Cinema ad Ancona

Voce principale: Ancona.

La storia del cinema ad Ancona inizia l'11 ottobre 1896, quando nei locali del Caffé Centrale fu effettuata la prima proiezione cinematografica, nello stesso anno in cui fu proiettato il primo film in Italia e solo dieci mesi dopo la prima proiezione in assoluto, quella dei fratelli Lumière.

Questa voce tratta soprattutto dei film ambientati in Ancona. Il primo risale al 1943, quando uscì nelle sale Ossessione, di Luchino Visconti. Da allora altri film sono stati ambientati in città, che è stata interpretata diversamente dai vari registi e a volte è servita solo come ambientazione, senza essere citata.

Origini del cinema ad Ancona

Pubblicità dell'Edison vitascope, usato probabilmente nella prima proiezione cinematografica ad Ancona

La prima proiezione cinematografica ad Ancona ci fu l'11 ottobre 1896, a cura della "Compagnia Anglo-Italiana Edison", nei locali del Caffé Centrale. Si tratta dello stesso anno in cui fu proiettato il primo film in Italia e solo dieci mesi dopo la prima proiezione in assuluto, quella dei fratelli Lumière. Gli spettatori poterono assistere ai seguenti film: Arrivo ciclistico, Arrivo di un treno, La disputa, Un battello della Senna a Parigi, La ginnastica, Cavalli Saltanti. L'apparecchio proiettore fu probablimente un Edison vitascope.

Erano gli anni in cui Ancona era piazzaforte di prima classe del Regno, periodo in cui il volto della città si rinnovò completamente, e non soltanto dal punto vista militare: anche per quanto riguarda la vita civile, la città venne adeguata a tutti i criteri di modernità dell'epoca sotto numerosi aspetti, tra cui, appunto l'introduzione del cinema.

Il primo cinematografo permanente della città fu inaugurato il 22 settembre del 1906, all'interno del Teatro Vittorio Emanuele, allora con ingresso da corso Mazzini. L'ingresso era in via Castelfidardo; le macchine e le pellicole erano fornite dalla "Società Lux et Umbra" di Roma. Alla sera, un biglietto d'ingresso costava 30 centesimi per gli adulti e 15 centesimi i ragazzi. Dopo alcuni anni, il 7 febbraio del 1931, adeguandosi al nuovo ruolo il teatro mutò il suo nome in "Cinema e Teatro Vittorio Emanuele" e fu ristrutturato, aprendo un nuovo ingresso su corso Vittorio emanule (ora corso Garibaldi).

Film girati ad Ancona

Dal 1940 al 1960

Ossessione, capolavoro di Luchino Visconti (1943), considerato il primo film neorealista, nelle sequenze centrali è stato girato ad Ancona. Le prime immagini attraverso cui Visconti ci presenta cinematograficamente la città sono quelle del cavalcavia della Stazione Ferroviaria, crocevia di destini, dal momento che è sul treno che Gino (Massimo Girotti) arriva ad Ancona e sul treno fa amicizia con “lo spagnolo” (Elio Marcuzzo). Per arrivare alla Cattedrale della città Gino e l’amico si arrampicano per una strada in salita (che è Via Cialdini, ripresa all’altezza dell’accesso al vicolo oggi intitolato a San Marco, via che nella realtà conduce a Capodimonte, il rione che si estende sul colle opposto a quello su cui si trova il Duomo).

Ancona, cattedrale di S. Ciriaco - foto di scena del film Ossessione di Luchino Visconti

Giunti sul piazzale di San Ciriaco, Gino (Massimo Girotti) si siede accanto allo "spagnolo" (Elio Marcuzzo) sul muretto del belvedere del piazzale del Duomo, con lo sguardo sognante perso a scrutare l’orizzonte lontano alla ricerca di uno spazio interiore nel quale rifugiarsi e porre fine alla sua esistenza vagabonda. L'immagine riassume forse l’aspetto peculiare dell’Ancona cinematografica: città di mare, levantina, terra di confine di una geografia ideale, linea di cesura tra la nebbiosa Pianura Padana e il caldo Mediterraneo, che qui inizia a manifestarsi compiutamente. Da qui, dal sagrato del Duomo medievale, dall’alto del colle Guasco, la macchina da presa scorre in panoramica sulle banchine del porto ingombro di traghetti e navi passeggeri. Quindi il porto, non-luogo per antonomasia, contraltare alla prosaicità della ferrovia, diviene con il suo anfiteatro naturale riferimento filmico ricorrente, margine tra la terra e il mare, limite estremo, quello che nella fuga di Gino sarà anche porta d’ingresso verso un dramma esistenziale che troverà la sua conclusione nella tragedia.

