Dichiarazione di Chivasso

La Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine, meglio conosciuta come Dichiarazione (o Carta) di Chivasso, è un documento stilato il 19 dicembre 1943 a Chivasso, durante un convegno clandestino organizzato da esponenti della Resistenza delle valli alpine. Venne scelta la cittadina piemontese perché a metà strada tra coloro che provenivano dalle valli valdesi e i valdostani. All'incontro parteciparono i Valdostani Émile Chanoux - che pochi mesi dopo morirà nel carcere fascista - ed Ernest Page. Federico Chabod inviò un suo documento, mentre Lino Binel non poté prendervi parte perché in carcere. In rappresentanza delle valli valdesi, erano presenti Osvaldo Coïsson e Gustavo Malan, venuti da Torre Pellice, Giorgio Peyronel e Mario Alberto Rollier, rispettivamente dell'Università e del Politecnico di Milano, tutti vicini al Partito d'Azione.

La Carta di Chivasso postulava per l'Italia la trasformazione in un sistema politico federale e repubblicano su base regionale e cantonale. La Dichiarazione è considerata dagli autonomisti un documento fondamentale di un moderno autonomismo europeista, antifascista e antitotalitario.

Il testo

Noi, popolazioni delle Vallate Alpine,

CONSTATANDO

che i venti anni di malgoverno livellatore e accentratore sintetizzati dal motto brutale e fanfarone di «Roma Doma», hanno avuto per le nostre Valli i seguenti dolorosi e significativi risultati:

AFFERMANDO

DICHIARIAMO quanto segue.

Per la loro posizione geografica di intermediarie fra diverse culture, per il rispetto delle loro tradizioni e della loro personalità etnica, e per i vantaggi derivanti dalla conoscenza di diverse lingue, nelle Valli Alpine dovrà essere pienamente rispettata e garantita una particolare autonomia culturale e linguistica consistente nel:

  1. Diritto di usare la lingua locale, là dove esiste, accanto a quella italiana in tutti gli atti pubblici e nella stampa locale.
  2. Diritto all'insegnamento della lingua locale nelle scuole di ogni ordine e grado con le necessarie garanzie ai concorsi perché gli insegnanti risultino idonei a tale insegnamento. L'insegnamento in genere sarà sottoposto al controllo e alla direzione di un consiglio locale.
  3. Ripristino immediato di tutti i nomi locali.

Per facilitare lo sviluppo dell'economia montana e conseguentemente combattere lo spopolamento delle Vallate Alpine, sono necessari:

  1. Un comprensivo sistema di tassazione delle industrie che si trovano nei cantoni alpini (idroelettriche, minerarie, turistiche e di trasformazione ecc.), in modo che una parte dei loro utili torni alle Vallate Alpine e ciò indipendentemente dal fatto che queste industrie siano o meno collettivizzate.
  2. Un sistema di equa riduzione dei tributi variabile da zona a zona a seconda della ricchezza del terreno e della prevalenza di agricoltura, foresta o pastorizia.
  3. Una razionale e sostanziale riforma agraria comprendente:
    • l'unificazione della proprietà familiare agraria, oggi troppo frammentaria, allo scopo di ottenere un miglior rendimento delle aziende, mediante scambi e compensi di terreni e mediante una legislazione adeguata;
    • l'assistenza tecnico-agricola esercitata da elementi residenti sul luogo e aventi, a esempio, delle mansioni di insegnamento nelle scuole locali, di cui alcune potranno avere carattere agrario;
    • il potenziamento da parte dell'autorità locale della vita economica mediante libere cooperative di produzione e consumo.
  4. Il potenziamento dell'industria che conduce alla formazione di un ceto operaio evoluto e capace. A questo scopo si potranno anche affidare, ove occorra, all'amministrazione regionale o cantonale, anche in caso di organizzazione collettivistica, dell'artigianato, il controllo o l'amministrazione delle aziende aventi carattere locale.
  5. La dipendenza delle opere pubbliche locali dall'amministrazione cantonale e il controllo di quest'ultima su tutti i servizi e concessioni aventi carattere pubblico.

Questi principi, noi rappresentanti delle Valli Alpine, vogliamo vedere affermati da parte del nuovo Stato italiano, così come vogliamo che siano affermati anche nei confronti di quegli italiani che sono o potrebbero venire a trovarsi sotto dominio politico straniero, e li proclamiamo oggi con la sicura coscienza di servire così gli interessi e le aspirazioni di tutti coloro che, come noi, credono negli ideali di libertà e di giustizia.

Chivasso, 19 dicembre 1943

Note

  1. ↑ Dichiarazione di Chivasso, su regione.vda.it.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni