Cattigara

Rovine dell'epoca del Funan di Nam Linh Son, Óc Eo, Vietnam. Óc Eo è stata identificata più volte dagli studiosi come il sito dell'antica Cattigara

Cattigara è il nome di una grande città portuale situata sul Magnus Sinus descritta da varie fonti antiche. Alcuni studiosi moderni hanno collegato Cattigara al sito archeologico di Óc Eo, nell'attuale Vietnam.

Il signor Caverhill «dimostra» che l'antica Cattigara corrisponde all'attuale Ponteamass (Banteaymeas), The Monthly Review, or Literary Journal, volume 40, 1769, p. 98.

La descrizione di Tolomeo e Marciano

Cattigara situata alla foce del fiume Mekong (Cotiaris), secondo d'Anville, Orbis Veteribus Notus («Il mondo conosciuto dagli antichi»).

Cattigara o Kattigara (τὰ Καττίγαρα) era il nome attribuito dal geografo alessandrino del II secolo Claudio Tolomeo a un porto dei Sinae situato sulla costa più orientale del Mare Indiano, a 8½° a sud dell'equatore (a causa di un errore di trascrizione). Essa veniva collocata tra i limiti più orientali del mondo abitato, insieme a Sera e alle regioni dei Sinae.

Anche il geografo greco Marciano di Eraclea fa riferimento a Cattigara, descrivendola come il principale porto dei Sinae e il punto più remoto del mondo abitato conosciuto nelle regioni meridionali.

Il nome «Cattigara» deriverebbe probabilmente dal sanscrito Kirti-nagara (कीर्ति-नगर, «città rinomata») oppure da Kotti-nagara (कोटि-नगर, «città fortificata»).

In alcune mappe medievali, come la carta di Martellus del 1489 o quella di Waldseemüller del 1507, pubblicata nella Geographia di Tolomeo, Cattigara veniva collocata a 8 gradi e mezzo sotto l'equatore e a 178 gradi a ovest delle isole Canarie.

La ricerca di Ciamba da parte di Colombo

Guidati da Tolomeo, gli scopritori del Nuovo Mondo cercarono inizialmente di trovare la via per Cattigara. Nella mappa del mondo realizzata nel 1489 da Henricus Martellus Germanus, che rielaborava l'opera di Tolomeo, l'Asia terminava nel suo punto più sud-orientale con un promontorio chiamato Capo di Cattigara. Scrivendo del suo viaggio del 1499, Amerigo Vespucci affermò di aver sperato di raggiungere Malacca (Melaka) navigando verso ovest dalla Spagna attraverso l'Oceano Occidentale (l'Atlantico), aggirando il Capo di Cattigara ed entrando nel Sinus Magnus («Grande Golfo»), situato a est del Chersoneso Aureo (la penisola malese), del quale il Capo di Cattigara costituiva l'estremità sud-orientale. Il Sinus Magnus corrispondeva in realtà all'attuale Golfo della Thailandia.

Durante il suo quarto e ultimo viaggio (1502-1503), Cristoforo Colombo progettò di seguire verso sud la costa di Ciamba, aggirare il Capo di Cattigara e attraversare lo stretto che, secondo lui, separava Cattigara dal Nuovo Mondo, entrando così nel Sinus Magnus e raggiungendo Malacca. Credeva che questo fosse il percorso seguito da Marco Polo dalla Cina all'India nel 1292. Colombo prevedeva inoltre di incontrare la spedizione inviata nello stesso periodo dal Portogallo attorno al Capo di Buona Speranza sotto il comando di Vasco da Gama, e portava con sé lettere credenziali dei sovrani spagnoli da consegnare a da Gama. Quando raggiunse Cariay, sulla costa dell'attuale Costa Rica, Colombo ritenne di trovarsi vicino alle miniere d'oro di Ciamba. Il 7 luglio 1503 scrisse dalla Giamaica: «Raggiunsi la terra di Cariay… Qui ricevetti notizie delle miniere d'oro di Ciamba che stavo cercando».

Si comprese infine che Colombo non aveva raggiunto né Ciamba né alcuna parte del Capo di Cattigara. La ricerca di Cattigara proseguì comunque durante i primi decenni del XVI secolo. Johannes Schöner, dopo la circumnavigazione del globo compiuta dalla spedizione guidata da Ferdinando Magellano, concluse che l'Oceano Pacifico corrispondeva al Sinus Magnus e collocò Cattigara sulla costa occidentale del Sud America. Questa interpretazione venne seguita anche da Oronce Fine e dagli autori delle carte di Dieppe. Con il tempo, tuttavia, geografi e cartografi dovettero ammettere che Cattigara non poteva essere identificata con alcun luogo noto. Nel 1531 il matematico e cosmografo Gemma Frisius scrisse: «Nel luogo in cui Tolomeo descriveva Cattigara come estesa molto oltre l'Equatore, e che altri, con ragionamenti assai dubbi, collegavano ai regni di Var, Moabar e ad altre regioni, ora, dopo ripetuti viaggi sia da questa parte sia dall'altra dell'Equatore, non è stata trovata alcuna terra continentale, ma un numero quasi infinito di isole».

Studi successivi

Nel 1767 John Caverhill dedusse che Cattigara corrispondesse al porto del delta del Mekong di Banteaymeas (situato tra l'attuale distretto di Banteay Meas e Hà Tiên), non lontano da Óc Eo. L'appello lanciato nel 1979 da Jeremy H.C.S. Davidson per «uno studio approfondito di Hà Tiên nel suo contesto storico e in relazione a Óc Eo», ritenuto indispensabile per una corretta comprensione e interpretazione del sito, rimane ancora oggi senza risposta.

Il geografo francese del XVIII secolo Jean-Baptiste Bourguignon d'Anville collocò Cattigara presso la foce del fiume Mekong (indicato come Cottiaris), posizione che compare nella sua carta Orbis Veteribus Notus («Il mondo conosciuto dagli antichi»).

Gli studi del XX secolo hanno stabilito che la Cattigara di Tolomeo si trovava a 8½° a nord dell'equatore e rappresentava il precursore di Saigon come principale porto ed emporio commerciale alla foce del Mekong.

Anche il navigatore e scrittore svedese Björn Landström concluse, sulla base delle indicazioni nautiche fornite dall'antico mercante e marinaio Alessandro, che Cattigara sorgesse presso la foce del Mekong.

George Coedès, considerato il «padre della storia dell'Asia sud-orientale antica», affermò: «Entro la metà del III secolo il Funan aveva già stabilito relazioni con la Cina e con l'India, ed è senza dubbio sulla costa occidentale del Golfo del Siam che va ricercato il punto più remoto raggiunto dai navigatori ellenistici, vale a dire il porto di Kattigara menzionato da Tolomeo». Nel 1979 A.H. Christie osservò che «la presenza di oggetti, seppur poco numerosi, provenienti dall'Oriente romano» rafforzava l'ipotesi secondo cui Óc Eo corrispondesse alla Cattigara tolemaica. Il celebre classicista tedesco Albrecht Dihle sostenne questa interpretazione, scrivendo:

«Dal resoconto del viaggio di Alessandro citato da Tolomeo, Kattigara può essere localizzata soltanto nel delta del Mekong, poiché Alessandro navigò dapprima lungo la costa orientale della penisola malese verso nord fino a Bangkok, e da lì continuò costeggiando il litorale verso sud-est, giungendo infine a Kattigara. Non si sente parlare di ulteriori cambi di rotta. Inoltre, a Óc Eo, emporio scavato nel delta occidentale del Mekong, nell'antico regno del Funan, sono venuti alla luce reperti romani del II secolo d.C.»

