Cane corso italiano

Cane corso italiano
Classificazione FCI - n. 343
Gruppo2 Cani di tipo Pinscher e Schnauzer, molossoidi e cani bovari svizzeri
Sezione2 Molossoidi
Sottosezione2.1 Tipo dogue
Standard n.343 del 25/09/2023 (en fr)
Nome originaleCane corso italiano
Prova di lavoroCon prova di lavoro
OrigineItalia (bandiera) Italia
Altezza al garreseMaschio: 64 - 68 cm
Femmina: 60 - 64 cm
Peso idealeMaschio: 45 - 50 kg
Femmina: 40 - 45 kg
Razze canine

Il cane corso italiano è una razza canina di tipo molossoide di origine italiana riconosciuta dalla FCI (Standard N. 343, Gruppo 2, molossi e bovari Sezione 2.1).

Etimologia

L'aggettivo corso potrebbe derivare dal latino corsus.

Storia

Vecchia foto che ritrae il "Cane Corz" (Cane Corso) a sinistra ed il "Cane e' presa" (Mastino napoletano) a destra

Si tratta di una razza molto diffusa, sino agli anni 1950 e in epoche più remote nel resto d'Italia. Morfologicamente appartiene al gruppo molossoide e dal punto di vista funzionale ai cani da presa; per tipologia è molto probabilmente collegato filogeneticamente a quei cani grandi e combattivi di cui vi è testimonianza sin dall'antichità (v. bassorilievi assiri 669-633 a.C.). Durante il dominio Romano i progenitori del Cane Corso, furono ampiamente usati in guerra durante quasi tutte le campagne. Erano conosciuti sotto il nome di "Canis Pugnax" e il loro utilizzo era estremamente efficace sia durante i combattimenti che nel difendere gli accampamenti. I legionari usavano i Canis Pugnax anche per cacciare grossa selvaggina. I briganti dell'Italia del Sud spesso si avvalevano di cani corsi oltre che di mastini napoletani, i quali servivano per fare la guardia nei rifugi e percepire a distanza l'avvicinarsi del nemico. Famosi quelli del brigante Francesco Moscato, detto "Vizzarro". Costui dal 1802 fu a capo di una banda che compì una lunga serie di delitti in Calabria. Quando la compagna di Vizzarro decise di ucciderlo perché il brigante aveva ammazzato a sangue freddo il loro figlio neonato, la donna dovette chiedergli con una scusa di mettere alla catena il suo cane corso, affinché non proteggesse il padrone come faceva sempre. Vizzarro non fu il solo ad adoperare cani corsi per fini connessi al banditismo. Alcuni cani corsi erano attivamente ricercati dai soldati, come scrisse l'aiutante generale Giuseppe Iannelli:

«"L'11 settembre 1810 (...) vi era il Boia ed i suoi compagni occupati a giuocare a denari. La Guardia Civica fece una scarica di fucilate su di loro. Luigi... da Cerrisi, Giuseppe Lamanna da Tiriolo, e i due cani Leonessa e Malcuore vi morirono"»

E ancora Iannelli disse:

«"Il giorno 9 dicembre 1810 si scoprì il ricovero dello scellerato Parafante situato nel centro del bosco del Cariglione in un luogo distante 18 in 20 miglia da qualunque abitato (...) uno dei briganti morì ed i cani restarono estinti"»

L'utilizzo dei cani corsi da parte dei briganti continuò anche contro l'esercito sabaudo prima e italiano poi durante il periodo 1860-70 circa. Per questo motivo le autorità militari del Regno d'Italia (nel caso dell'Abruzzo dal maggiore generale Chiabrera, con ordinanza dall'Aquila del 25 ottobre 1862) emanarono il seguente ordine: "Dalle ore 24 italiane tutti i cani tanto dentro l'abitato, che in campagna dovranno essere rinchiusi, quelli che si troveranno fuori saranno immediatamente uccisi".

Cane corso

Nella storia recente, il cane è stato utilizzato per la difesa personale e per il controllo del bestiame grosso. Una mole forte, notevole coraggio ed agilità felina consentono al Cane Corso di ammansire bestiame bovino e suino in quelle particolari circostanze che l'uomo da solo non è in grado di affrontare, come nel caso di un animale imbizzarrito o una madre che difende la propria prole.

