
Carla De Benedetti (Milano, 16 agosto 1932 – Sarasota, 22 novembre 2013) è stata una fotografa di interni e fotoreporter italiana.
La madre, Susanna Teglio, nasce vicino a Lione, in Francia. Il padre, Arrigo De Benedetti, è ingegnere e presta servizio come Capitano nell'artiglieria italiana durante la prima guerra mondiale. Allieva di Ernesto Nathan Rogers, studia architettura al Politecnico di Milano e poi fotografia alla Kunstgewerbeschule (oggi Università delle Arti) di Zurigo, in Svizzera. Questa duplice esperienza le permette di fondere le conoscenze relative alla progettazione architettonica a quelle delle tecniche fotografiche. Negli anni '60 la fotografia di architettura d'interni in Europa costituisce una attività svolta perlopiù da fotografi maschi. Di lei un ex direttore del periodico italiano Casa Vogue scrive:
Fonda il suo studio indipendente in Via della Spiga, a Milano. La sua fama cresce assieme a uno spiccato occhio critico, individuando una propria etica lavorativa che avrebbe seguito per il resto della sua carriera. Si occupa della fotografia d'architettura d'interni per circa 9 mesi all'anno e i mesi restanti viaggia per il mondo concentrandosi su paesi non occidentali e sulle loro culture. Negli anni '60 e '70 trascorre un periodo in Centro e Sud America, luoghi in cui lavora come giornalista del Black Panther Party per una rivista messicana. In contemporanea collabora con una grande varietà di architetti principalmente italiani: Gae Aulenti, BBPR, Marcel Breuer, Luigi Caccia Dominioni, Joe Colombo, Vico Magistretti, Bruno Sacchi.
Nel decennio successivo il suo studio acquisisce toni più internazionali, lavorando con architetti dal calibro di Cini Boeri, Ricardo Bofill, Oriol Bohigas, Richard Meier, Renzo Mongiardino. La sua arte diventa fonte di ispirazione per una nuova generazione di architetti e designer, composta da Guido Canella, Giovanni Michelucci, Piero Pinto, Ettore Sottsass.
Negli ultimi vent'anni, lavora prevalentemente agli interni e pubblica i propri lavori su un numero sempre più ampio di riviste, come Abitare, Domus e Vogue.
A metà degli anni '70 e '80 il focus della sua ricerca si sposta in Africa, in particolare in Africa occidentale. Nel 1985, durante una visita in Nigeria, incontra Barry Hallen, allora professore all'Università di Ife, presente lì per studiare le culture autoctone; si sposano l'anno successivo, e insieme ampliano orizzonti comuni, fondendo la ricerca culturale con la fotografia.
Nel 1988 i coniugi sono stati nominati co-direttori del Crocevia del Sud: Vie di Commercio e Cultura attraverso l’Africa Occidentale e il Sudan antico, un progetto associato dell'UNESCO di Studio Integrale delle Vie della Seta. Questo nuovo legame con l'UNESCO permette ai due di proseguire con la ricerca culturale in Africa occidentale e orientale, ricerca che lascerà a lei un archivio fotografico di notevole importanza. Il suo talento e le sue abilità di fotografa professionista le hanno permesso di conservare e raffigurare le culture dell'Africa in modo straordinario e unico. Le foto scattate in quei luoghi oggi costituiscono una parte importante degli archivi dello Studio De Benedetti, che promuove il patrimonio artistico della fotografa italiana.
Lo stile di De Benedetti si è contraddistinto per grande attenzione alla profondità degli spazi, alla scelta sempre raffinata e sapiente dei colori, alle geometrie intriganti, senza dimenticare la dimensione privata e intima di cui spesso è priva la fotografia d'interni, non cedendo ai facili compiacimenti di un banale folclore mondano.