| Casa Albero | |
|---|---|
| Altri nomi | Casa sperimentale |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Divisione 1 | Lazio |
| Località | Fregene |
| Indirizzo | Via Porto Azzurro, 57 |
| Coordinate | 41°51′19.08″N 12°11′08.88″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | visitabile su prenotazione |
| Costruzione | 1968 – 1975 |
| Inaugurazione | 1971 |
| Stile | Brutalismo |
| Uso | Villa unifamiliare sperimentale |
| Piani | 3 |
| Realizzazione | |
| Architetto | Giuseppe Perugini, Uga De Plaisant, Raynaldo Perugini |
| Proprietario | Famiglia Perugini |
| Committente | Giuseppe Perugini |
Casa Albero, conosciuta anche come Casa sperimentale, è un complesso residenziale di architettura sperimentale situato a Fregene, nel comune di Fiumicino (Roma), in Via Porto Azzurro 57. Fu progettata e realizzata tra il 1968 e il 1975 dagli architetti Giuseppe Perugini, Uga De Plaisant e Raynaldo Perugini, che insieme formarono un gruppo di lavoro familiare noto come i 3P. L’opera rappresenta uno dei più rilevanti esempi italiani di architettura brutalista reinterpretata in chiave poetica e sperimentale, nonché un raro caso di autoprogettazione familiare concepita come laboratorio abitativo a scala reale.
Negli anni Sessanta Fregene era una delle mete estive predilette della borghesia romana, frequentata da artisti, attori e professionisti del cinema di Cinecittà. In questo contesto mondano e in rapida trasformazione, l’architetto Giuseppe Perugini vide nella località costiera non solo un luogo di villeggiatura, ma un’occasione di sperimentazione progettuale. Insieme alla moglie Uga De Plaisant, anch’essa architetto, acquistò un terreno vicino alla pineta con l’intento di costruire una casa al mare che riflettesse la loro ricerca comune sul rapporto tra architettura, natura e vita quotidiana.
Il progetto prese forma nel 1968, quando anche il figlio Raynaldo, studente di architettura, si unì al lavoro dei genitori. I tre trasformarono così la casa in un esperimento di collaborazione creativa domestica, guadagnandosi il soprannome di “I 3P”. L’opera venne concepita come un “cantiere perpetuo”, una costruzione aperta a continue trasformazioni, espressione fisica di una ricerca che intendeva fondere spazio abitativo e natura in un’unica esperienza sensoriale. La costruzione principale fu completata nel 1971, ma la famiglia continuò a intervenire sull’opera fino alla metà del decennio successivo. La Casa Sperimentale divenne presto un punto di riferimento per architetti e designer interessati ai linguaggi radicali e al potenziale modulare dell’architettura domestica. Durante gli anni Settanta e Ottanta, la villa attrasse l’attenzione del mondo dell’arte e del cinema: Federico Fellini vi girò alcune sequenze, sfruttandone l’atmosfera surreale e sospesa, mentre in tempi più recenti la casa è stata scelta come scenario per una campagna di moda di Bottega Veneta, che ne ha valorizzato il carattere scultoreo e futurista. Dopo la morte di Giuseppe Perugini nel 1995, la famiglia smise di abitare stabilmente la casa, che cadde progressivamente in disuso e fu danneggiata dal tempo e da numerosi atti vandalici. Nonostante ciò, il figlio Raynaldo Perugini continua a occuparsi della manutenzione e promuove iniziative culturali e visite guidate volte a far conoscere e tutelare l’edificio.
Dagli anni Novanta in poi, l’edificio ha conosciuto un progressivo degrado, aggravato da atti vandalici e dall’azione degli agenti atmosferici. Invasa dalla vegetazione, la Casa Albero rimane tuttavia un’icona del modernismo italiano, un relitto visionario che continua ad affascinare fotografi, cineasti e architetti. Negli anni successivi grazie al lavoro di diverse associazioni culturali, la villa è stata riscoperta e valorizzata come testimonianza di un’utopia architettonica che intreccia arte, tecnologia e sperimentazione familiare. Le iniziative di recupero e visita pubblica promosse da Raynaldo Perugini mirano a restituire all’edificio un ruolo culturale attivo, riconoscendolo come una delle opere più significative dell’architettura sperimentale italiana del secondo Novecento.
