| Karkemiš Karkamiš (ittita); Εὔρωπος; Europus | |
|---|---|
| Civiltà | neo-ittita |
| Utilizzo | città |
| Stile | neo-siriano |
| Epoca | dal III millennio a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Governatorato | Aleppo |
| Scavi | |
| Date scavi | 1878-1881, 1911-1914, 1920, 2011-; |
| Organizzazione | British Museum; Università di Bologna, Gaziantep e Istanbul (dal 2011) |
| Archeologo | P. Henderson, D. G. Hogarth, R. C. Thompson, T. E. Lawrence, L. Woolley, P. L. O. Guy; Nicolò Marchetti |
| Mappa di localizzazione | |
| |
L'antica città di Karkemiš (spesso, meno propriamente, trascritto Carchemish) sorgeva sulla sponda occidentale del fiume Eufrate, presso le attuali Karkamış e Jarabulus, al confine tra Turchia e Siria. Il nome è stato interpretato come "kar kamish", cioè "argine di Kamish", antica divinità semitica più nota col nome biblico di Chemosh.


Il sito fu inizialmente indagato dal British Museum, in fasi diverse: nella seconda metà del XIX secolo (tra 1878 e 1881) ad opera del console Patrick Henderson, nel 1911-14 quando, sotto la direzione di D. G. Hogarth, si trovavano sul posto anche R. C. Thompson, T. E. Lawrence e C. L. Woolley, e infine nel 1920 nuovamente da C. L. Woolley con P. L. O. Guy. Gli scavi sono ripresi a partire dal 2011, ad opera di una missione archeologica congiunta italo-turca delle Università di Bologna, Gaziantep e Istanbul sotto la direzione di Nicolò Marchetti. Nella campagna del 2019 è stato aperto al pubblico il parco archeologico sul sito.
Il nome più antico conosciuto di Karkemish è Kargamiş. Fu abitata fin dal Neolitico, diventando ben presto un importante centro commerciale, già menzionato nel III millennio a.C.. Intratteneva rapporti commerciali con Ugarit, Mitanni ed Ebla, tra gli altri. Da alcune tavolette trovate negli archivi di Mari ed Alalakh, risalenti circa al 1800 a.C., sappiamo che Karkemiš, in quel periodo, era governata da un re di nome Aplahanda ed era un importante centro per il commercio del legname. Quando l’Egitto invase Mitanni, il faraone Thutmose I eresse una stele nei pressi di Karkemish per celebrare le sue vittorie (circa 1500 a.C.). Nel 1457 a.C. l’esercito del faraone Thutmose III combatté una battaglia nei pressi di Aleppo e in seguito conquistò Karkemish.
Il controllo egiziano sulla zona non dura a lungo, e ben presto il Mitanni riacquista la sua antica posizione di potenza dominante in Siria, fino a quando il re ittita Suppiluliuma I (metà del XIV secolo a.C.) riesce a distruggere, il potere del Mitanni, riducendo il regno a poche fortezze, tra cui Karkemish è la più importante. La fase di massima espansione risale all’inizio del I millennio a.C..Quando Suppiluliuma I conquistò Karkemish e vi insediò uno dei suoi figli, Piyassili, che adottò il nome hurrita di Sarri-Kusuh, in omaggio alla lingua parlata dalla maggior parte della popolazione, e governò come viceré ittita nella città. Da quel momento in poi, Karkemish divenne la principale roccaforte ittita in Siria e il centro della sua amministrazione nella zona. I viceré di Karkemish, sempre membri della famiglia reale ittita, erano incaricati di difendere il confine orientale del regno dalle incursioni nemiche, prima dell’Egitto e poi dell’Assiria.
Il momento di splendore che la città dovette conoscere nei due secoli finali dell'impero ittita (Bronzo Tardo) non ha lasciato tracce sino a noi: gli spettacolari ritrovamenti archeologici sono infatti esclusivamente relativi all'età del ferro, quando Karkemiš divenne un importante regno neo-ittita.
Questa situazione si mantenne fino all’improvvisa scomparsa dell’impero ittita a causa dell’invasione dei Popoli del Mare (circa 1200 a.C.). Karkemish riuscì a sopravvivere a tale invasione e i viceré della città, in assenza di un monarca a Hattusa, capitale ittita, si attribuirono il titolo di "Gran Re" e conservarono per qualche tempo un vasto regno di cultura ittita; all’inizio del X secolo a.C. i Luvio-Aramei erano saldamente insediati nella grande ansa che l’Eufrate disegna a sud di Karkemish, tuttavia, il crescente potere assiro non poté essere contrastato e ben presto (all’inizio del X secolo a.C.) Karkemish perse quasi tutto il suo regno per mano di Tiglatpileser I, venendo ridotta a tributaria dell’Assiria nel IX secolo a.C. D’altra parte, l’Anatolia interna fu preda dell’anarchia seguita al crollo dell’impero ittita e ai primi tentativi di espansione assira, guidati dal già citato Tiglatpileser I. Ai tempi di Tiglatpileser, Malatya e Karkemish erano le città luvie più importanti. Entrambe erano caratterizzate da una commistione di influenze luvie ed hurrite. Ne è un esempio il re Ini-Teshub di Karkemish, che portava lo stesso nome hurrita di un re del XIII secolo a.C..
Nel corso del I millennio a.C. il sito conobbe infatti una grande fioritura: abbiamo molte iscrizioni geroglifiche su stele o su ortostati, nonché una sorprendente serie di rilievi, in prevalenza risalenti agli anni della dinastia dei Suhidi (X secolo a.C.). Nell’anno 876 a.C., il re assiro Assurnasirpal II attraversò il Tigri, ricevendo lungo il percorso i tributi locali dagli stati aramei di Bit Bahiani, Azalla, Bit Adini e Til-Abni, e giunse all’Eufrate. Lo attraversò a Karkemish, dove ricevette il tributo dal principe neo-ittita locale, Sangara, dinasta che si oppose a Salmanassar III, il quale nell’849 e nell’848 a.C. attraversò il suo paese senza riuscire a sottometterlo. Nel 752 a.C., il re Kamanash I di Karkemish riconosceva in un’iscrizione come suo sovrano il re di Urartu Sarduri II (765 a.C.-733 a.C.). Ai tempi di questo re regnava a Karkemish anche un principe di nome Asti-Ruwas. Durante il suo regno fu costruita la grande scalinata cerimoniale. Mentre i nuovi rilievi realizzati per questa costruzione presentano tracce di influenza assira e anche urartea, dal testo che accompagna i rilievi si può dedurre che Asti-Ruwa, oltre ad essere contemporaneo di Sarduri II, ne fosse anche vassallo. Tuttavia, non vi è unanimità nell’interpretazione del testo.
Dopo la conquista da parte di Sargon II, nell'anno 717 a.C., Karkemiš fu conquistata definitivamente e divenne una provincia assira. Lo stato ittita di Karkemish rimase indipendente fino al regno del re assiro Sargon II (722-705 a.C.). Nel 717 a.C., il re assiro, con il pretesto di alcune intrighi di Karkemish con il re Mida di Frigia, annesse questa posizione chiave sull’Eufrate e vi insediò degli Assiri, che utilizzarono la città anche come importante centro amministrativo. Durante l’epoca del sovrano babilonese Nabopolassar e di suo figlio, Nabucodonosor II, gli Assiri subirono una serie di sconfitte e persero la loro capitale Ninive, per cui tentarono di ritirarsi prima a Harran e successivamente a Karkemish. Nell’anno 607 a.C. l’obiettivo principale di Nabopolassar era conquistare la Siria. L’ostacolo principale a questa conquista era l’accampamento fortificato di Karkemish, difeso da una guarnigione egiziana, composta principalmente da truppe straniere e mercenari greci. Verso la fine del 607 a.C., non lontano da Karkemish, Nabopolassar riuscì a stabilire una testa di ponte a ovest dell’Eufrate. Alcuni mesi dopo, la sua guarnigione fu assediata e annientata dagli egiziani. Un nuovo tentativo compiuto l’anno successivo in un altro punto del fiume ebbe solo un successo temporaneo, poiché un contrattacco egiziano costrinse l’esercito babilonese ad abbandonare Karkemish. Nella primavera del 605 a.C., gli Assiri si prepararono a un'ultima battaglia contro i Babilonesi. Nabopolassar nominò il principe ereditario comandante dell’intero esercito e gli affidò la missione di forzare il guado del fiume e conquistare Karkemish. Attraversando di sorpresa l’Eufrate, attaccò la città da sud e da ovest, i punti più vulnerabili. La battaglia, iniziata fuori dalle mura, proseguì all’interno con uno scontro corpo a corpo. Karkemish fu incendiata e la guarnigione egiziana e i mercenari furono annientati. Alcuni sopravvissuti fuggirono, ma le truppe di Nabucodonosor li raggiunsero nella regione di Hama e li sterminarono.
In seguito divenne parte dell'impero persiano, prima di ricevere il nuovo nome di Europos in epoca ellenistica, restando abitata senza soluzione di continuità fino al primo periodo islamico.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 315164261 · LCCN (EN) sh2007009585 · GND (DE) 7753065-2 · J9U (EN, HE) 987007549639805171 |
|---|