I coltivi rappresentano, nell'ambito della classificazione d'uso del suolo e della pianificazione forestale, le porzioni di territorio destinate all'attività agricola, sia per coltivazioni erbacee che arboree. Nella gestione delle superfici silvo-pastorali, tali aree si configurano generalmente come unità di limitata estensione e a carattere marginale, inserite in un mosaico ambientale eterogeneo. Tuttavia, sotto il profilo della gestione assestamentale, appezzamenti di ampie dimensioni che costituiscono entità aziendali autonome o frazioni rilevanti vengono scorporati dai piani di gestione boschiva per essere sottoposti a regimi normativi specifici del comparto agricolo.
La distinzione tecnica fondamentale risiede nella continuità dell'attività: si definiscono coltivi solo i terreni con colture in atto (inclusi i periodi di riposo agronomico o maggese). Al contrario, le superfici che presentano abbandono prolungato, perdendo il requisito della produttività agricola, sono destinate alla riclassificazione come pascolo o all'evoluzione naturale verso il bosco, rientrando di conseguenza nel perimetro della gestione forestale.