| Cercopiteco di Brazzà | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Classe | Mammalia |
| Sottoclasse | Theria |
| Infraclasse | Eutheria |
| Superordine | Euarchontoglires |
| (clade) | Euarchonta |
| Ordine | Primates |
| Sottordine | Haplorrhini |
| Infraordine | Simiiformes |
| Parvordine | Catarrhini |
| Superfamiglia | Cercopithecoidea |
| Famiglia | Cercopithecidae |
| Sottofamiglia | Cercopithecinae |
| Tribù | Cercopithecini |
| Genere | Cercopithecus |
| Specie | C. neglectus |
| Nomenclatura binomiale | |
| Cercopithecus neglectus Schlegel, 1876 | |
| Sinonimi | |
|
Cercopithecus brazzae | |
| Areale | |
Il cercopiteco di Brazzà (Cercopithecus neglectus Schlegel, 1876) è una specie di primate della famiglia Cercopithecidae, appartenente alla sottofamiglia Cercopithecinae e alla tribù Cercopithecini. È diffuso soprattutto nelle foreste fluviali, paludose e umide dell'Africa centrale, con popolazioni più isolate nell'Africa orientale. Il suo areale si estende dal Camerun meridionale e dal Gabon fino all'Uganda, al Kenya occidentale, all'Etiopia sud-occidentale e al Sud Sudan, comprendendo gran parte del bacino del Congo.
È uno dei rappresentanti più grandi e più facilmente riconoscibili del genere Cercopithecus. Presenta un mantello prevalentemente grigio, arti e coda scuri, una vistosa macchia arancione sulla fronte e una lunga barba bianca che circonda il mento e la parte inferiore del volto. Il caratteristico aspetto facciale lo distingue nettamente dagli altri cercopitechi africani.
La specie possiede abitudini diurne e prevalentemente arboricole, ma trascorre una parte considerevole del tempo anche sul terreno forestale, dove ricerca piante erbacee, frutti caduti e altre risorse alimentari. È particolarmente associata agli ambienti umidi e ai corsi d'acqua, lungo i quali si sposta attraverso la vegetazione ripariale.
Il cercopiteco di Brazzà è noto per il comportamento relativamente discreto e per la tendenza a rimanere immobile e nascosto quando percepisce una minaccia. Questa strategia antipredatoria, unita alla presenza in habitat spesso difficilmente accessibili, rende la specie relativamente difficile da individuare mediante i censimenti tradizionali.
L'organizzazione sociale presenta una notevole variabilità geografica. In alcune popolazioni dell'Africa centrale sono stati descritti piccoli gruppi familiari compatibili con un sistema di monogamia facoltativa, mentre in Kenya sono stati documentati gruppi poliginici comprendenti un maschio adulto e diverse femmine.
Il cercopiteco di Brazzà è classificato come specie a minor preoccupazione (Least Concern, LC) nella Lista rossa IUCN, sebbene numerose popolazioni locali siano minacciate dalla distruzione degli habitat forestali, dalla frammentazione delle foreste ripariali e dalla caccia per il consumo della carne selvatica.
Il nome comune ricorda l'esploratore e naturalista italo-francese Pietro Savorgnan di Brazzà, protagonista delle esplorazioni europee dell'Africa centrale durante la seconda metà del XIX secolo. L'epiteto specifico neglectus, che significa «trascurato» o «ignorato», richiama invece il carattere elusivo dell'animale.

Il cercopiteco di Brazzà venne descritto scientificamente nel 1876 dallo zoologo olandese Hermann Schlegel, con il nome Cercopithecus neglectus.
La descrizione originale apparve nel volume dedicato alle scimmie delle collezioni del Museo di storia naturale dei Paesi Bassi, all'interno dell'opera Muséum d'histoire naturelle des Pays-Bas. La località tipica venne indicata come il Nilo Bianco, nell'allora Sudan. Il materiale originale è conservato nelle collezioni del Museo di storia naturale di Londra, con il numero di catalogo BMNH 1860.4.20.7.
