Il compito autentico è un "problema complesso e aperto, posto agli studenti per dimostrare la loro padronanza di qualcosa". Si tratta di un’attività didattica fondata sull'apprendimento autentico che permette agli studenti, in piccoli gruppi di lavoro di indagare, discutere, organizzare o risolvere problemi in contesti reali o di simulazione.
Il suo fondamento pedagogico si basa sul fatto che le competenze possono essere apprese e valutate solo in un ambiente di apprendimento di tipo CSSC (Constructive, Self-regulated, Situated and Collaborative, "costruttivo, autoregolato, situato e collaborativo") come veicolo per l’acquisizione delle competenze stesse. Tale approccio socio-costruttivista è ben descritto da Erik De Corte.
Il compito autentico produce una maggiore motivazione allo studio, incoraggia ad apprendere nuovi concetti e competenze in un ambiente non astratto e equipaggia gli studenti con abilità pratiche ad affrontare argomenti rilevanti e applicabili alla loro vita, fuori dalla scuola.
Esistono diverse definizioni del compito autentico. In letteratura anglofona esso viene identificato con il termine authentic task o performance task. Tuttavia, la letteratura suggerisce che ci siano diverse caratteristiche che lo rendono tale anche se non rispettate nella loro globalità. In lingua italiana l'espressione "compito autentico" è sinonimo di "compito di realtà".
Ecco alcune delle sue caratteristiche:
In Italia il compito autentico è risultato essere lo strumento didattico maggiormente utilizzato per rilevare le competenze degli studenti. Questo dato viene riportato in un documento del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca italiano del 2015: a pagina 33 una tabella identifica, nel 44% dei casi, il compito autentico come lo strumento didattico preferenziale per l'esercizio e la valutazione delle competenze.