Adhir Chakravarti concluse: «I resti archeologici rinvenuti a Óc Eo, a sud di Phnom Bà Thên nella regione Trans-Bassac della Cocincina, hanno dimostrato oltre ogni dubbio che si trattava di un grande porto del Funan e, come suggerito da Mallaret e Coedès, esso può essere identificato con l'emporio di Kattigara descritto da Tolomeo (= sanscrito Kirtinagara o Kottanagara)».

Lo studioso Luciano Petech, eminente esperto della civiltà indiana antica, concluse infine: «Kattigara era situata nel delta del Mekong… A Go Óc Eo, nella Cocincina occidentale, insieme a gioielli indiani e specchi bronzei cinesi, sono stati rinvenuti numerosi oggetti romani: perle, gemme, cammei e, soprattutto, monete romane degli Antonini».

Note

  1. ↑ «Óc Eo nel delta del Mekong sarebbe dunque un’identificazione più probabile»: Germaine Aujac, Claude Ptolémée, Astronome, Astrologue, Géographe: Connaissance et Représentation du Monde habité, Parigi, Éditions du CTHS, 1993, p. 125, nota 10. Si vedano inoltre: Adhir Chakravarti, «The Economic Foundations of Three Ancient Civilizations of South-east Asia: Borobudur, Dvararavati and Angkor: Preliminary Report of a Study Tour in some countries of South-east Asia in April-May 1985», in Haraprasad Ray (a cura di), Studies on India, China, and South East Asia: Posthumous Papers of Prof. Adhir Chakravarti, Calcutta, R.N. Bhattacharya, 2007, p. 89; Adhir Chakravarti, «International Trade and Towns of Ancient Siam», Our Heritage: Bulletin of the Department of Post-graduate Training and Research, Sanskrit College, Calcutta, vol. XXIX, parte I, gennaio-giugno 1981, pp. 1-23, in particolare p. 9. Un'ipotesi alternativa, proposta da J.L. Moens, sostiene che il nome derivi dal sanscrito Koti-nagara («città del capo»), in riferimento alla sua posizione presso Capo Ca' Mau, l’estremità meridionale dell'Indocina: J.L. Moens, «De Noord-Sumatraanse Rijken der Parfums en specerijen in Voor-Moslimse Tijd», Tijdschrift voor Indische Taal-, Land- en Volkenkunde, LXXXV, 3, 1955, pp. 325-336, in particolare p. 335; J.L. Moens, «Kotinagara het antieke handescentrum op Yava's Eindpunt», Tijdschrift voor Indische Taal-, Land- en Volkenkunde, LXXXV, 3, 1955, pp. 437-448, in particolare p. 448; W.J. van der Meulen, «Ptolemy's Geography of Mainland Southeast Asia and Borneo», Indonesia, n. 19, aprile 1975, pp. 1-32, in particolare p. 17. Si veda anche: Kasper Hanus ed Emilia Smagur, «Kattigara of Claudius Ptolemy and Óc Eo: the issue of trade between the Roman Empire and Funan in the Graeco-Roman written sources», in Helen Lewis (a cura di), EurASEAA14, vol. 1, Ancient and Living Traditions, Papers from the Fourteenth International Conference of the European Association of Southeast Asian Archaeologists, Summertown (Oxford), Archaeopress, 2020, pp. 140-145, in particolare p. 144.
  2. ↑ Paul Schnabel, «Die Entstehungsgeschichte des kartographischen Erdbildes des Klaudios Ptolemaios», Sitzungsberichte der Preussischen Akademie der Wissenschaften: Philosophisch-Historische Klasse, Verlag der Akademie der Wissenschaften, vol. XIV, 1930, pp. 214-250, in particolare pp. 239-243. Erich Polaschek, «Ptolemy's “Geography” in a New Light», Imago Mundi, vol. 14 (1959), pp. 17-37, in particolare pp. 25 e 35. L. Bagrow, The Origin of Ptolemy's Geographia, in Geografiska Annaler, vol. 27, Geografiska Annaler, Vol. 27, 1º gennaio 1945, pp. 318-387, nb 322-323, DOI:10.2307/520071, ISSN 1651-3215 (WC · ACNP), JSTOR 520071. Claudio Tolomeo, India extra Gangem fluvium Sinarum situs, Roma, Arnoldus Buckinck, 1508 (la stessa carta è riprodotta anche nelle edizioni romane del 1478 e del 1490).
  3. ↑ Tolomeo, Geografia, 1.11.1-1.17.5 e 7.3.3-7.3.6.
  4. ↑ Marciano, Periplo del Mare Esterno, 1.15.46.
  5. ↑ Adhir K. Chakravarti, «Early Sino-Indian Maritime Trade and Fu-Nan», in D.C. Sircar (a cura di), Early Indian Trade and Industry, Calcutta, University of Calcutta Centre of Advanced Study in Ancient Indian History and Culture, Lectures and Seminars, n. VIII-A, parte I, 1972, pp. 101-117; ripubblicato anche in The South East Asian Review (Gaya, India), vol. 20, nn. 1-2, 1995, pp. 5-14, in particolare p. 10; e in India and South-East Asia Socio-econo-cultural Contacts, a cura di N.N. Bhattacharyya, Calcutta, Punthi Pustak, 1998, p. 413.
  6. ↑ lostcivilizations, The mystery of Cattigara, the city located at the ends of the ancient world • Neperos, su Neperos.com, 4 dicembre 2023. URL consultato il 7 aprile 2024.
  7. ↑ Albert Herrmann, «Der Magnus Sinus und Cattigara nach Ptolemaeus», in Comptes Rendus du 15me Congrès International de Géographie, Amsterdam, 1938, Leida, Brill, 1938, tomo II, sezione IV, Géographie Historique et Histoire de la Géographie, pp. 123-128.
  8. ↑ George E. Nunn, «The Three Maplets attributed to Bartholomew Columbus», Imago Mundi, vol. 9, 1952, pp. 12-22, in particolare p. 15; Helen Wallis, «What Columbus Knew», History Today, vol. 42, maggio 1992, pp. 17-23; Edmundo O'Gorman, The Invention of America: An Inquiry into the Historical Nature of the New World and the Meaning of its History, Bloomington, Indiana University Press, 1961, pp. 106-122.
  9. ↑ La lettera, datata 14 marzo 1502, è pubblicata in Martin Fernández de Navarrete, Colección de los viages y descubrimientos, 2ª ed., Madrid, Imprenta Nacional, 1858, p. 430; la lettera di accompagnamento indirizzata a Colombo è pubblicata in A. Millares Carlo (a cura di), Historia de las Indias di frate Bartolomé de las Casas, Città del Messico, Fondo de Cultura Económica, 1951, libro II, cap. IV, pp. 219-220.
  10. ↑ Lettera datata 7 luglio 1503; citata in J.M. Cohen (a cura di), The Four Voyages of Christopher Columbus, Harmondsworth, Penguin, 1969, p. 287.
  11. ↑ «Ora, nel luogo in cui Tolomeo descrisse Cattigara come sporgente molto oltre l'Equatore, e che altri collegarono poi ai regni di Var, Moabar e ad altre regioni con argomentazioni quasi del tutto incerte, dopo numerose navigazioni al di qua e al di là dell'Equatore non è stata trovata alcuna terra continentale, ma un numero quasi infinito di isole»: Reinerus Gemma Frisius, De Principiis Astronomiae et Cosmographiae, Lovanio, 1530, capitolo XXX.
  12. ↑ Nicholas Sellers, The Princes of Hà-Tiên (1682-1867): the Last of the Philosopher-Princes and the Prelude to the French Conquest of Indochina: a Study of the Independent Rule of the Mac Dynasty in the Principality of Hà-Tiên, and the Establishment of the Empire of Vietnam, Bruxelles, Thanh-long, 1983, p. 164.