Questo esemplare, un maschio adulto raccolto da John Petherick, è identificato come olotipo nelle banche dati del museo. La provenienza precisa dell'esemplare è stata successivamente discussa, poiché l'indicazione originaria del Nilo Bianco potrebbe riferirsi genericamente a territori più meridionali dell'Africa nord-orientale. Il nome scientifico neglectus deriva dal latino e significa «trascurato» o «ignorato». Il nome comune ricorda invece Pietro Savorgnan di Brazzà, esploratore italo-francese legato alla storia delle esplorazioni dell'Africa centrale.
Nel corso della storia tassonomica, al cercopiteco di Brazzà sono stati attribuiti diversi nomi scientifici.
Tra i principali sinonimi riconosciuti dall'Integrated Taxonomic Information System figurano:
Questi nomi riflettono differenti interpretazioni della variabilità geografica e morfologica della specie. Le principali classificazioni moderne, tra cui il Mammal Diversity Database, riconoscono attualmente Cercopithecus neglectus come specie distinta e generalmente monotipica, senza sottospecie viventi comunemente riconosciute.
Il cercopiteco di Brazzà appartiene al genere Cercopithecus, ma presenta caratteristiche ecologiche e comportamentali relativamente particolari.
La preferenza per le foreste ripariali, la frequentazione degli strati inferiori della vegetazione e la strategia antipredatoria basata sull'occultamento lo distinguono da molti altri cercopitechi africani. La specie viene tradizionalmente collocata in un gruppo specifico all'interno del genere, indicato come gruppo di Cercopithecus neglectus. Le sue relazioni filogenetiche con gli altri cercopitechi sono state oggetto di studi morfologici e genetici. Le differenze nei sistemi sociali e riproduttivi tra le popolazioni dell'Africa centrale e orientale sono inoltre rilevanti per comprendere l'evoluzione dell'organizzazione sociale nel genere.


Il cercopiteco di Brazzà è una scimmia di taglia medio-grande, caratterizzata da una corporatura relativamente robusta, arti ben sviluppati e una lunga coda non prensile. La specie presenta un marcato dimorfismo sessuale, con maschi generalmente più grandi e pesanti delle femmine. Il peso medio dei maschi adulti è di circa 7 kg, mentre quello delle femmine si aggira intorno ai 4 kg. La lunghezza della testa e del tronco varia generalmente tra 45 e 60 cm nei maschi e tra 40 e 47 cm nelle femmine; la coda è solitamente più lunga del corpo.
Il mantello è folto e presenta una colorazione prevalentemente grigiastra, con peli di tipo aguti, caratterizzati da bande alternate di colore chiaro e scuro. Il dorso e la regione superiore del tronco possono assumere tonalità bruno-rossastre, mentre gli arti e la coda sono generalmente più scuri, spesso quasi neri. La groppa è caratterizzata da una regione relativamente chiara, talvolta biancastra, che contrasta con il resto del mantello. Il volto presenta le caratteristiche cromatiche più distintive della specie. La regione facciale è prevalentemente scura ed è circondata da una folta barba bianca che si estende lungo le guance, sotto il mento e nella parte anteriore del collo. Sulla fronte è presente una vistosa fascia arancione o rosso-ruggine, generalmente arcuata a forma di mezzaluna. Questa marcatura contrasta nettamente con la sommità del capo, prevalentemente scura.

La combinazione tra la macchia frontale arancione, la barba bianca e il muso scuro rende il cercopiteco di Brazzà immediatamente riconoscibile anche rispetto alle altre specie del genere Cercopithecus. Sulla parte superiore delle cosce sono presenti marcature chiare, generalmente biancastre, che possono risultare particolarmente evidenti quando l'animale si muove. Gli occhi sono rivolti anteriormente e garantiscono una visione binoculare, utile durante gli spostamenti nella vegetazione arborea. Le mani e i piedi possiedono dita relativamente lunghe e mobili, adattate alla presa sui rami e agli spostamenti sul terreno.
