Codex Fori Mussolini

Codex Fori Mussolini
manoscritto
ScrittoreAurelio Giuseppe Amatucci
AmanuenseEnrico Brignoli
Epoca1932
LinguaLingua latina
ProvenienzaRoma

Il Codex Fori Mussolini è un documento manoscritto contenente un testo celebrativo del Regime fascista e di Benito Mussolini, scritto in latino nel 1932 dal filologo classico Aurelio Giuseppe Amatucci (Sorbo Serpico, 1867- Roma, 1960). Il documento, rimasto per decenni nascosto nel basamento dell'obelisco Mussolini situato presso il Foro Italico, è stato per la prima volta tradotto e analizzato dagli studiosi olandesi Bettina Reitz-Joosse e Han Lamers nel volume The Codex Fori Mussolini: A Latin Text of Italian Fascism, pubblicato nel 2016. Il documento, destinato idealmente alle generazioni future, si trova ancora oggi all'interno del basamento dell'obelisco. Il testo del Codex era tuttavia noto anche ai contemporanei, poiché venne pubblicato in diverse edizioni nel corso degli anni Trenta.

Contesto storico

L'obelisco Mussolini nel 2026. Il Codex è tutt'oggi custodito nel suo basamento.

Il Codex Fori Mussolini fu composto nel 1932 in occasione delle celebrazioni per il decennale della Marcia su Roma e deposto nel basamento dell'obelisco Mussolini, monumento inaugurato nel medesimo anno all'ingresso del Foro Mussolini (oggi Foro Italico) a Roma.

La realizzazione del complesso si inseriva nel più ampio programma di trasformazione urbana e monumentale promosso dal regime fascista nella capitale. Durante il Ventennio, il regime attribuì grande importanza al rapporto con l'antica Roma, utilizzando il richiamo alla civiltà romana come strumento di legittimazione politica e culturale. Il riferimento alla romanitas contribuiva a presentare il fascismo come erede della grandezza romana e come naturale prosecutore di una tradizione storica millenaria.

Già negli anni precedenti alla conquista del potere, Benito Mussolini aveva individuato nell'antica Roma un modello a cui tendere: in un articolo del 1922 aveva definito Roma «il nostro punto di partenza e di riferimento», rendendola uno dei più potenti miti dell'universo ideologico fascista. Non si trattava, tuttavia, di uno sguardo malinconico a gloriosi tempi ormai lontani: il fascismo rifiutava il passatismo e ogni forma di riferimento nostalgico all'antichità. L'obiettivo, infatti, non era riportare in vita i legionari romani, bensì rieducare gli italiani per plasmare degli uomini nuovi che fossero romani della modernità, ossia pienamente inseriti nella società industriale novecentesca. Per realizzare questo obiettivo, il regime cercò di appropriarsi e usare la storia, la letteratura classica e i simboli dell'antichità romana per costruire la propria identità politica.

Uno degli ambiti in cui questa appropriazione si manifestò maggiormente fu l'architettura. Negli anni Trenta Roma fu interessata da numerosi interventi urbanistici finalizzati a valorizzare i resti dell'antichità e, allo stesso tempo, a creare nuovi monumenti capaci di rappresentare la potenza del regime. Furono intrapresi scavi archeologici, restauri e demolizioni di interi quartieri storici, come nel caso dell'area dei Fori Imperiali, dove Mussolini fece abbattere un quartiere medievale per riportare alla luce i resti dei complessi costruiti dagli imperatori romani. La nuova Via dell'Impero (oggi Via dei Fori Imperiali) venne realizzata per collegare simbolicamente il Colosseo a Palazzo Venezia: il simbolo dell'antica Roma e l'edificio emblema del governo fascista vennero così uniti a indicare la continuità esistente tra la grandezza dei tempi antichi e nuovi.

In questo contesto venne progettato il Foro Mussolini, un complesso sportivo situato nella zona settentrionale di Roma, oltre il Tevere, ai piedi di Monte Mario. Inizialmente concepito come sede delle attività dell'Opera Nazionale Balilla (ONB), l'organizzazione giovanile del regime, il progetto acquisì progressivamente una funzione più ampia, diventando uno spazio destinato a celebrare i risultati del fascismo attraverso l'unione tra educazione fisica, architettura e simbolismo politico.

All'ingresso del complesso venne eretto l'obelisco Mussolini, realizzato con un unico blocco di marmo proveniente dalle cave di Carrara e recante l'iscrizione latina MVSSOLINI DVX. L'obelisco richiamava una lunga tradizione monumentale romana: già in età antica numerosi obelischi egiziani furono trasportati nella capitale dell'Impero e successivamente la tradizione venne ripresa e reinterpretata dai papi tra il Rinascimento e l'età moderna, attraverso il recupero, lo spostamento e la ricollocazione degli obelischi. Tuttavia, l'obelisco Mussolini rinnovò questa tradizione attraverso elementi moderni: era realizzato in marmo bianco di Carrara anziché in granito egiziano, presentava un'iscrizione latina invece dei geroglifici tipici degli obelischi antichi e adottava forme architettoniche vicine al razionalismo italiano.