Nello sfondo dell'inquadratura si nota sul colmo del tetto della cattedrale un personaggio vestito di chiaro, in compagnia di alcuni operai: si tratta dell'allora trentacinquenne Riccardo Pacini, soprintendente ai monumenti che proprio nel 1942 fu richiamato ad Ancona per guidare le attività a protezione e salvaguardia degli edifici dorici dal rischio dei bombardamenti. Del Duomo venne protetto con sacchi di sabbia il protiro principale ed "evidenziato" il tetto del braccio sopra il coro con un rettangolo orlato di giallo con all'interno due campi bianco e nero suddivisi da diagonale (simbologia per segnalare gli edifici monumentali, come le croci bianche sui tetti per gli edifici di genere sanitario ed ospedaliero).

La sequenza del film continua proseguendo lo sguardo cinematografico su Ancona, quasi un lungo piano–sequenza, che riprende il campanile del Duomo e l’edificio che gli stava accanto (oggi non più esistente) incluso negli antichi annessi di servizio alla cattedrale e addossato all’impianto probabilmente parte della chiesa medievale di Santa Maria di Nazareth. Lo sfondo e le soggettive cambiano continuamente: viene inquadrata la parte superiore dell’antica chiesa di Santa Maria in Curte, distrutta, pochi mesi dopo le riprese, dal pesante bombardamento aereo alleato del 1º novembre 1943 (che causerà centinaia di vittime), così come alcune vie dei rioni di Ancona affacciantisi sul porto che fanno da sfondo ad altre scene del film: lo scalone Nappi, Palazzo Davalos (distrutto durante la guerra), il prospetto laterale di Palazzo Ferretti e Piazza del Senato.

Con il prezioso supporto della memoria filmica Visconti ha potuto fissare su pellicola immagini della fiera di San Ciriaco, di salite, scalinate e di alcuni dei luoghi più antichi e caratteristici del centro storico di Ancona non più visibili altrimenti, per cui il film è divenuto una preziosa testimonianza visiva di come si presentava la città prima che la guerra ne modificasse l'aspetto.

Dal 1960 al 1970

Monica Vitti riprodotta alla Lanterna Rossa di Ancona, sul molo in cui fu girata l'ultima scena del film La ragazza con la pistola

Negli anni sessanta Ancona è stata usata in vari film, poi proiettati nelle sale di tutta Europa, per rappresentare i luoghi più disparati ed esotici.

In questo film, le spiagge rocciose di Ancona rappresentano la costa australiana.
In quest'altro film, le stesse scogliere rappresentano invece l'Isola del Diavolo della Guyana francese.
Alle due pellicole di Paolella va il merito di aver conservato le immagini della Riviera del Cònero prima dell'antropizzazione a scopo turistico avvenuta a partire dalla metà degli anni sessanta. È possibile, in particolare, apprezzare gli scogli del Passetto e la spiaggia di Portonovo nella sua naturalità quasi intatta, costellata dalle rare capanne dei pescatori, demolite a metà degli anni sessanta, e dalle rovine del fortino napoleonico, allora in abbandono.
In questo film, il molo nord di Ancona, nonostante il Duomo che si intravede sullo sfondo, serve per rappresentare il porto di Brighton, in Inghilterra. Al largo della lanterna rossa la protagonista Monica Vitti fugge dal Regno Unito con il traghetto. La scena doveva essere girata realmente a Brighton, come gran parte del resto del film, ma il mare proibitivo nella località inglese ed impegni già presi in Italia subito dopo il film dall'altro protagonista Carlo Giuffré, spinsero la regia a ripiegare sullo scalo adriatico, focalizzando la scena sulla corsa sul molo e la nave in partenza.

Dal 1970 al 2000

Alcune scene di questo film sono state girate all'interno, allora in rovina, della storica Villa Favorita, restaurata nel 1998. Tra gli attori Alain Delon, Giancarlo Giannini, Lea Massari, Alida Valli, Renato Salvatori.
Negli anni settanta furono girati in città due film "poliziotteschi"; in questo si notano le scene girate nel 1973 nelle vecchie carceri di Santa Palazia; le riprese, a cui parteciparono molti giovani di Ancona, durarono diversi giorni. Da ricordare anche la scena girata al Campo degli Ebrei, dove era stata ricostruita la frontiera Italo-Francese.
In questo secondo poliziottesco si documenta l'aspetto della città negli anni settanta, (zona della Stazione, Largo XXIV Maggio, Lazzaretto, spiaggia del Passetto); la vicenda è quella di un criminale evaso con l'intenzione di vendicarsi dei suoi ex complici, che alla fine verrà catturato.