La coda è lunga, sottile e non prensile. Contribuisce al mantenimento dell'equilibrio durante la locomozione, soprattutto quando gli animali attraversano supporti arborei relativamente sottili. Come gli altri membri della sottofamiglia Cercopithecinae, il cercopiteco di Brazzà possiede tasche guanciali, che permettono di immagazzinare temporaneamente gli alimenti raccolti. Sono inoltre presenti callosità ischiatiche, che facilitano il mantenimento della posizione seduta sui rami.
Oltre alle differenze nelle dimensioni corporee, i due sessi presentano alcune caratteristiche distintive nella colorazione della regione genitale.
Nei maschi adulti, lo scroto assume una vistosa pigmentazione bluastra, mentre nelle femmine la regione perineale può presentare tonalità rossastre. I maschi possiedono inoltre canini generalmente più sviluppati rispetto alle femmine. Le notevoli differenze nelle dimensioni corporee sono particolarmente interessanti dal punto di vista evolutivo, poiché la specie non presenta ovunque un sistema sociale fortemente poliginico.
Uno studio pubblicato nel 1987 ha suggerito che il dimorfismo sessuale possa riflettere, almeno in parte, caratteristiche ereditate da antenati con una maggiore intensità della competizione tra maschi, mentre l'evoluzione di gruppi relativamente piccoli avrebbe favorito sistemi riproduttivi più flessibili.

Gli individui giovani presentano una colorazione del mantello meno contrastata rispetto agli adulti.
I neonati possiedono generalmente una pelliccia brunastra relativamente uniforme, mentre le caratteristiche marcature facciali diventano progressivamente più evidenti durante la crescita. Nei giovani possono essere già riconoscibili la macchia frontale chiara e alcune marcature bianche, mentre la colorazione scura degli arti e della coda si sviluppa gradualmente. La differenziazione del mantello accompagna quindi il passaggio dalle prime fasi dello sviluppo alla maturità.
Il cercopiteco di Brazzà occupa un vasto areale nell'Africa centrale, con popolazioni più localizzate nell'Africa orientale.
Secondo il Mammal Diversity Database, la specie è presente in Angola settentrionale, Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, Gabon, Sud Sudan, Uganda, Kenya occidentale ed Etiopia sud-occidentale. La distribuzione risulta fortemente condizionata dalla presenza di corsi d'acqua, foreste ripariali e ambienti umidi. A differenza di altri cercopitechi che possono frequentare estesi complessi di foresta pluviale lontani dai fiumi, il cercopiteco di Brazzà mostra una particolare associazione con la vegetazione forestale situata lungo i corsi d'acqua. Questa preferenza ecologica determina una distribuzione spesso discontinua, soprattutto nelle regioni nelle quali le foreste fluviali costituiscono corridoi relativamente stretti all'interno di paesaggi più aperti.
Gli habitat principali comprendono foreste ripariali, foreste paludose, formazioni soggette a inondazioni stagionali e altri ambienti caratterizzati da una vegetazione densa in prossimità dell'acqua.
La specie può frequentare anche foreste tropicali mature, foreste secondarie, bambuseti e alcune formazioni montane. Le foreste ripariali costituiscono ambienti particolarmente importanti perché offrono risorse alimentari, copertura vegetale e possibilità di spostamento relativamente protette. La vicinanza all'acqua rappresenta una delle caratteristiche più costanti della distribuzione locale. Nelle popolazioni studiate in Kenya, gli animali erano presenti esclusivamente nelle vicinanze dei fiumi e utilizzavano intensamente le parti allagate della foresta.
Il cercopiteco di Brazzà è inoltre capace di nuotare, comportamento che può risultare vantaggioso negli ambienti forestali attraversati da numerosi corsi d'acqua.
Nel bacino del Congo, la specie occupa numerosi complessi forestali di pianura, con una distribuzione generalmente associata ai sistemi fluviali.
È presente nelle foreste della Repubblica Democratica del Congo, della Repubblica del Congo, del Gabon e del Camerun, oltre che in altri territori forestali dell'Africa centrale. La continuità della vegetazione ripariale riveste particolare importanza nei paesaggi nei quali le foreste sono intervallate da savane o praterie.
Uno studio pubblicato nel 2007 da Fiona Maisels e collaboratori ha documentato nuove località di presenza nel parco nazionale di Mbam e Djerem, in Camerun, e nella regione degli altopiani Batéké, tra Gabon e Repubblica del Congo. Nel parco nazionale di Mbam e Djerem, la specie venne rilevata su entrambe le rive del fiume Djerem.
Nel Gabon, gli individui furono osservati lungo il fiume Mpassa e alcuni suoi affluenti, mentre nella Repubblica del Congo vennero documentati lungo il fiume Nambouli, nella riserva della Lefini, e in altri settori forestali vicini al confine con il Gabon. I risultati ampliarono la distribuzione precedentemente conosciuta, dimostrando che la specie poteva essere presente anche in regioni nelle quali non era stata rilevata dai censimenti precedenti.
Le popolazioni degli altopiani Batéké rappresentano un esempio particolarmente interessante dell'utilizzo delle foreste a galleria.
Questi ambienti sono caratterizzati da un mosaico di savane e formazioni forestali che seguono i corsi d'acqua. Le foreste ripariali costituiscono corridoi relativamente stretti, ma possono ospitare popolazioni di primati adattati alla presenza di vegetazione densa lungo i fiumi. Uno studio pubblicato nel 2008 da Tony King ha esaminato la presenza del cercopiteco di Brazzà nelle riserve di Lesio-Louna e della Lefini sudoccidentale, nella Repubblica del Congo. Le osservazioni, condotte tra il 2002 e il 2007, documentarono una distribuzione relativamente ampia nelle foreste a galleria delle due riserve.
Gli avvistamenti riguardavano generalmente uno o due individui, sebbene fossero stati osservati gruppi comprendenti fino a sei animali. Le vocalizzazioni della specie venivano udite in circa la metà delle giornate trascorse nei campi di ricerca. Lo studio rilevò inoltre una diminuzione significativa della probabilità di individuare gli animali durante i censimenti iniziati dopo le 7:00 del mattino. Questo risultato contribuisce a spiegare perché la specie possa essere sottostimata nelle indagini faunistiche condotte senza considerare le sue particolari abitudini vocali.
Nell'Africa orientale il cercopiteco di Brazzà occupa popolazioni relativamente isolate, soprattutto in Uganda, Kenya occidentale, Sud Sudan ed Etiopia sud-occidentale.
La distribuzione è generalmente associata a foreste ripariali, zone umide e piccoli complessi forestali. In Kenya la specie è stata documentata nella foresta di Kakamega, nella regione del monte Elgon e nelle colline Cherangani, oltre che in altre località caratterizzate dalla presenza di vegetazione fluviale. Queste popolazioni sono particolarmente vulnerabili alla frammentazione degli habitat, poiché i corridoi forestali occupati dagli animali possono essere circondati da terreni agricoli e insediamenti.
Il cercopiteco di Brazzà è una specie onnivora, con una dieta costituita principalmente da frutti e altre risorse vegetali, integrate da insetti e piccoli invertebrati.
La composizione dell'alimentazione varia secondo l'habitat e la disponibilità stagionale delle risorse. Gli animali consumano frutti maturi e immaturi, semi, foglie giovani, germogli, fiori, funghi e vegetazione erbacea presente sul terreno forestale. Le piante erbacee rivestono una particolare importanza nelle foreste fluviali, dove il cercopiteco di Brazzà trascorre una parte considerevole del tempo negli strati inferiori della vegetazione. Lo studio condotto da Wahome, Rowell e Tsingalia nella riserva forestale di Kisere, in Kenya, ha documentato un'alimentazione prevalentemente frugivora, integrata da foglie e invertebrati.