Descrizione

Il Codex è un manoscritto su pergamena contenente un testo in lingua latina di 1220 parole. L'autore Aurelio Giuseppe Amatucci fu un importante filologo e docente di latino, nonché figura attiva nella politica culturale del regime fascista. Oltre ad aver insegnato nelle università di Napoli, Palermo, Roma e Milano, fu membro attivo dell'Istituto Nazionale di Studi Romani, in cui promosse il rilancio dell'uso del latino come lingua della cultura fascista. Egli infatti considerava la lingua latina il mezzo più adatto per celebrare la «rinascita romana» dell'Italia sotto il regime di Mussolini e arrivò a definire la trascuratezza degli studi latini una forma di «vera diserzione civile».

Il manoscritto fu calligrafato e decorato da Enrico Brignoli, collaboratore del celebre miniatore Nestore Leoni (1862-1947). Sebbene non siano note fotografie del documento originale, le descrizioni contemporanee e altri manoscritti realizzati nella bottega romana di Leoni fanno pensare che il Codex presentasse un apparato decorativo di particolare pregio.

La pergamena venne collocata, insieme ad alcune monete di fondazione commemorative in oro, all'interno di una cassetta metallica, che fu poi deposta nel basamento dell'obelisco Mussolini. Secondo le descrizioni riportate dagli studiosi, furono inoltre coniate delle medaglie per celebrare l'inaugurazione del Foro: una di queste, realizzata in bronzo da Bernardo Morescalchi, raffigurava, su un lato, un profilo di Benito Mussolini entro la pelle della bocca di un leone e, sull'altro, l'obelisco stesso.

Il manoscritto originale non è mai stato recuperato dal basamento dell'obelisco, in cui si trova tutt'oggi. Tuttavia, il contenuto del Codex è noto grazie a diverse edizioni a stampa pubblicate negli anni Trenta. La prima, piuttosto disorganica, comparve nel 1932 sul Bollettino dell'Opera Nazionale Balilla; seguirono una versione migliorata e riveduta sulla rivista pedagogica Scuola e cultura del 1933, pubblicata anche come opuscolo autonomo nello stesso anno e, infine, una nuova edizione nel volume Il Foro Mussolini del 1937. L'edizione critica di riferimento è quella curata da Han Lamers e Bettina Reitz-Joosse, pubblicata nel 2016, che ricostruisce il testo sulla base dell'ultima versione autorizzata nota.

Contenuto

Il Codex si articola in tre sezioni.

La prima sezione ripercorre gli avvenimenti che precedettero l'ascesa del fascismo, dalla prima guerra mondiale alla Marcia su Roma. Dopo aver descritto la crisi politica, economica e sociale in cui si trovava l'Italia del dopoguerra, il testo presenta Benito Mussolini come il protagonista della rinascita nazionale e lo esalta in quanto «nuovo Cesare», attribuendogli qualità eccezionali e un ruolo provvidenziale. Vengono quindi elencate alcune delle principali realizzazioni del regime nei suoi primi dieci anni di governo, tra cui i Patti Lateranensi, la riorganizzazione dello Stato corporativo, il potenziamento della marina e dell'aviazione, le opere pubbliche, la costruzione di nuove infrastrutture, gli interventi di bonifica, le campagne di valorizzazione dell'agricoltura e la stabilizzazione della lira.

Il basamento dell'obelisco, recante l'iscrizione dedicata all'Opera Nazionale Balilla

La seconda sezione è dedicata all'Opera Nazionale Balilla (ONB), l'organizzazione giovanile del regime, e al suo presidente Renato Ricci. Vengono illustrati gli obiettivi educativi e formativi dell'ente, presentato come uno strumento destinato alla preparazione fisica, morale e civile delle nuove generazioni.

La terza sezione descrive il Foro Mussolini, concepito da Renato Ricci sia come sede delle attività dell'ONB sia come monumento celebrativo del decennale del regime. Dopo aver dettagliatamente illustrato la posizione del complesso e le sue principali strutture, tra cui gli stadi, le palestre, le piscine, le biblioteche, i teatri, i giardini e gli altri impianti sportivi, il testo si sofferma sull'obelisco marmoreo sotto il quale il Codex fu collocato. Vengono quindi narrati il ritrovamento del blocco di marmo nelle cave di Carrara, il suo trasporto fino a Roma e l'erezione del grande monumento, che il testo celebra come simbolo destinato a perpetuare la memoria del fascismo e delle sue realizzazioni.

