Tiberio Claudio Etrusco (in latino Tiberius Claudius Etruscus; fl. I secolo) fu un liberto di origine etrusca dell'imperatore romano Claudio, attivo sotto Domiziano, citato nelle opere dei poeti Stazio e Marziale dai quali apprendiamo che fu ricco, munifico e proprietario di uno stabilimento termale.
Le informazioni sulla vita e sulla famiglia d'origine di Claudio Tiberio Etrusco si ricavano da una triangolazione d'informazioni forniteci dai testi di Stazio e di Marziale. Stazio dedicò al liberto due componimenti delle sue Silvae: il carme 1.5, descrivente le terme private di Claudio Etrusco, ed il carme 3.3, una consolatio per la morte del padre del liberto. Marziale cita Claudio Etrusco in tre dei suoi Epigrammi: il 6.42, dedicato alle predette terme, il 6.83, nel quale allude alle ire di Domiziano con il padre del liberto e la sua consolatio per la morte del padre di Etrusco nel 7.40.
Claudio Etrusco era figlio di un liberto, anch'egli di nome Claudio, dell'imperatore romano Tiberio. Nato intorno al principio del I secolo, Claudio Tiberio padre accumulò un ingente patrimonio, tanto da potersi mostrare dives (lett. "munifico, generoso") nei confronti dei figli e da risultare noto alla corte imperiale. In tardissima età, quando ormai la dinastia flavia aveva scalzato dal potere la dinastia giulio-claudia, il liberto incappò però nelle ire dell'imperatore Domiziano che lo esiliò e gli permise di tornare in patria nel 90-91 d.C. ove però morì poco dopo, nel 92 d.C., alla veneranda età di 90 anni.
Le terme di Claudio Etrusco dovettero godere di una certa fama nella Roma del tempo se ben due poeti ne parlarono. Dalle informazioni forniteci da Stazio e Marziale, sappiamo che trattavasi d'una struttura dall'opulento impianto decorativo – un letterale tripudio di marmi policromi – rifornita tramite un acquedotto, non quindi un balneum di destinazione domestica (com'erano quelle di Manilio e di Pollio Felice sempre citati da Stazio) bensì uno stabilimento aperto al pubblico e quindi di destinazione commerciale. La tesi sostenuta da Nauta 2002, basata sulle parole di Stazio «qui balneolum a me suum intra moram cenae recepit» è che i due componimenti, quello di Stazio e quello di Marziale, siano stati declamati dai poeti durante una cena a casa del liberto svoltasi prima del 92 d.C., quando Claudio Tiberio padre era ancora in vita, in linea appunto con l'interpretazione letteraria secondo la quale le Silvae di Stazio sono da intendersi come improvvisazioni sviluppate in una specifica occasione.
Il possesso di un vero e proprio impianto termale da parte di Claudio Etrusco ci permette d'inquadrare la sua figura nel novero dei "nuovi ricchi" della Roma alto imperiale (27 a.C.-284). In quel tempo, infatti, le terme diventavano centro della vita pubblica, a Roma come nelle città dell'Impero romano, e la classe dirigente, con il pretesto dell'evergetismo tipico dei Romani, se ne serviva per affermare il proprio prestigio ed il proprio potere, tanto da spingere il Princeps stesso a monopolizzare rapidamente l'erigenda ed il mantenimento degli stabilimenti più sontuosi. La ricchezza e la liberalità di Claudio, tanto apprezzate da Stazio e Marziale, non furono, come anticipato, dovute unicamente al suo talento imprenditoriale ma derivate dalla fortuna precedentemente ammassata dal padre.