Dal 1990 al 2001

Anche in questa pellicola, come in Ossessione, Ancona rappresenta per i protagonisti, fuggitivi da Milano, il desiderio di una vita migliore. In questo caso non è la presenza del porto, ma la dimensione a misura d'uomo e la vicinanza con la natura a far assumere alla città questo ruolo. Ben presto si accorgeranno però che la vita moderna non risparmia alcun luogo, e che ovunque l'apertura al "diverso" viene pagata con l'isolamento e la solitudine.
Ancona in questo film è nebbiosa, inquietante e, con le sue vie in salita, le sue antiche scalinate, le sue spiagge invernali, fa da sfondo perfetto alla difficile e combattuta introspezione di una giovane ragazza.
Vincitore della Palma d'oro al 54º Festival di Cannes, è stato girato interamente in città; qui Ancona è usata senza citarla, pur con notevoli riferimenti, per rappresentare una tipica città dell'Italia di oggi.

Dopo il 2000

Dopo il 2000 sono stati girati ad Ancona alcuni film a distribuzione nazionale.

Il film narra la reale vicenda umana dell'equipaggio dell'omonima nave russa, abbandonata dal suo armatore nel porto di Ancona.
Il film è stato girato soprattutto nella spiaggia di Portonovo ed ha per argomento la passione per il surf.
Ad Ancona inizia la fuga dei protagonisti verso Ibiza, per rappresentare la quale sono stati utilizzati luoghi della Riviera del Conero: Portonovo e Numana.
Sono state girate ad Ancona alcune scene dell'ultimo film di Zanussi: al Duomo e a Santa Maria di Portonovo. Il film si svolge tra Italia, Russia e Polonia e narra le vicende di un giovane italiano appartenente ad un movimento di rinnovamento cattolico. È uscito nelle sale nel 2014.
Il film racconta la vita e i lavori di Andrej Tarkovskij ed è opera di Andrej Andreevič Tarkovskij, figlio del grande regista russo, che ha scelto di girare alcune scene a Santa Maria di Portonovo, chiesa alla quale il padre era particolarmente legato e che aveva citato nel suo diario.
Docu-film che ha ricevuto vari premi. Con Marco Di Stefano e Elena Schiavoni. Un racconto che accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso l'anconetano dell'immediato dopoguerra, terra di motori e di piloti. Giudicato dal mibact di interesse storico sociale. Il lungometraggio contiene il più vecchio filmato sulla città dorica, inedito, risalente al 1932.
Con Marco Di Stefano, Elena Schiavoni, Tanya Khabarova, Donatella Pompei, Anna e Lorenzo Marconi. Il film ripercorre l'avventurosa vita di Bruno, italiano emigrato in Argentina e l'ossessione amorosa di quest’ultimo per la giovane cugina argentina Delia, un amore scoppiato in un’estate del 1958 nella spiaggia di velluto, Senigallia, amore che poi durerà un’intera vita. Per Delia lascerà tutto. Giunto al termine della sua vita e dopo la morte di Delia, Bruno fa ritorno alla sua città, Ancona, che aveva lasciato cinquant'anni prima per raggiungere Delia a Buenos Aires. Ritroverà tutti i luoghi, le persone, gli oggetti della sua giovinezza e una nipotina che non ha mai conosciuto, in un viaggio dove i confini tra la realtà e l'immaginazione sono labili e si renderà conto che il tempo è passato troppo in fretta.

Note

  1. 1 2 Valerio Angelini e ‎Fiorangelo Pucci, 1896-1914, materiali per una storia del cinema delle origini, Studio forma, 1981, p. 10.
  2. ↑
  3. ↑ Il Teatro Vittorio Emanuele era stato inaugurato il 26 dicembre 1860
  4. ↑ Sale cinematografiche del ‘900, su anconanostra.it.
  5. ↑ Altri fotogrammi del film di Visconti sono riprodotti nel volume a cura del Comune di Ancona, "Via Saffi. Dov'era, come era", Catalogo della mostra tenutasi dal 29 maggio al 4 luglio del 1993 negli ambienti del Palazzo degli Anziani, Aniballi Grafiche s.r.l., Ancona, 1993.
  6. ↑ Cfr. Mediateca delle Marche, L'immagine delle Marche nel cinema italiano. Da "Ossessione" a "Il grande Blek", Il lavoro editoriale, Ancona.
  7. ↑ Ancona, su filmitalia.org.
  8. ↑ Dove è stato girato 'Niente può fermarci, su italyformovies.it.
  9. ↑ Dal sito filmneweurope.com Archiviato il 14 aprile 2013 in Internet Archive.
  10. ↑ ANDREJ TARKOVSKIJ Il cinema come preghiera – marche teatro, su marcheteatro.it. URL consultato il 5 marzo 2024.
  11. ↑ Guarda “Gli anni folli della velocità”, su outsidernews.it.
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