| Case per impiegati della Borsalino | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Località | Alessandria |
| Indirizzo | Corso Teresio Borsalino, 15-17 |
| Coordinate | 44°54′26.54″N 8°36′54.46″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | 1950-1952 |
| Stile | architettura residenziale del secondo dopoguerra |
| Uso | alloggi unifamiliari |
| Realizzazione | |
| Architetto | Ignazio Gardella |
| Committente | Borsalino |

Le case per impiegati della Borsalino, considerate uno dei più celebri esempi di architettura residenziale del secondo dopoguerra, sono un complesso residenziale, progettato dall'architetto Ignazio Gardella per i dipendenti dell'azienda Borsalino, sito in corso Teresio Borsalino 15-17 ad Alessandria.
Nel corso del XX secolo la città di Alessandria fu teatro, grazie alla collaborazione tra Teresio Borsalino e l'architetto Ignazio Gardella, dello sviluppo di importanti opere architettoniche, tra cui l'edificio ospitante le case per impiegati della Borsalino; esso rappresentava un'ulteriore tappa nel piano di provvidenze che la ditta alessandrina aveva previsto negli anni per i propri dipendenti.
La costruzione delle case per impiegati iniziò formalmente il 19 giugno del 1950 quando, con deliberazione assunta il 27 giugno, il Comune concedeva il permesso di edificare degli appartamenti per i dipendenti della Borsalino in prossimità dello stabilimento produttivo. I terreni su cui sarebbe sorto l'edificio vennero in possesso alla società, da parte del Comune, tramite la permuta di un altro lotto di terreni sito nelle vicinanze dell'attuale via Romita, che furono acquisiti dalla Borsalino nel 1945 con l'intenzione di allargare in loco i propri stabilimenti produttivi, progetto che venne meno a causa della seconda guerra mondiale.
La costruzione dell'edificio avvenne in deroga alla regole edilizie vigenti e risalenti al 1929; venne così autorizzato un edificio organizzato su nove piani, con quarantacinque appartamenti e spezzato in tre parti, tra loro leggermente disassate; pare che la deroga fosse avvenuta a compensazione della differenza di valore economico dei lotti permutati con quello originariamente in possesso alla Borsalino, valutato circa 20 milioni di lire, e il terreno su cui sorse l'immobile residenziale, del valore di circa 5 milioni e mezzo di lire.
L'edificio, la cui progettazione fu curata da Ignazio Gardella, venne completato nel 1952.
Il progetto, che ignora alcuni dogmi restrittivi del movimento moderno, è situato immediatamente fuori dal centro di Alessandria, la parte nord è rivolta verso la città, mentre la parte sud verso la campagna. Le case per impiegati della Borsalino rappresentano uno degli esperimenti più riusciti sul tema della "casa alta"; l'edificio è organizzato in otto piani, di cui uno seminterrato di cantine, e un piano di solaio, ricavato nell’intercapedine tra l’ultimo solaio e il tetto.
L'edificio è caratterizzato da un andamento discontinuo e segmentato del perimetro esterno, infatti la facciata non è continua, ma mossa quattro volte in corrispondenza delle scale, a delimitare i quattro alloggi. Inoltre l'edificio contiene, con un approccio modernista e organico, il corpo di fabbrica nei punti dove si trovano i soggiorni passanti e da indicare dove si trovano gli ingressi, che risultano protetti nei tagli da pensiline metalliche ribassate.
Il prospetto nord su corso Borsalino presenta delle finestre a tutt'altezza, dal pavimento al soffitto, e degli infissi a filo esterno con chiusura a scorrimento che dona all'edificio un particolare slancio verso l'alto. Il tetto piano, con la sua sporgenza di due metri, non solo copre l'edificio dall'acqua, ma crea una contrapposizione con la verticalità dell'edificio. Oltre a ciò, funge da limite per il profilo orizzontale dell'immobile, coprendolo come una vela leggera quasi indipendente dal volume. I solai sono illuminati grazie a una fessura presente tra le mensole di cemento, che sostengono il tetto, e la soletta di copertura.
L'edificio è fornito di quattro alloggi per piano, serviti da scale e due diversi ascensori; ogni alloggio è formato da tre camere da letto (quattro per l'alloggio della testata ovest), un bagno, un soggiorno con area per il pranzo che si apre verso un ampio terrazzo e una cucina con ripostiglio attiguo. L'idea iniziale era di dare un doppio affaccio ai soggiorni, uno verso la città e l'altro verso la campagna, il risultato è stata la creazione di soggiorni accoppiati al centro e ai lati; fra i quali è situata la zona notte. Tutti gli ambienti sono stati dimensionati immaginando il mobilio che vi sarebbe stato messo all'interno e, mentre le camere dedicate ai bambini sono state pensate per adottare delle soluzioni inconsuete, la camera matrimoniale per i genitori è stata pensata per una disposizione più tradizionale obbligata, con una cabina armadio presente fin dalla costruzione. L'andamento irregolare della facciata non si ripercuote nelle stanze, tutte di forma rettangolare, ma solo nelle zone di passaggio e nel soggiorno. Il piano seminterrato, oltre ad avere una cantina per appartamento, contiene il locale caldaie per il riscaldamento centralizzato e una lavanderia. Nel piano dei solai sono invece presenti alcuni ripostigli e dei terrazzi pensati per stendere la biancheria.
Il prospetto è uniformemente ricoperto da piastrelle di tipo klinker bruno di diverse tonalità in grès porcellanato color testa di moro, scelto dall'architetto da una fornace locale che le aveva scartate in quanto considerate bruciate e per quello troppo scure.
I serramenti sono in legno bianco con griglie verniciate in verde. I pilastri, la soletta e le mensole del tetto sono invece in cemento armato.