  13. ↑ John Caverhill, «Some Attempts to ascertain the utmost Extent of the Knowledge of the Ancients in the East Indies», Philosophical Transactions, vol. 57, 1767, pp. 155-174, su books.google.com. .
  14. ↑ Jeremy H.C.S. Davidson, «Archaeology in Southern Viet-Nam since 1954», in R.B. Smith e W. Watson (a cura di), Early South East Asia: Essays in Archaeology, History, and Historical Geography, New York, Oxford University Press, 1979, pp. 215-222, in particolare p. 216.
  15. ↑ Jean-Baptiste Bourguignon d’Anville, Éclaircissements géographiques sur la carte de l’Inde, Parigi, Imprimerie Royale, 1753, pp. 160-161; Jean-Baptiste Bourguignon d’Anville, A Geographical Illustration of the Map of India, tradotto da William Herbert, Londra, 1759, p. 78; Atlas de d’Anville, 1786, "Orbis Veteribus Notus" (JPG), su commons.wikimedia.org. .
  16. ↑ Albert Herrmann, «Der Magnus Sinus und Cattigara nach Ptolemaeus», in Comptes Rendus du 15me Congrès International de Géographie, Amsterdam, 1938, Leida, Brill, 1938, tomo II, sezione IV, Géographie Historique et Histoire de la Géographie, pp. 123-128; Louis Malleret, L’Archéologie du delta du Mékong, tomo III, La culture du Fu-nan, Parigi, 1962, cap. XXV, «Oc-Èo et Kattigara», pp. 421-454.
  17. ↑ Björn Landström, The Quest for India: A History of Discovery and Exploration from the Expedition to the Land of Punt in 1493 B.C. to the Discovery of the Cape of Good Hope in 1488 A.D., in Words and Pictures, Londra, Allen & Unwin, 1964, p. 56.
  18. ↑ George Coedès, «Some Problems in the Ancient History of the Hinduized States of South-East Asia», Journal of Southeast Asian History, vol. 5, n. 2, settembre 1964, pp. 1-14. Coedès chiarì ulteriormente il proprio pensiero nel libro Les Peuples de la Péninsule Indochinoise: Histoire – Civilisations (Parigi, Dunod, 1962, p. 62; traduzione inglese di H.M. Wright, The Making of South East Asia, Berkeley, University of California Press, 1966, pp. 58-59): «Il Funan occupava una posizione chiave rispetto alle rotte commerciali marittime ed era inevitabilmente uno scalo sia per i navigatori che attraversavano lo stretto di Malacca sia per quelli, probabilmente più numerosi, che transitavano attraverso uno degli istmi della penisola malese. Il Funan potrebbe perfino essere stato il punto terminale dei viaggi provenienti dal Mediterraneo orientale, se davvero la Kattigara menzionata da Tolomeo si trovava sulla costa occidentale dell'Indocina, nel Golfo del Siam».
  19. ↑ A. H. Christie, «Lin-i, Fu-nan, Java», in R.B. Smith e W. Watson (a cura di), Early South East Asia: Essays in Archaeology, History, and Historical Geography, New York, Oxford University Press, 1979, pp. 281-287, in particolare p. 286.
  20. ↑ Albrecht Dihle, Umstrittene Daten: Untersuchenen zum Auftreten der Griechen an Roten Meer, Köln und Opladen, Westdeutsch Verlag, 1964, S.30.
  21. ↑ Adhir Chakravarti, «International Trade and Towns of Ancient Siam», The South East Asian Review (Gaya, India), vol. 20, nn. 1-2, 1995, p. 20.
  22. ↑ Luciano Petech, «Rome and Eastern Asia», East and West [Roma], anno II, n. 2, luglio 1951, pp. 72-76, in particolare p. 74; Jame DiBiasio, The Story of Angkor, Chiang Mai, Silkworm Books, 2013, p. 10.

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