Le differenze nella disponibilità delle risorse alimentari possono influenzare le dimensioni dei territori e l'organizzazione degli spostamenti quotidiani. Le tasche guanciali permettono di raccogliere rapidamente frutti e altri alimenti, che possono essere consumati successivamente in luoghi relativamente riparati. La specie può inoltre cercare cibo sul terreno, raccogliendo piante erbacee, frutti caduti e altri materiali vegetali. Attraverso il consumo dei frutti, contribuisce probabilmente ai processi di dispersione dei semi nelle foreste ripariali.

Il cercopiteco di Brazzà è un primate diurno, con abitudini prevalentemente arboricole ma una notevole frequentazione del terreno forestale.
La locomozione comprende spostamenti quadrupedi sui rami, arrampicate, salti e movimenti al suolo. La lunga coda contribuisce al mantenimento dell'equilibrio durante gli spostamenti nella vegetazione. Una delle caratteristiche più interessanti è la preferenza per gli strati inferiori della foresta. Nella riserva di Kisere, in Kenya, i ricercatori hanno osservato che gli individui trascorrevano oltre il 50% del tempo a un'altezza inferiore ai 5 m dal suolo.
La specie utilizza inoltre frequentemente il terreno, soprattutto durante la ricerca di vegetazione erbacea e altri alimenti. Gli spostamenti quotidiani possono risultare relativamente limitati rispetto a quelli di alcuni cercopitechi più marcatamente frugivori. Nello studio di Kisere, le distanze giornaliere percorse dai gruppi variavano approssimativamente tra 330 e 1001 m. Queste differenze possono dipendere dalla disponibilità delle risorse e dalle caratteristiche della vegetazione.
Una delle caratteristiche comportamentali più distintive della specie è la strategia utilizzata per evitare i predatori.
Quando percepisce una minaccia, il cercopiteco di Brazzà tende frequentemente a interrompere i movimenti e a rimanere immobile, cercando di confondersi con la vegetazione. Gli individui possono rannicchiarsi contro il tronco di un albero, mantenendo la testa abbassata e nascondendo le regioni più vistosamente colorate del corpo. In questa posizione, la macchia arancione sulla fronte e le marcature bianche possono risultare meno visibili. L'animale può rimanere silenzioso e immobile fino a quando il potenziale predatore si allontana.
Questa strategia differisce da quella di numerosi altri cercopitechi, che reagiscono spesso alla presenza dei predatori mediante movimenti rapidi e richiami d'allarme relativamente frequenti. L'efficacia del comportamento dipende dalla presenza di una vegetazione fitta, che permette agli individui di sottrarsi alla vista dei predatori. La tendenza a nascondersi può inoltre contribuire alla difficoltà di rilevare la specie mediante osservazioni dirette.
Il cercopiteco di Brazzà presenta un'organizzazione sociale relativamente variabile.
I gruppi sono generalmente più piccoli rispetto a quelli di numerose altre specie del genere Cercopithecus. Nell'Africa centrale sono state descritte aggregazioni familiari comprendenti una coppia adulta e la relativa prole, compatibili con un sistema di monogamia facoltativa. Nell'Africa orientale sono invece stati documentati gruppi poliginici, comprendenti un maschio adulto, diverse femmine e individui immaturi. Questa variabilità suggerisce che il sistema riproduttivo possa dipendere dalle condizioni ecologiche e demografiche delle popolazioni.
Uno studio condotto tra il dicembre 1987 e il marzo 1989 nella riserva forestale di Kisere, in Kenya, ha esaminato tre gruppi di cercopitechi di Brazzà per un totale di 528 ore di contatto con gli animali.
I gruppi comprendevano rispettivamente 11, 13 e 16 individui. Tutti possedevano un solo maschio adulto residente, almeno tre femmine adulte e diversi giovani. I ricercatori osservarono inoltre tre maschi adulti solitari. Le dimensioni delle aree utilizzate dai gruppi variavano tra 4,1 e 6 ettari, con un utilizzo particolarmente intenso delle porzioni forestali soggette a inondazioni.
Durante lo studio vennero registrate cinque nascite. Questi dati mostrano che alcune popolazioni della specie presentano una struttura sociale chiaramente poliginica, differente da quella descritta nei piccoli gruppi familiari dell'Africa centrale.
Le relazioni tra gli individui sono mantenute attraverso la tolettatura reciproca, le vocalizzazioni, il contatto fisico e altre interazioni sociali.
La tolettatura contribuisce alla pulizia del mantello e al mantenimento dei legami affiliativi. Le femmine possono mantenere rapporti sociali relativamente stabili all'interno del gruppo, mentre i maschi possono abbandonare il gruppo natale durante la maturazione. I maschi adulti non associati a gruppi riproduttivi conducono generalmente una vita solitaria. Questi individui possono tentare di sostituire i maschi residenti, ottenendo accesso alle femmine.
Le conoscenze relative alle gerarchie di dominanza e ai meccanismi di dispersione rimangono tuttavia limitate, soprattutto per le popolazioni dell'Africa centrale.
Il cercopiteco di Brazzà possiede un repertorio comunicativo comprendente vocalizzazioni, espressioni facciali, posture corporee e contatti fisici.
I maschi adulti producono richiami relativamente potenti, caratterizzati da suoni profondi e rimbombanti. Queste vocalizzazioni vengono emesse soprattutto nelle prime ore del mattino e possono contribuire alla comunicazione tra individui e gruppi. La produzione dei richiami all'alba rappresenta una caratteristica utile anche per i ricercatori, poiché permette di individuare la presenza della specie nelle foreste dense. Nelle riserve di Lesio-Louna e della Lefini sudoccidentale, Tony King ha osservato che la probabilità di rilevare il cercopiteco di Brazzà diminuiva significativamente durante i censimenti iniziati dopo le 7:00 del mattino.
I maschi possono emettere vocalizzazioni d'allarme relativamente brevi in presenza di minacce. Le femmine utilizzano richiami meno potenti durante le interazioni sociali e possono produrre vocalizzazioni più intense quando percepiscono un pericolo. I giovani emettono richiami acuti, soprattutto quando vengono separati dalla madre o dagli altri membri del gruppo. La comunicazione visiva comprende variazioni dell'espressione facciale, movimenti della testa e posture associate a comportamenti aggressivi o affiliativi.
La vistosa colorazione del volto può contribuire al riconoscimento degli individui appartenenti alla stessa specie.
Il cercopiteco di Brazzà presenta relazioni interspecifiche relativamente particolari rispetto a quelle di numerosi altri cercopitechi forestali.
Mentre molte specie del genere Cercopithecus formano frequentemente associazioni miste con altri primati, il cercopiteco di Brazzà tende generalmente a evitare tali aggregazioni. Nella riserva di Kisere, i ricercatori osservarono che gli altri cercopitechi evitavano i gruppi di Cercopithecus neglectus, che non partecipavano abitualmente ad associazioni polispecifiche. Questo comportamento potrebbe dipendere dalla competizione per le risorse alimentari e dalle particolari strategie antipredatorie della specie. La tendenza a rimanere immobile e nascosta in presenza di una minaccia può infatti risultare meno compatibile con la formazione di grandi aggregazioni comprendenti primati più rumorosi e mobili.
In alcune località è stata comunque documentata una certa tolleranza nei confronti dei colobini, soprattutto quando le specie coinvolte utilizzano risorse alimentari differenti.
La biologia riproduttiva del cercopiteco di Brazzà presenta alcune differenze tra le popolazioni.
I sistemi riproduttivi documentati comprendono forme di poliginia relativamente moderata e, in alcuni piccoli gruppi familiari, una possibile monogamia facoltativa. Le femmine raggiungono generalmente la maturità sessuale intorno ai cinque anni, mentre i maschi possono maturare più tardi, approssimativamente intorno ai sei anni. La gestazione dura approssimativamente cinque-sei mesi e si conclude generalmente con la nascita di un solo piccolo. I parti gemellari sono rari.
Alla nascita il neonato è strettamente dipendente dalla madre, che provvede all'allattamento, al trasporto e alla protezione. Durante i primi mesi di vita il piccolo rimane frequentemente aggrappato al ventre materno. Con la crescita inizia progressivamente a esplorare l'ambiente, a giocare con gli altri individui immaturi e a consumare alimenti solidi. L'intervallo tra le nascite può essere di circa un anno, ma le informazioni disponibili non permettono di generalizzare questo valore a tutte le popolazioni.
La stagionalità riproduttiva può inoltre variare secondo le condizioni ambientali e la disponibilità alimentare.

Il cercopiteco di Brazzà vive in ecosistemi forestali nei quali sono presenti diversi predatori di primati.
Tra i principali figurano il leopardo (Panthera pardus), l'aquila coronata (Stephanoaetus coronatus) e, in alcune regioni, lo scimpanzé comune (Pan troglodytes). Anche alcuni grandi serpenti possono rappresentare una minaccia, soprattutto per gli individui giovani. La particolare strategia antipredatoria della specie consiste prevalentemente nell'immobilità e nell'occultamento nella vegetazione. Quando un predatore si avvicina eccessivamente, gli animali possono emettere richiami d'allarme e tentare di allontanarlo mediante comportamenti di minaccia.
La frequentazione delle foreste ripariali determina inoltre un legame stretto con gli ecosistemi acquatici e con la vegetazione che cresce lungo i corsi d'acqua. Attraverso il consumo di frutti e altre risorse vegetali, il cercopiteco di Brazzà può contribuire alla dispersione dei semi e alla rigenerazione della vegetazione forestale. La specie partecipa inoltre alle reti trofiche attraverso il consumo di insetti e altri piccoli invertebrati.
Il cercopiteco di Brazzà è classificato come specie a minor preoccupazione (Least Concern, LC) nella Lista rossa IUCN, secondo la valutazione pubblicata nel 2019.
La classificazione riflette soprattutto la distribuzione relativamente ampia della specie e la sua presenza in numerosi complessi forestali dell'Africa centrale. La tendenza demografica globale è tuttavia considerata sconosciuta, a causa della scarsità di dati quantitativi affidabili e delle difficoltà di censimento. Le principali minacce comprendono la perdita e frammentazione degli habitat forestali, la caccia per il consumo della carne selvatica e l'espansione delle attività agricole. La situazione delle popolazioni periferiche dell'Africa orientale è particolarmente preoccupante, poiché molti nuclei occupano piccoli frammenti forestali circondati da terreni agricoli e insediamenti.
La distruzione delle foreste ripariali rappresenta una delle principali minacce.
La conversione della vegetazione naturale in terreni agricoli e insediamenti può interrompere la continuità dei corridoi forestali utilizzati dagli animali. La frammentazione può determinare l'isolamento delle popolazioni, ridurre gli scambi genetici e aumentare la vulnerabilità alle perturbazioni ambientali. Questo problema è particolarmente grave nelle regioni in cui il cercopiteco di Brazzà sopravvive esclusivamente in sottili fasce di vegetazione lungo i corsi d'acqua. La perdita dei collegamenti tra questi frammenti può compromettere gli spostamenti e la possibilità di ricolonizzazione delle aree dalle quali la specie è scomparsa.
Le popolazioni del Kenya sono state oggetto di ricerche specifiche a causa del loro isolamento e della progressiva perdita degli habitat.
Uno studio pubblicato nel 1997 da Karere G. Mugambi e collaboratori ha esaminato la distribuzione della specie nella regione del monte Elgon e nelle colline Cherangani. Tra ottobre 1994 e febbraio 1995, i ricercatori censirono complessivamente 49 individui nelle aree esaminate. Nella regione del monte Elgon vennero osservati tre gruppi e sei individui solitari nei pressi del fiume Kimothon. Nelle colline Cherangani furono invece rilevati quattro gruppi e sei individui solitari nella riserva forestale di Kapolet e nelle aree circostanti.
La dimensione media dei gruppi era di 6,6 individui. I ricercatori documentarono una grave degradazione degli habitat forestali, con popolazioni spesso confinate in piccoli frammenti ripariali privi di una protezione efficace. Lo studio sottolineò la necessità di interventi urgenti per proteggere le popolazioni residue e mantenere la continuità dei corridoi forestali.
Indagini più recenti hanno confermato la presenza di popolazioni residue nella foresta di Kakamega, nel Kenya occidentale.
Il Wildlife Research and Training Institute del Kenya ha condotto censimenti finalizzati a valutare la distribuzione e la struttura demografica della specie. Secondo una sintesi divulgata dall'istituto, circa 32 cercopitechi di Brazzà sono stati rilevati durante un'indagine in 90 punti di osservazione, con gruppi comprendenti da due a dieci individui e undici animali solitari. Un ulteriore contributo presentato alla seconda conferenza scientifica internazionale del Wildlife Research and Training Institute, nel settembre 2025, ha analizzato la persistenza del cercopiteco di Brazzà in piccoli corridoi ripariali della foresta di Kakamega.
I risultati preliminari hanno indicato una distribuzione limitata soprattutto ai corsi d'acqua Isukhu e Nandamaya, con una densità stimata di circa 6,8 individui per km² nelle aree esaminate. Il confronto tra osservazioni effettuate nel 2008 e nel 2022 non ha evidenziato una variazione statisticamente significativa della consistenza numerica nei siti studiati. Le analisi satellitari hanno tuttavia mostrato una marcata riduzione e frammentazione degli habitat forestali.
Gli autori hanno quindi raccomandato interventi di ripristino della vegetazione ripariale, il rafforzamento della protezione dei corridoi ecologici e ulteriori censimenti nelle località storicamente occupate dalla specie. Questi risultati rappresentano indicazioni utili per la conservazione regionale, ma non costituiscono una stima completa della popolazione nazionale del Kenya.
Nella Repubblica del Congo, gli studi condotti nelle riserve di Lesio-Louna e della Lefini sud-occidentale hanno documentato la presenza di popolazioni relativamente diffuse nelle foreste a galleria.
La ricerca di King del 2008 ha suggerito che le attività di gestione delle riserve, associate anche ai programmi di reintroduzione dei gorilla, possano aver favorito il recupero locale del cercopiteco di Brazzà dopo periodi di intensa caccia. La conservazione dei corridoi forestali è tuttavia considerata essenziale per evitare l'isolamento delle popolazioni. In particolare, la continuità delle foreste ripariali della Lefini permette il collegamento tra frammenti forestali situati all'interno di un paesaggio dominato da savane.
La caccia per il consumo della carne selvatica costituisce una minaccia in diverse regioni dell'areale.
Il cercopiteco di Brazzà può essere catturato mediante armi da fuoco e trappole, soprattutto nelle aree forestali facilmente accessibili. La presenza di strade e piste forestali può favorire la penetrazione dei cacciatori in territori precedentemente relativamente isolati. La pressione venatoria può determinare declini locali anche quando la copertura arborea rimane apparentemente integra. La difficoltà di osservare la specie rende inoltre complesso individuare tempestivamente le diminuzioni delle popolazioni.
Il cercopiteco di Brazzà è presente in numerose aree protette dell'Africa centrale e orientale.
Tra queste figurano il parco nazionale di Mbam e Djerem, in Camerun, il parco nazionale degli altopiani Batéké, in Gabon, e le riserve di Lesio-Louna e della Lefini sudoccidentale, nella Repubblica del Congo. La specie è inoltre presente in diverse aree protette della Repubblica Democratica del Congo e del Kenya. È inclusa nell'Appendice II della CITES, che regolamenta il commercio internazionale degli esemplari. La conservazione a lungo termine dipende soprattutto dalla protezione delle foreste ripariali, dal mantenimento dei collegamenti ecologici tra i frammenti forestali e dalla riduzione della pressione venatoria.
Particolare importanza rivestono inoltre il monitoraggio delle popolazioni isolate e l'adozione di metodi di censimento adeguati al comportamento elusivo della specie.
| Controllo di autorità | J9U (EN, HE) 987007543364905171 |
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