La Casa Sperimentale è considerata un manifesto del brutalismo italiano reinterpretato attraverso una sensibilità personale e quasi organica. L’intero complesso, immerso tra i pini marittimi di Fregene, si compone di tre corpi principali: la cosiddetta Casa Albero, la Palla e i Cubetti, ciascuno con una propria autonomia formale ma concepiti come parti di un unico sistema sperimentale.
La Casa Albero, nucleo centrale del complesso, è realizzata in calcestruzzo armato, acciaio e vetro, materiali scelti per la loro capacità di esprimere sincerità costruttiva e libertà compositiva. La struttura è formata da telai esterni in cemento armato, ai quali sono ancorate, mediante giunti metallici, le piastre orizzontali che sorreggono i volumi abitativi. Questa configurazione consente un’espandibilità teoricamente infinita e una “non finibilità” che traduce in architettura l’idea di evoluzione continua del vivere. I pannelli verticali, alternando elementi pieni e trasparenti, ridefiniscono il concetto di muro, non più barriera ma membrana di comunicazione tra interno ed esterno. L’illuminazione naturale filtra attraverso questi moduli e attraverso tagli di luce creati dall’accostamento delle piastre sospese. L’insieme risulta così sospeso, come se galleggiasse nella pineta, da cui il nome “Casa Albero”. Elemento distintivo dell’edificio è la scala rossa, una passerella di accesso che può essere sollevata per isolare completamente l’abitazione, sottolineando il carattere introverso e sperimentale del progetto. Il colore rosso, utilizzato anche per gli infissi e per gli elementi metallici, rappresenta una costante visiva e simbolica dell’opera, spezzando la monotonia del cemento grezzo e accentuandone la tensione plastica. All’interno, gli ambienti si articolano in volumi sfalsati e interconnessi, privi di una gerarchia spaziale convenzionale. Il grande salone a doppia altezza funge da fulcro visivo e relazionale, mentre capsule autonome accolgono funzioni come bagni e servizi, concepite come moduli mobili in calcestruzzo prefabbricato dotati di arredi in plastica e sistemi di erogazione d’acqua integrati.
Accanto alla casa principale, la Palla costituisce un singolare esperimento di abitazione sferica, costruita in calcestruzzo armato mediante due gusci prefabbricati e dotata di un nastro finestrato che unisce idealmente cielo e terra. L’ambiente interno, compatto e simbolico, rappresenta l’archetipo dell’abitare intimo e raccolto, in contrasto con la struttura espandibile della Casa Albero.
Completano il complesso i cosiddetti Cubetti, piccoli moduli abitativi a pianta quadrata che sviluppano il concetto di minima unità residenziale. In meno di quaranta metri quadrati trovano posto zona giorno, cucina e camera da letto, a testimonianza della ricerca dei 3P sull’abitare flessibile e adattabile alle esigenze contemporanee.
La Casa Sperimentale non fu pensata come semplice residenza estiva, ma come strumento di ricerca architettonica. Perugini la definì una “casa continuum”, un luogo dove sperimentare il rapporto dinamico tra l’uomo, l’abitare e la natura. L’edificio, sospeso tra terra e cielo, suggerisce l’idea di una architettura in simbiosi con l’ambiente, capace di dialogare con la pineta circostante e di fondersi con essa. Nel suo linguaggio brutalista ma poetico, l’opera combina rigore geometrico e libertà formale, risultando al tempo stesso utopica e domestica. Il figlio Raynaldo Perugini ha descritto la casa come un “plastico in scala reale”, una bottega familiare in cui ognuno dei tre progettisti sperimentava soluzioni proprie, modificando la struttura durante la costruzione stessa. Tale processo aperto, basato sul confronto e sull’intuizione, rende la Casa Albero un caso unico di architettura collettiva e affettiva. Oggi, studiosi e appassionati la considerano un paradigma di architettura sperimentale in grado di anticipare temi contemporanei quali la modularità, la sostenibilità e la reversibilità del costruito.