| Castello di Babak قلعه بابک | |
|---|---|
| Ubicazione | |
| Stato attuale | |
| Città | Kaleibar |
| Coordinate | 38°50′14″N 46°58′51″E |
| Informazioni generali | |
| Tipo | Castello |
| Materiale | Pietra |
| Informazioni militari | |
| Funzione strategica | Difensiva |
| Eventi | Rivolta dei Khurramiyya |
| voci di architetture militari presenti su Wikipedia | |
Il castello di Babak/Pāpak (in persiano قلعه بابک, Qal‘e-ye Bābak), è una grande cittadella montana sopra alla foresta di Arasbaran (Iran), 50 km a sud di Ahar, nel Azerbaigian Orientale, ad una parasanga da Ardabil, 6 km a sud-ovest da Kaleibar. Secondo Ibn al-Nadim, deve il nome all'essere stata la roccaforte di Babak Khorramdin, capo dei Khurramiyya dell'Azerbaigian iraniano che osteggiarono il Califfato abbaside. Il castello fu conquistato e distrutto dall'esercito del generale di origini persiane Afshin per conto del califfo al-Muʿtaṣim nell'837.

Il castello si trova a 50 km da Ahar, sul ramo sinistro del fiume Qarasū. I suoi resti sono sparsi su di un sistema a livelli ad un'altitudine compresa tra i 2300 e i 2600 metri sul livello del mare. Domina sui dirupi e le querce della circostante foresta di Arasbaran ed è circondato dalle montagne. Data la collocazione, il castello era quasi impossibile da conquistare, a causa della sua posizione elevata tra le montagne e della protezione offerta dal ghiaccio e dalla neve durante il periodo invernale.
Le parti rimanenti della fortezza sono attualmente conosciute come Qaḷʿa-ye Jomhūr, lett. "Castello dei monti Jomhūr". Del castello, arrampicato alla cima del monte, sono ancora riconoscibili i resti di una torre di guardia e delle grandi fornaci. Annesso al castello esisteva anche un palazzo per il castellano. L'ultimo tratto di strada per raggiungere il sito è uno stretto passaggio terminante in un tempio a forma di corridoio lungo 200 metri.
Come tipico nell'architettura militare sasanide delle regioni montuose, il castello era realizzato in pietra e s'integrava nell'orografia del picco su cui sorgeva. Allo stato attuale, non è però possibile valutare se (cosa comunque probabile) le parti superiori delle mura fossero realizzate in mattoni crudi, pratica diffusa in Iran sin dalla Preistoria.

Nel sito sono stati rinvenuti campioni di monete e ceramiche del XIII secolo, nonché ceramiche intagliate e smaltate risalenti all'inizio del VII secolo.
In ragione delle evidenze archeologiche di cui sopra, si ritiene che l'insediamento umano sul sito oggi occupato dal castello di Babak risalga all'epoca dell'Impero partico e che si trattasse già allora di una struttura fortificata poi integrata o comunque ristrutturata durante l'impero sasanide nel più generale contesto della creazione, in Persia, di un sistema di fortificazioni limitanee sulla falsa riga del Limes romano. La rocca apparteneva al novero delle fortezze utilizzate per garantire il controllo militare-politico su aree impervie, in un reame caratterizzato da un'orografia proterva.

Secondo la testimonianza di Ṭabarī, Babak Khorramdin, già alleato del rivoltoso Javidhan, divenne il capo della rivolta Khurramiyya contro gli Abbasidi nel biennio 816-817. Il califfo al-Maʾmūn (r. 813-833) invià contro Babak Muhammad ibn Ḥomayd nel 827-828 ma questi, dopo varie scaramucce, fu sconfitto dai ribelli nella battaglia di Hashtadsar (829). Le vittorie di Babak sugli arabi furono associate al suo possesso della cittadella di Arasbaran, che gli garantiva il controllo su tutte le terre «a sud fino alle vicinanze di Ardabīl e Marand, a est fino al Mar Caspio e al distretto di Şamaxı (Shirvan), a nord fino alla steppa Mughan (Moḡān) e alla riva del fiume Aras, a ovest fino ai distretti di Culfa (attuale Repubblica Autonoma di Naxçıvan) e Marand».
Morto al-Maʾmūn, solo nell'837 il nuovo califfo, Al-Mu'tasim, inviò contro Babak il persiano Afshin che costrinse il ribelle ad arroccarsi nel suo rifugio montano. Afshin ricevette rinforzi dal Califfato, guidati dal magnate arabo Abū Dolaf, e s'accampò a sei miglia dalla rocca montana, guidando diversi attacchi al castello da quell'accampamento. Grazie al ricorso a macchine d'assedio (tra cui lanciafiamme a nafta), Afshin riuscì a fare breccia nelle difese dei Khurramiyya che furono sconfitti. Babak riuscì inizialmente a fuggì ma fu poi catturato e giustiziato. Il castello fu allora distrutto.