Significato politico

Il manoscritto costituisce una delle più significative testimonianze dell'uso politico della romanità da parte del regime fascista. Attraverso l'uso della lingua latina, il ricorso a modelli della letteratura classica, le citazioni di autori classici e la collocazione del manoscritto nel basamento dell'obelisco del Foro Mussolini, il documento intendeva rappresentare il fascismo come erede della civiltà romana e legittimarne il progetto politico attraverso un richiamo simbolico all'antichità. L'intero testo è costruito attraverso riferimenti alla storia e alla letteratura dell'antica Roma: il motto iniziale riprende un celebre verso della IV Egloga di Virgilio («Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo»), che nel Codex viene rielaborato per presentare la Marcia su Roma come l'inizio di un nuovo ordine storico. In questo modo si crea un parallelismo tra Mussolini e l'imperatore Augusto, inauguratore di una nuova gloriosa epoca nella storia di Roma. Analogamente, numerosi richiami a Livio e ad altri autori latini collocano gli eventi del fascismo entro una continuità ideale con la tradizione romana, reinterpretata in funzione della propaganda del regime.

Secondo Han Lamers e Bettina Reitz-Joosse, il Codex non aveva soltanto una funzione celebrativa, ma era soprattutto concepito come un messaggio destinato ai posteri, una sorta di testamento politico che il regime aveva voluto lasciare. La sua deposizione all'interno dell'obelisco rispondeva infatti all'intento di trasmettere alle generazioni future la narrazione che il regime elaborava delle proprie origini, delle proprie realizzazioni e del proprio ruolo nella storia italiana. Gli studiosi hanno definito questa strategia una forma di memoria prospettica («prospective memory»), attraverso la quale il fascismo cercava di orientare in anticipo il modo in cui sarebbe stato ricordato.

Questa concezione si inseriva nella più ampia aspirazione del fascismo alla durata. La costruzione di monumenti, complessi architettonici e opere pubbliche monumentali era infatti strettamente connessa alla volontà del regime di durare, ossia lasciare una traccia permanente di sé e della propria azione e di presentarsi come fondatore di una nuova civiltà destinata a sopravvivere nel tempo. In tale prospettiva, il Codex Fori Mussolini costituiva il complemento ideale dell'obelisco: un documento concepito per essere un giorno riscoperto, analogamente ai monumenti dell'antica Roma riportati alla luce dagli archeologi negli anni Trenta, e destinato a offrire ai futuri scopritori l'interpretazione che il fascismo desiderava tramandare di sé.

Note

  1. ↑ Redazione 01 settembre 2016 12:49 Facebook WhatsApp, Foro Italico, scoperto "elogio al Fascismo": era nascosto sotto l'obelisco, su RomaToday. URL consultato il 30 luglio 2026.
  2. ↑ Bettina Reitz-Joosse e Han Lamers, The Codex Fori Mussolini: A Latin Text of Italian Fascism, Londra, Bloomsbury Publishing PLC, 2016, pp. 10-27.
  3. ↑ (NB) FLT Author: Amatucci, Aurelio Giuseppe, su flt.hf.uio.no. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato il 16 luglio 2026).
  4. ↑ Bettina Reitz-Joosse e Han Lamers, The Codex Fori Mussolini: A Latin Text of Italian Fascism, Londra, Bloomsbury Publishing PLC, 2016, pp. 62-81.
  5. ↑ Bettina Reitz-Joosse e Han Lamers, The Codex Fori Mussolini: A Latin Text of Italian Fascism, Londra, Bloomsbury Publishing PLC, 2016, pp. 8-9.
  6. ↑ Adriano Scianca e Andrea Lombardi, Il codice del Foro Mussolini, a cura di Pierluigi Romeo di Colloredo, Genova, Italia storica edizioni, 2017, pp. 55-57.
  7. ↑ Adriano Scianca e Andrea Lombardi, Il codice del Foro Mussolini, a cura di Pierluigi Romeo di Colloredo, Genova, Italia storica edizioni, 2017, pp. 57-58.
  8. ↑ Adriano Scianca e Andrea Lombardi, Il codice del Foro Mussolini, a cura di Pierluigi Romeo di Colloredo, Genova, Italia storica edizioni, 2017, p. 58-61.
  9. ↑ Adriano Scianca e Andrea Lombardi, Il codice del Foro Mussolini, a cura di Pierluigi Romeo di Colloredo, Genova, Italia storica edizioni, 2017, p. 49.
  10. ↑ Bettina Reitz-Joosse e Han Lamers, The Codex Fori Mussolini: A Latin Text of Italian Fascism, Londra, Bloomsbury Publishing PLC, 2016, p. 1.
  11. ↑ Emilio Gentile, Il culto del littorio. La sacralizzazione della politica nell'Italia fascista, Roma-Bari, Laterza, 2001, pp. 135-137.
  12. ↑ Bettina Reitz-Joosse e Han Lamers, Voor anker in drijfzand. De obelisk en de Codex van het Mussolini-Forum, in Lampas, vol. 51, n. 4, Amsterdam, Amsterdam University Press, Gennaio 2018, pp. 388-389.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni