| Charietto | |
|---|---|
| Comes per utramque Germaniam | |
| Durata mandato | IV secolo – 366 |
| Monarca | Valentiniano I |
| Predecessore | carica istituita |
| Successore | carica soppressa |
| Dati generali | |
| Professione | Cacciatore di taglie |
Charietto (... – gennaio 366) è stato un militare franco, al servizio dell'Impero romano.
| Charietto | |
|---|---|
| Nascita | ? |
| Morte | gennaio 366 |
| Dati militari | |
| Paese servito | Impero romano Impero romano d'Occidente |
| Forza armata | Esercito romano |
| Anni di servizio | IV secolo - 366 |
| Grado | Comes per utramque Germaniam |
| Comandanti | Giuliano Valentiniano I |
| Guerre | Campagne galliche di Giuliano Invasione alamanna del 365-366 |
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Di nascita barbara secondo la ricostruzione più accreditata un franco salio, Charietto aveva lasciato la propria terra per stabilirsi nella Gallia soggetta ai Romani. Risiedeva a Treviri, la maggiore città delle regioni transalpine, quando, già prima dell'elevazione di Giuliano al rango di cesare vide i barbari d'oltre Reno devastare impunemente le città della sponda romana. Deciso ad agire ma privo di autorità legale per farlo apertamente si inoltrò da solo nei boschi più fitti in attesa delle incursioni notturne: colti nel sonno o ubriachi uccideva i barbari in gran numero e ne portava le teste a mostrare agli abitanti della città. Praticò questa tattica a lungo, fiaccando l'ardire degli assalitori che pur senza comprenderne la causa vedevano assottigliarsi le proprie fila; altri fuorilegge si unirono a lui finché, cresciuto il numero dei suoi uomini, si presentò al cesare per riferirgli l'intera vicenda.
Incapace di contenere con mezzi ordinari le incursioni notturne dei predoni, che di giorno si disperdevano nascondendosi nei boschi, Giuliano decise di opporre loro uomini della stessa tempra: affidò a Charietto rinforzato da numerosi Franchi Sali, il compito di dare la caccia ai Camavi (chiamati «Quadi» da Zosimo) che avevano occupato la Batavia tra i due rami del Reno, scacciandone i Sali che vi risiedevano. Mentre i reparti regolari presidiavano di giorno il territorio aperto Charietto proseguì le proprie incursioni notturne fino a ridurre i Camavi a tal punto che essi e il loro sovrano si arresero; tra i prigionieri presi da Charietto figurava anche il figlio del re nemico, usato da Giuliano come leva nelle trattative di pace, concluse a condizione che i Camavi non imbracciassero mai più le armi contro Roma.
Nello stesso anno Ammiano Marceino attribuisce a Charietto un diverso servizio, questa volta contro il re alamanno Ortario, stanziato a sud del Meno e già membro della coalizione sconfitta a Strasburgo nel 357. Giuliano volendo raggiungere il territorio di Ortario e non disponendo di guide ordinò a Nestica, tribuno degli Scutari e a Charietto (definito da Ammiano semplicemente «uomo di straordinario coraggio» senza alcun titolo ufficiale) di catturare un prigioniero a ogni costo; un giovane alamanno fu rapidamente afferrato e per salvarsi la vita si offrì di fare da guida. Seguendo le sue indicazioni l'esercito romano avanzò e Ortario fu infine ridotto a chiedere la pace, che mantenne poi fedelmente. Questi servizi meritarono una ricompensa tanto che venne Charietto nominato in data imprecisata, comes per utramque Germaniam ("comandante di entrambe le Germanie"), titolo che portava ancora al momento della morte. Questa carica non è attestata altrove, ma è coerente con la prassi, ben documentata a partire dal regno di Costanzo II, di affidare a un comes militare un settore geografico ampio con un'autorità superiore a quella dei duces, che in linea di principio comandavano le truppe di una sola provincia.
Nell'inverno gelido immediatamente successivo al 1º gennaio (con ogni probabilità del 366, benché l'offensiva alamanna generale sia talora datata già al tardo 365) gli Alamanni ripresesi dalle perdite subite ripetutamente contro Giuliano dilagarono oltre i confini della Gallia in più colonne. Charietto allora mosse con truppe pronte al combattimento incontro alla prima colonna nemica, associandosi nell'impresa il comes Severiano, un uomo anziano e di scarse forze secondo Ammiano, che comandava presso Cabillona (Chalon-sur-Saône) i reparti palatini dei Divitensi e dei Tungricani. Lo storico francese E. Demougeot colloca lo scontro a sud del settore di Strasburgo, lasciato sguarnito di fortificazioni da Giuliano, ma Ammiano stesso resta assai impreciso sul luogo della battaglia. Unite le forze e gettato in fretta un ponte su un piccolo corso d'acqua i Romani scambiarono dapprima colpi di freccia e giavellotto con i barbari; venuti poi allo scontro ravvicinato, le loro linee furono sconvolte dall'impeto nemico e tutti si diedero alla fuga non appena videro Severiano disarcionato e trafitto da un dardo. Charietto, opponendo il proprio corpo ai fuggitivi e trattenendoli con parole di rimprovero tentò con la fermezza del proprio contegno di cancellare l'onta della rotta ma cadde a sua volta colpito a morte da un giavellotto. Dopo la sua caduta, gli Alamanni strapparono lo stendardo degli Eruli e dei Batavi agitandolo in alto con grida di scherno e danze di trionfo, finché non fu recuperato al termine di nuovi e durissimi combattimenti. Valentiniano I, informato del disastro respinse in seguito gli Alamanni ma non senza difficoltà.