Quinto Cecilio Basso, in latino Quintus Cecilius Bassus, in greco Καικίλιος Βάσσος o Βάσσος τε Καικίλιος (fl. I sec. a.C. – dopo il 42 a.C.), è stato un militare romano, di stanza in Siria, presso Tiro, sotto Cesare. Promosse una ribellione contro Cesare nell'estate del 46 a.C. dopo aver eliminato il legittimo governatore della provincia, Sesto Giulio Cesare. Assegnatosi la carica di pretore, si sostituì a quest'ultimo istituendo un dominio personale dalla città di Apamea.
Cavaliere romano, aveva militato in giovane età sotto Gneo Pompeo Magno, ma era un personaggio poco conosciuto nelle alte sfere Romane. Fu al centro di uno degli eventi più misteriosi e poco chiariti della guerra civile tra Cesare e Pompeo: l'ammutinamento, durato diversi anni, di una legione di Cesare stanziata in Siria.
Le fonti giunte fino a noi divergono su diversi aspetti di questa vicenda, specialmente sui fatti avvenuti prima che Basso ottenesse il comando della legione Siriana:
Le due versioni in contraddizione, sono il frutto di una dura polemica storeografica deformante in direzioni contrapposte, sorta evidentemente a ridosso della vicenda, e non certo secoli dopo. Si può però osservare che, nonostante la diametrale lontananza delle due versioni, in alcuni casi sembra di essere di fronte alla presentazione distorta della stessa scena: Cecilio trascinato davanti a Sesto in Appiano, e che, catturato, giustifica gli arruolamenti in Dione.
La testimonianza della fonte di Appiano, pro Cecilio e contro Sesto è sospetta di falsificazione. Sarebbe invece da ritenere fededegna la versione di Dione (la cui demolizione della figura di Basso, non richiede l'esaltazione di Sesto) che presenta Cecilio come un pompeiano apertamente ribelle a Cesare durante una fase della guerra civile a questi del tutto avversa: Basso avrebbe agito in un momento in cui si erano diffuse voci di sconfitta di Cesare in Africa, su di una legione formata da elementi già agli ordini di Pompeo a Farsalo, e passati sotto di lui dopo la sconfitta. Sesto Cesare era poi considerato l'erede politico di Cesare (in quanto suo parente più prossimo) e una ribellione contro di lui è prova certa di un'azione filo-pompeiana.[senza fonte] Dione scrive inoltre che fosse apertamente dalla parte di Scipione e di Catone in quel momento (e così anche Giuseppe Flavio[dove?]), anche se la lettera comunicante la morte di Cesare in Africa e l'affidamento a se stesso della provincia che mostrò a Sesto era chiaramente artefatta.

Avendo de facto in mano il comando della legione, ed avendone reclutata un'altra alla buona, Basso proseguì allacciando legami con i potentati locali, padroni di notevoli posizioni fortificate di cui la zona pullulava, che gli avrebbero poi garantito rifornimenti indefiniti; nonché facendosi potenti alleati regionali, come il tetrarca della Galazia Deiotaro. Trovando però, secondo Giuseppe Flavio, la convinta opposizione degli Idumei di Giudea, guidati da Antipatro, fedelissimo di Cesare.
Le prime notizie sulla crisi Causata in siria da Basso giunsero a Roma nel settembre/ottobre del 46 a.C e Cesare, venuto a conoscenza della sedizione, affidò a Quinto Cornificio, governatore della Cilicia, il compito di reprimerla, inviandogli legioni a supporto, mentre lui si sarebbe diretto in Spagna ad affrontare le residue forze pompeiane raccolte attorno a Sesto Pompeo.
Questi rinforzi tuttavia partirono solo con il nuovo governatore della Siria dell'anno 45 a.C. Gaio Antistio Vetere, il quale subì una clamorosa sconfitta per mano di Cecilio Basso, grazie all'intervento del sovrano partico Pacoro I, e del capo arabo Alcaudonio, già complice dei Parti contro Crasso, che aveva reclutato per Basso mercenari dalla Mesopotamia.
Cesare a quel punto inviò un'altra spedizione composta da due eserciti per un totale di sei legioni, comandate da Lucio Staio Murco e Marco Crispo, ma tale forza, cinto d'assedio Basso, non poté averne ragione, fino a che "egli non pose volontariamente se stesso nelle loro mani alle proprie condizioni".
Con la morte di Cesare alle idi di marzo il cesaricida Gaio Cassio Longino, recatosi in Oriente trasse a sé le forze ribelli (anche in virtù dei suoi passati legami da questore) e quelle inviate da Cesare: Cecilio Basso e Crispo ottennero il perdono, mentre Stazio, conservando il rango che deteneva in precedenza, ricevette il comando della flotta. Dopodiché non si sa più nulla di Basso. Probabilmente ciò è indizio di morte repentina, o della sua uscita dalla scena politica.[senza fonte]