A partir degli anni 1960, con il progressivo abbandono delle campagne, la riforma agraria e il conseguente venir meno degli stili di vita tradizionali, anche l'allevamento di questi cani subì un forte declino. Negli anni '70 cominciò un'opera di recupero di questo cane e ben presto suscitò l'interesse di parecchi cinofili, attratti dal fascino della razza nel suo aspetto fisico e nella sua indole. Il suo nome “Corso” deriva dal latino “Cohors” che significa corte, milizia, nel senso di protettore. In passato questi cani venivano distinti in "da corpo" per la caccia al cinghiale, ovvero per l'uso in campagna, e "da camera" per la difesa personale, ovvero il cane che il padrone teneva sempre presso la sua persona, persino di notte ai piedi del letto.

Le regioni italiane nelle quali la razza è maggiormente diffusa e, come una vasta iconografia e storiografia testimoniano, nelle quali hanno trovato un'ottima isola di conservazione sono la Campania, la Puglia e la Basilicata.

Il Cane Corso nella sua storia ha sempre avuto frequenti scambi di sangue con altre razze canine italiane da utilità presenti nel suo ambiente lavorativo,quali il Cane Da Pecora Abruzzese detto anche Mastino Abruzzese o Cane Da Pastore Abruzzese, con cani da caccia di tipo levrieroide ma anche segugi e bracchi. Il Cane Corso infatti veniva utilizzato per "potenziare" queste razze e certamente le stesse hanno contribuito a loro volta ad apportare linfa vitale al Cane Corso stesso, rendendolo una razza unica nella sua multifunzionalità e capacità di adattamento ambientale. Il Cane Corso Italiano tradizionale da masseria era un cane estremamente "rustico" e frugale, di grande taglia ma non pesante, struttura solida, robusto, dotato di folto pelo che lo proteggeva dagli agenti atmosferici, canna nasale ben sviluppata per favorire una corretta respirazione nel torrido clima dell'Italia meridionale e un'agilità tale da consentirgli prestazioni da cane bovaro, cacciatore e custode tuttofare.

A partire dagli anni ottanta e novanta del '900 la razza ha subito dei meticciamenti con altre razze canine allo scopo di ottenere un cane più consono agli standard commerciali. Tra le razze maggiormente utilizzate per "ingentilire" e adeguare ai gusti del mercato il grezzo molosso da masseria italiano, certamente spiccano il Boxer, il mastino napoletano, il Dogue De Bordeaux, l'Alano e il Bull Mastiff (le cui influenze sono evidenti ancora oggi in molte correnti di sangue). A seguito di questi incroci alcuni esemplari di Cane Corso presentano testa globosa, eccessivo prognatismo, occhi rotondi e sporgenti, pelo raso e problemi di salute, oltre che di carattere. Viceversa, chi utilizzava questo cane per i combattimenti clandestini tra cani, proprio a cavallo tra gli anni '80 fino ai primi del duemila ha operato incroci con razze estere di temperamento e predatorio alto. Proprio per esaltare le caratteristiche di aggressività sono avvenuti meticciamenti con dobermann, pitbull, rottweiler. Sovente ciò accadeva nelle regioni del sud Italia, dove la pratica dei combattimenti era più diffusa.

Possibile parentela con il Mastino Napoletano

Alcuni studiosi e cinofili sostengono che Cane Corso e Mastino Napoletano un tempo siano state un'unica razza, alcune prove documentali supportano questa teoria, tra cui una bozza di standard del Mastino Napoletano da cui si evince che la razza era chiamata in alcune zone Corso. Queste testimonianze tuttavia non permettono certo di affermare che siano stati la stessa razza in quanto il mastino napoletano già agli albori del suo recupero aveva alcune caratteristiche distintive rispetto all'odierno cane corso, oltre al fatto che le due razze provengono da due areali differenti e sono state selezionate in purezza in decenni diversi.

Non si sa molto del Mastino napoletano antecedente alla sua presentazione al mondo cinofilo da parte di Piero Scanziani nel 1946 forse perché era noto con altri appellativi come Cane Corso, cane da presa o mastino.

