| Commento al Libro delle cause | |
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| Titolo originale | Expositio super librum de causis |
| Autore | Tommaso d'Aquino |
| 1ª ed. originale | 1272 |
| Editio princeps | 1272 |
| Genere | trattato filosofico |
| Lingua originale | latino |
L'Expositio super librum de causis (Commento al Libro delle cause) è un'opera di Tommaso d'Aquino scritta nella lingua latina medievale nel 1272. Essa è uno dei numerosi commenti al Liber de causis. Quest'ultimo testo presentava l'interpretazione dei filosofi arabi delle idee dell'aristotelismo e del neoplatonismo, e nell'XI secolo era stato tradotto in latino da Gherardo da Cremona, nel periodo in cui risiedeva a Toledo e collaborava con la scuola di traduttori locale.
Al tempo di Tommaso, il Liber de causis godeva di una notevole reputazione accademica e dal 1255 il suo studio era contemplato nel curriculum didattico della Facoltà delle arti dell'Università di Parigi. Tommaso lo aveva citato nel De ente et essentia e nella Summa Theologiae.
Nel proemio Tommaso espone il tema principale del suo trattato e del Liber de causis: l'analisi delle cause prime (consideratio primarum causarum) delle cose. Tale argomento era stato precedentemente trattato anche da Aristotele, nell'Elementatio theologica di Proclo e nel Liber de causis.
Alberto Magno, che aveva diffuso il suo commento nel 1264, e i primi commentatori del Libro delle cause erano convinti che esso avesse un'origine aristotelica; Tommaso, invece, si accorse che l'Elementatio theologica era stata alla base del Liber de causis, analizzando la traduzione latina dell'Elementatio che Guglielmo di Moerbeke aveva ultimato [senza fonte] nel 1268. Nel proemio, Tommaso afferma appunto che il Liber de causis era la traduzione di uno scritto di un filosofo arabo che l'aveva derivata dalla già citata opera di Proclo. Il commento dell'Aquinate cita numerose opere di Aristotele e dello Pseudo-Dionigi Areopagita.
Il tema fondamentale è quello della causa prima, dell'emergere dei molti dall'Uno, che è pura bontà e agisce mediante le cause seconde. Si perviene per questa via a discorrere dell'intelligenza e dell'anima, del tempo, dell'eternità e del divenire. Il Libro delle Cause parla espressamente dell'attività creatrice divina, che si realizza mediante l'intelligenza. Il commentatore prende chiaramente le distanze da questa posizione e sviluppa una tesi differente, compatibile con la dottrina cristiana.
Nel proemio Tommaso cita Aristotele secondo il quale la felicità dell'uomo consiste nell'attività dell'intelletto, la sua facoltà più nobile ed elevata. Poiché l'effetto si conosce tramite la causa, le cause prime sono in sommo grado enti e in sommo grado veri, hanno il più alto grado di conoscibilità, che le rende l'oggetto più alto e nobile del'intellezione.
Il testo tenta di conciliare fede e ragione: la fede nell'onnipotenza di Dio col dato di ragione secondo cui le cause seconde sono autonome nel perseguimento del proprio fine connaturale. Esso tenta inoltre di tradurre il creazionismo coranico nell'emanatismo di Plotino e Proclo.
La struttura del commento ricalca quella del Liber de causis. Tommaso creò una lectio per ciascuno dei capitoli dove ne cita e commenta la proposizione fondamentale (propositio). Le 32 lectio sono strutturate nel modo seguente:
Il commento di Tommaso sopravvisse in circa 50 manoscritti. Purtuttavia, la sua importanza nel Medioevo fu contenuta. La sua influenza è dimostrata solamente nel commento al Liber de causis redatto da Sigieri di Brabante.
La prima edizione apparve a Padova nel 1493, insieme al Liber de causis e ad altri testi.
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