

L'antichità classica (detta anche età classica, epoca classica o periodo classico) è il periodo dell'Età antica in cui la civiltà greca e poi quella romana ebbero il massimo splendore culturale ed esercitarono una grande influenza in Europa, nel Nord Africa e nel Medio Oriente.
All'interno dell'Età antica, l'età classica della civiltà greca e quella della civiltà romana sono i periodi storici che hanno costituito un punto di riferimento costante per tutta la successiva storia della civiltà occidentale, e che sono stati una fonte inesauribile di modelli di ogni tipo, idealizzati o criticati, costantemente reinterpretati e discussi. Anche in alcune civiltà extraeuropee si distingue all'interno dell'Età antica un'"età classica", punto di riferimento per le età successive: abbiamo così un'età classica cinese, un'età classica giapponese, un'età classica indiana e un'età classica maya, ma esse non sono oggetto della presente voce.
L'età classica della Grecia e quella di Roma hanno interessato secoli diversi: convenzionalmente, l'età classica greca va dal 480 a.C. (vittoria greca nella battaglia di Salamina) al 323 a.C. (morte di Alessandro Magno) e ha il suo apice nell'età di Pericle; l'età classica romana, invece, va dal 27 a.C. (ascesa del primo imperatore, Augusto) al 180 d.C. (morte dell'ultimo imperatore adottivo, Marco Aurelio) ed il suo apice corrisponde alla cosiddetta "età aurea", ossia il periodo degli imperatori adottivi: Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio. Se ci si riferisce a settori culturali specifici, come la letteratura o il diritto, le date di inizio e di fine dell'età classica romana variano.
Lo studio dell'età classica greca e di quella romana si interessa della filosofia, degli ideali educativi, dell'arte, della politica, della scienza, dell'architettura, della lingua, dei sistemi di istruzione e in genere di tutti gli aspetti della società.
Nella letteratura storiografica anglosassone, l'espressione "antichità classica" indica tutta la cultura greco-romana e le sue trasformazioni nel corso della storia; viene fatta iniziare infatti dalla produzione delle opere di Omero nell'VIII secolo a.C. e giungere sino al declino dell'Impero romano nel V secolo d.C..
Il concetto di "Antichità classica", al di là dell'area anglosassone, è poco utilizzato. Si parla invece di "età classica greca" e di "età classica romana", che sono i periodi aurei delle due civiltà, distinti tra loro e verificatisi in epoche diverse, all'interno dell'Età antica.
Nella storiografia non anglosassone, infatti, l'approccio dominante sulla civiltà greca e su quella romana è quello di vederle come due civiltà distinte che si susseguono, ciascuna con la propria periodizzazione e con la propria età classica:

Nella letteratura storiografica italiana sono utilizzate diverse espressioni che in qualche modo sostituiscono quella anglosassone di "antichità classica":
Aulo Gellio nelle Noctes Atticae scriveva che «venivano chiamati "classici" non tutti coloro che erano ricompresi nelle cinque classi, ma soltanto gli uomini della prima classe, che avevano un censo pari o superiore ai 120.000 assi», sufficiente a dotarsi di un'armatura. Non si tratta, quindi, come vorrebbe la definizione corrente, di tutti i membri della classe aristocratica.



La mitologia classica comprende sia il complesso dei miti e delle leggende sorte in epoca greco-romana, sia lo studio ad essi attinente così come è stato inteso dalla ricezione culturale successiva. Insieme alla filosofia, la letteratura e il pensiero politico, la mitologia rappresenta una delle maggiori sopravvivenze dell'antichità classica che costituiscono i pilastri della cultura occidentale. Il vocabolo greco mythos si riferisce propriamente alla parola parlata o al discorso, ma denota anche un racconto, una storia o una narrazione.
Durante il Medioevo e il Rinascimento, quando il latino rimase la lingua dominante in Europa in ambito culturale internazionale, i nomi mitologici apparivano quasi sempre in forma latinizzata. Con la rinascita greca del XIX secolo, tuttavia, i nomi greci cominciarono ad essere utilizzati più spesso, ad esempio Zeus, corrispondente di Giove, quale nome del dio supremo del Pantheon classico.
La letteratura greca, usualmente datata tra il IX-VIII secolo a.C. e il 529, e che fu definita nel suo aspetto classico dal canone alessandrino, è tra gli elementi fondanti dell'idea moderna di Occidente e di gran parte della cultura occidentale. Ebbe inizio con l'epica, fondata sull'oralità e sulle leggende tradizionali legate al primo grande evento che gli Elleni sentivano propriamente storico: la guerra di Troia. Omero e i poemi a lui attribuiti, l'Iliade e l'Odissea, sono il culmine di un processo religioso e artistico sicuramente precedente e di non breve durata.
In età classica, il fenomeno poetico più importante è rappresentato dal teatro, tipicamente ateniese, e in particolare dalla tragedia, legata alle locali feste dionisiache. L'oratoria è, altresì, prodotto della grande stagione politica ateniese, un mezzo per la trasmissione del pensiero politico di chi recita, oltre ad essere un potente strumento di persuasione.
La letteratura successiva in lingua greca fu quella bizantina, ma ebbe un profondo influsso anche in ambito romano, dove in diversi casi gli scrittori della Repubblica e dell'Impero evitarono perlopiù l'innovazione a favore dell'imitazione dei grandi autori greci. L'Eneide di Virgilio, in molti aspetti, emulava i poemi di Omero; Plauto, drammaturgo comico, seguì le orme di Aristofane; gli Annali e la Germania di Tacito seguono essenzialmente gli approcci storici ideati da Tucidide; Ovidio e le sue Metamorfosi esplorano gli stessi miti greci in forme nuove.
È stato tuttavia sostenuto che gli autori romani, lungi dall'essere imitatori pedissequi, perfezionarono i generi già stabiliti dai loro predecessori greci. La satira fu una delle poche novità latine apportate alla letteratura: Orazio fu il primo a usarla ampiamente come strumento di discussione, mentre Giovenale ne fece un'arma di protesta sociale.
L'arte classica si basava sul Canone di Policleto, che definiva i modelli estetici ed artistici affinché un'opera fosse proporzionata e rispondente alle leggi insite nella natura, per potersi inserire nell'ordine oggettivo del macrocosmo.
Concezioni analoghe stanno alla base della scelta dei moduli architettonici.
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