L'unica cosa che comunque mette d'accordo gran parte dei cinofili è che il ceppo originario delle due razze resta comunque il medesimo. Il mitico molosso "Canis Pugnax" risulta essere il più probabile antenato di entrambe le razze.

Aspetto

Cane corso femmina allevata in Italia
Testa di Cane Corso allevato in Italia

Difetti eliminatori

Carattere

Il cane corso, sin dalla sua origine, è un cane da guardia. La mole e la prestanza fisica lo hanno contraddistinto come eccezionale cane da lavoro e da guardiania. Il suo morso è tra i più potenti ed è nettamente più forte di quello del pastore tedesco. In passato il cane corso era molto diffuso in tutto il territorio nazionale, negli ultimi decenni la sua diffusione maggiore si è circoscritta al Meridione (in particolare Puglia, Lucania e Sannio). Morfologicamente appartiene al gruppo molossoide e dal punto di vista funzionale ai cani da presa. Il cane è stato utilizzato per la difesa personale e per il controllo del bestiame anche di grossa taglia. Una grossa mole, notevole coraggio, agilità e carattere indomito consentono al Cane Corso di ammansire bestiame bovino e suino in quelle particolari circostanze che l'uomo da solo non è in grado di affrontare, come nel caso di un animale imbizzarrito o di una madre che difende la propria prole.

Il Cane Corso si attacca molto al proprio padrone ed è molto sensibile al suo umore; è di indole dolce, pacata, leale e protettiva. Ama il contatto con il proprio padrone e ne ha molto bisogno. Può essere estremamente discreto e intelligente, riuscendo a cogliere tutto quello che succede intorno a sé. In molti casi il cane corso si è dimostrato particolarmente indicato per famiglie con bambini piccoli e/o altri animali. È un cane molto plasmabile ed assume il comportamento che il padrone gli insegna e richiede. Trattato come cane da compagnia resta affabile con tutti. Addestrato per compiti particolari (difesa personale, caccia al cinghiale, etc.) rivela estremo ardimento e potenza. Può essere ostile verso altri cani, solamente se sono di stessa grandezza e stesso sesso. Il suo rapporto migliore è con il sesso opposto.

Adatto per

Non adatto per

Note

  1. ↑ CANE CORSO ITALIANO (PDF) (Copia archiviata), su enci.it. URL consultato il 27 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 7 febbraio 2014).
  2. ↑ Carlo Battisti e Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, vol. 2, Firenze, Barbera, 1950-1957, pp. 1125, SBN LIA0963830.
  3. ↑ Salvatore Battaglia et al., Lemma "corso", in Grande dizionario della lingua italiana, vol. III, UTET, 1961, p. 854, ISBN 978-88-020-1599-6.
    «grosso cane, di indole feroce»
  4. ↑ Giovanni Todaro, I cani in guerra: da Tutankhamon a Bin Laden, Bologna, Oasi Alberto Perdisa, 2011, ISBN 978-88-8372-513-5.
  5. ↑ E.N.C.I. - sito ufficiale, su enci.it. URL consultato il 12 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2010).
  6. ↑ agraria.it, su agraria.org. URL consultato il 12 giugno 2011.
  7. ↑ Giovanni Tumminelli, Ricerca storica sul cane corso, Porto Viro, Antonio Crepaldi, 2018, ISBN 978-88-96635-74-2.
  8. ↑ (EN) Emily Bates, Cane Corso: Sports and Resistance in the United States, Mount Joy, Pennsylvania, Fox Chapel Publishing, 8 febbraio 2011, ISBN 978-1-59378-835-3. URL consultato il 9 settembre 2019.
  9. ↑ Rino Falappi (a cura di), Cani: conoscere, riconoscere e allevare tutte le razze canine più note del mondo, collana GuideCompact, Novara, De Agostini, 2 gennaio 2012, ISBN 978-88-418-7689-3. URL consultato il 9 settembre 2019.
  10. ↑ Carattere del Cane Corso, in Cane Corso. URL consultato il 18 marzo 2018.

Voci correlate

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