi si risolsero con l'assoluzione piena degli imputati. Lo stesso articolo riporta che:
Il campo era costituito da tende, reticolati di filo spinato interni ed esterni, disposti in doppia fila distanti tra loro e alti quasi tre metri, mentre all'interno scorreva un lungo corridoio di circa un metro, dove si appostavano all'interno le sentinelle africane di guardia, in particolare sudanesi o marocchine, mentre all'esterno quelle inglesi.
Inoltre, nel campo vi erano impianti di disinfestazione (in particolare di pidocchi), docce con acqua calda, coperte, vestiti e rancio caldo.
Secondo Di Fiore, le condizioni di detenzione erano proibitive:
Secondo Luigi Sitia, che fu prigioniero del campo soltanto per pochi giorni, le condizioni di prigionia erano migliori rispetto ad altri campi; come riportato nella sua opera Mettiti sull'attenti, carogna!:
Nel gennaio 1945, il tenente colonnello italiano incaricato di dirigere il campo, Carrozza, inviò un telegramma a S.E. Mariotti per denunciare le condizioni di disagio e di abbandono da parte delle autorità alleate e italiane, le quali non distribuirono indumenti ai militari (oltre 1 200, in particolare siciliani), internati dal 17 gennaio e costretti a riposare nel campo allagato dalle continue piogge; inoltre, il colonnello chiese ai comandanti di far trasferire i detenuti in un altro campo.
Inoltre, su uno dei diari di guerra compilati dai militari inglesi nel dicembre 1944, il War Diary or Intelligence Summary (Army Form C 2118), viene riportato l'elenco dei prigionieri internati nel campo, tra i quali tedeschi, italiani, russi, cechi, austriaci, polacchi, francesi, jugoslavi, lussemburghesi, albanesi, belgi, olandesi, rumeni, danesi, arabi, ungheresi, indiani, greci, spagnoli, lituani e italiani non classificati, per un totale di: