La comunicazione è comunemente definita come il processo attraverso il quale vengono trasmesse informazioni, significati o contenuti simbolici tra soggetti, sistemi o organismi. La sua definizione è oggetto di dibattito: alcuni approcci la descrivono come semplice trasmissione di informazione da un mittente a un destinatario attraverso un canale, mentre altri la considerano un processo più complesso di costruzione condivisa di significato all’interno di un determinato contesto.
Nel corso del tempo sono stati sviluppati diversi modelli della comunicazione per descriverne struttura e dinamiche, distinguendo ad esempio tra modelli lineari, interazionali e transazionali. La comunicazione può avvenire in forma verbale o non verbale, e può coinvolgere non solo esseri umani ma anche altre specie viventi e sistemi artificiali, come avviene nella comunicazione animale, nella comunicazione vegetale o nella comunicazione tra computers.
Lo studio sistematico della comunicazione costituisce l’oggetto delle scienze della comunicazione (o communication studies), ambito interdisciplinare che integra contributi provenienti da discipline quali linguistica, psicologia, sociologia, semiotica e scienze dei media.
Il termine comunicazione deriva dal latino communicāre, che significa “mettere in comune” o “far partecipe”.
La sua definizione è oggetto di dibattito e varia in base agli approcci teorici e alle discipline di riferimento. Una formulazione diffusa la descrive come la trasmissione di informazioni o messaggi da un mittente a un destinatario attraverso un canale, secondo un codice condiviso.Questa impostazione, spesso associata ai primi modelli lineari della comunicazione, pone l’accento sul trasferimento dell’informazione e sull’efficienza del processo.
Altri autori sottolineano tuttavia che la comunicazione non consiste soltanto nel trasferimento di contenuti, ma nella costruzione condivisa di significati tra partecipanti inseriti in un determinato contesto. In queste prospettive, talvolta definite interazionali o transazionali, la comunicazione è vista come un processo bidirezionale e relazionale, nel quale il feedback e la situazione comunicativa svolgono un ruolo centrale.
Un ulteriore elemento di discussione riguarda l’intenzionalità. Alcune definizioni limitano la comunicazione agli atti compiuti con l’intenzione di influenzare o informare un destinatario, mentre altre includono anche processi nei quali segnali e comportamenti producono effetti informativi indipendentemente da un’intenzione esplicita di comunicare. Analogamente, si discute se rientrino nella nozione di comunicazione solo le trasmissioni riuscite o anche quelle distorte o fallite.
Le definizioni differiscono infine per l’ampiezza del campo di applicazione: alcune circoscrivono il concetto alla comunicazione umana, mentre altre lo estendono alla comunicazione animale, alla comunicazione vegetale e ai processi di scambio di informazioni tra sistemi artificiali, come nella comunicazione tra computer.
Nel corso del ventesimo secolo sono stati proposti diversi modelli della comunicazione per rappresentare la struttura e le dinamiche del processo comunicativo. Tali modelli differiscono per il modo in cui concepiscono il flusso dell’informazione, il ruolo dei partecipanti e l’importanza del contesto, e mettono in evidenza aspetti diversi dello stesso fenomeno.

I modelli lineari descrivono la comunicazione come un processo unidirezionale nel quale un mittente trasmette un messaggio a un destinatario attraverso un canale. Il modello di comunicazione proposto da Claude Shannon e divulgato con il contributo di Warren Weaver descrive la comunicazione come un processo di trasmissione di segnali all’interno di un sistema tecnico, focalizzato sugli aspetti strutturali e quantitativi del trasferimento dell’informazione. Una sorgente di informazione seleziona un messaggio, che viene convertito da un trasmettitore in un segnale e inviato attraverso un canale di comunicazione. Durante la trasmissione, il segnale può essere alterato da una sorgente di disturbo (rumore). Un ricevitore riconverte quindi il segnale in messaggio, che giunge alla destinazione. Il modello evidenzia che la comunicazione può essere influenzata da interferenze che producono distorsioni o errori, e concentra l’analisi sulla capacità del sistema di trasmettere segnali in modo efficiente nonostante il rumore. Nella teoria di Shannon, il termine informazione è impiegato in senso tecnico e quantitativo, distinto dal significato: messaggi semanticamente diversi possono risultare equivalenti dal punto di vista informativo. L’attenzione è quindi rivolta alla misura dell’informazione, alla capacità del canale e ai processi di codifica e trasmissione, più che agli aspetti semantici o interpretativi.

Un altro modello lineare è quello proposto da Harold Lasswell nel 1948 descrive il processo comunicativo come una sequenza analitica articolata attorno a cinque domande fondamentali: chi comunica, che cosa viene comunicato, attraverso quale canale, a chi e con quale effetto. Questo schema rappresenta uno dei primi tentativi sistematici di scomporre la comunicazione nei suoi elementi costitutivi. Lasswell concepiva il modello come uno strumento utile per l’analisi della comunicazione, in particolare nel contesto dei mezzi di comunicazione di massa e degli studi sugli effetti dei media. La sua impostazione evidenzia il carattere intenzionale dell’atto comunicativo e pone particolare attenzione agli esiti del processo, cioè agli effetti prodotti sul destinatario. Pur non includendo esplicitamente variabili quali il contesto sociale o culturale, lo schema ha avuto ampia diffusione per la sua chiarezza e per la possibilità di applicarlo all’analisi di diversi tipi di messaggi e situazioni comunicative.

Uno dei primi modelli di comunicazione interazionali è quello associato a Wilbur Schramm; esso rappresenta uno dei primi superamenti degli schemi lineari, introducendo una concezione più dinamica e circolare del processo comunicativo. In questa prospettiva, i partecipanti non sono considerati semplicemente come mittente e destinatario, ma come interpreti che svolgono simultaneamente funzioni di codifica e decodifica. Il messaggio non è visto come un contenuto che viaggia in modo unidirezionale, bensì come parte di un processo continuo in cui i ruoli possono alternarsi e in cui il feedback consente di retroagire sull’interazione. Schramm sottolinea inoltre l’importanza dei “campi di esperienza” dei partecipanti, ovvero l’insieme di conoscenze, riferimenti culturali e vissuti personali che influenzano la comprensione del messaggio. Questo modello circolare ha contribuito allo sviluppo di una visione della comunicazione come processo relazionale e interpretativo, ponendo le basi per approcci che concepiscono la comunicazione non solo come trasmissione, ma anche come costruzione di significato.
Questi modelli non si escludono reciprocamente, ma rappresentano strumenti analitici che mettono in rilievo dimensioni differenti della comunicazione e sono utilizzati in ambiti disciplinari diversi.
La comunicazione umana riguarda sia l'ambito quotidiano, sia l'ambito lavorativo, pubblicitario e delle pubbliche relazioni: in ciascuno di questi ambiti la comunicazione ha diverse finalità.
La comunicazione verbale riguarda le forme di interazione che impiegano sistemi linguistici convenzionali, ossia parole organizzate secondo regole condivise all’interno di una comunità. In ambito scientifico il termine non è limitato alla comunicazione orale, ma include anche quella scritta e, in alcuni contesti, le lingue dei segni. Essa viene distinta analiticamente dalla comunicazione non verbale, pur risultando nella pratica strettamente integrata con essa.
L’uso del linguaggio nei processi comunicativi non si riduce alla corretta applicazione delle regole grammaticali, ma dipende dall’interpretazione condivisa dei segni e dalla situazione in cui lo scambio avviene. Le parole non possiedono un significato autonomo e immutabile: il senso dei messaggi è costruito dagli utenti sulla base delle conoscenze, delle esperienze e dei riferimenti culturali che caratterizzano il contesto comunicativo.
La comunicazione verbale svolge anche una funzione relazionale. Attraverso le scelte linguistiche è possibile modulare il grado di formalità, di coinvolgimento e di posizione rispetto all’interlocutore, contribuendo alla definizione del rapporto tra i partecipanti. Le pratiche linguistiche risultano inoltre influenzate da variabili sociali e culturali, che incidono sugli stili comunicativi e sulle modalità interpretative. In determinate circostanze, il linguaggio può essere impiegato in modo strategico o fuorviante, evidenziando come la dimensione verbale non coincida necessariamente con una trasmissione trasparente di informazioni.
Nella comunicazione effettiva, i messaggi verbali si presentano generalmente insieme a segnali non verbali, che concorrono congiuntamente alla costruzione del significato e alla regolazione dell’interazione.

La comunicazione non verbale comprende qualsiasi forma di comunicazione diversa dal linguaggio verbale e include segnali corporei, comportamenti, componenti vocali non linguistiche ed elementi contestuali che contribuiscono alla costruzione del significato nell’interazione. Pur essendo logicamente distinta dalla comunicazione verbale, nelle pratiche comunicative le due modalità risultano strettamente integrate e spesso complementari.
La ricerca in questo ambito evidenzia che i messaggi non verbali svolgono funzioni centrali nei processi comunicativi. Essi interagiscono con i messaggi verbali, contribuendo a definire il significato complessivo dello scambio, partecipano alla gestione delle impressioni e alla formazione delle relazioni interpersonali, strutturano la conversazione regolando turni di parola e segnali di ascolto, e rivestono un ruolo cruciale nell’espressione delle emozioni. I segnali non verbali possono inoltre essere utilizzati per influenzare gli altri e, in alcuni casi, per mascherare o dissimulare stati interni.
I canali della comunicazione non verbale sono molteplici. Tra essi rientrano la comunicazione del corpo e dei movimenti (cinesica), le espressioni facciali, il contatto oculare, l’uso dello spazio interpersonale (prossemica), il contatto fisico (aptica), gli aspetti paralinguistici della voce quali tono, ritmo e intensità, nonché il silenzio. Ulteriori dimensioni comprendono l’aspetto esteriore e gli oggetti (abbigliamento, accessori) e l’organizzazione del tempo nell’interazione. Questi canali operano congiuntamente e contribuiscono in modo significativo all’interpretazione delle intenzioni, degli atteggiamenti e degli stati emotivi dei partecipanti.
La comunicazione non verbale presenta inoltre una marcata componente culturale: modalità di uso dello sguardo, del contatto, dello spazio, del silenzio o del tempo possono variare in modo rilevante tra contesti culturali differenti, influenzando l’interpretazione dei comportamenti e la dinamica delle relazioni.
Paul Watzlawick ed i suoi colleghi, nel 1967, hanno introdotto una differenza nello studio della comunicazione umana: ogni processo comunicativo tra esseri umani possiede due dimensioni distinte, il contenuto (ciò che le parole dicono) e la relazione (quello che i parlanti lasciano intendere, sia a livello verbale che non, sulla qualità della relazione che intercorre tra loro).

Nel 1981, lo psicologo Friedemann Schulz von Thun, dell'Università di Amburgo, ha proposto un modello di comunicazione interpersonale che distingue quattro dimensioni diverse, nel cosiddetto "quadrato della comunicazione":
Queste quattro dimensioni si possono tenere presenti sia nel formulare messaggi che nell'ascolto e nell'interpretazione dei messaggi di altri; in questo secondo caso la "scuola di Amburgo" parla delle "quattro orecchie" (corrispondenti ai "quattro lati del quadrato della comunicazione") su cui ci si può sintonizzare, ad esempio, per riuscire a "prendermela", ad offendermi nell'ascoltare la comunicazione x, dovrò assegnare ad essa significato sintonizzandomi sull'orecchio "giallo", quello che tende a vedere nella comunicazione degli altri il loro soppesarci, il segno cioè di quanto questi ci rispettino.
Questo modello visualizza come si sia sempre liberi di assegnare a qualsiasi comunicazione un significato oppure un altro, evidenziando così il potere di chi ascolta nel contribuire a definire la qualità di un'interazione; con un po' di allenamento è possibile, ad esempio, sintonizzarci sull'orecchio verde, invece che su quello giallo, e chiederci, dentro di noi, di fronte ad una comunicazione che ci pare irritante: "come si sente, la persona che parla, per sentire il bisogno di parlarmi in questo modo?" La comunicazione interpersonale, che coinvolge più persone, è basata su una relazione in cui gli interlocutori si influenzano vicendevolmente come in un circolo vizioso; essa è suddivisa in:
La comunicazione intrapersonale (nota anche come autocomunicazione) è la comunicazione con sé stessi o la comunicazione tra sé e sé. Esempi sono il dire a sé stessi "la prossima volta farò meglio" dopo aver commesso un errore o l'immaginare una conversazione con il proprio capo per prepararsi a lasciare il lavoro in anticipo. Spesso viene intesa come uno scambio di messaggi in cui il mittente e il destinatario sono la stessa persona. Alcuni teorici utilizzano una definizione più ampia che va oltre i resoconti basati sui messaggi e si concentra sul ruolo del significato e del dare un senso alle cose. La comunicazione intrapersonale può avvenire da soli o in situazioni sociali. Può essere provocata internamente o avvenire in risposta a cambiamenti dell'ambiente.
Si possono individuare diversi aspetti potenzialmente problematici del processo comunicativo:
La comunicazione quindi non sempre "funziona"; ciò è confermato in situazioni particolari dell'esperienza quotidiana, come i conflitti interpersonali, o anche quando sono in gioco patologie mentali per cui la comunicazione diventa particolarmente difficile e può produrre ulteriore disagio.
La comunicazione può essere disturbata da un "rumore", cioè qualunque fattore, sia fisico che psicologico, che interrompa o ostacoli il processo. I possibili tipi di rumore che si possono presentare sono:
Per ovviare al problema del rumore si hanno due possibili vie da seguire:
Rumore, ridondanza e feedback rendono la comunicazione "dinamica".
La comunicazione visiva è la trasmissione di un messaggio tramite un'immagine (e perciò è chiamata a volte comunicazione iconica, dal greco eikon, "immagine"), che rappresenta in maniera metaforica la realtà[1]. La comunicazione per immagini permette di raggiungere il massimo effetto comunicativo nel più breve tempo possibile, grazie al suo forte potere di richiamo, alla sua spesso immediata comprensibilità e alla facilità di memorizzazione. Può avvenire attraverso diversi strumenti quali la fotografia, la grafica, la pittura, la scrittura e i video.
Per "comunicazione", in senso economico, si intende uno degli elementi fondamentali del marketing mix. La comunicazione è uno degli aspetti fondamentali del marketing, ed è il mezzo attraverso il quale passano tutte le informazioni. Per "comunicazione", in senso professionale, si intende il vasto complesso di attività lavorative che spaziano dal giornalismo, all'editoria elettronica, alla comunicazione d'impresa e al marketing, passando per la cinematografia e altro ancora. È inoltre possibile adoperare la comunicazione esterna, tra gli altri scopi, per far conoscere i servizi e i progetti dell'ente, facilitare l'accesso ai servizi, conoscere e rilevare i bisogni dell'utenza, migliorare l'efficacia e l'efficienza dei servizi, favorire i processi di sviluppo sociale, economico e culturale, accelerare la modernizzazione di apparati e servizi e svolgere azioni di sensibilizzazione e policy making.
Si intende come "comunicazione esterna" quel tipo di comunicazione che l'impresa adotta verso il suo pubblico attraverso azioni di comunicazione di massa. Essa contribuisce a costruire la percezione della qualità del servizio e costituisce un canale permanente di ascolto e verifica del livello di soddisfazione del cliente/utente, tale da consentire all'organizzazione di adeguare di volta in volta il servizio offerto. Nel marketing esistono tre strategie di comunicazione esterna che l'impresa può utilizzare:
La comunicazione interna è adottata dall'impresa per gestire il flusso di informazioni al suo interno. La comunicazione interna si pone come complementare e funzionale alla comunicazione esterna, dalla quale si differenzia perché veicolo principale per condividere qualsiasi tipo di messaggio, sia informativo che funzionale, da parte del pubblico interno all'ente.
Principalmente si distinguono 3 categorie:
Le tre modalità hanno la particolarità di essere tutte bi-direzionali ma solo l'ultima riscuote una certa modernità poiché spinta ad eliminare una gerarchizzazione tra i membri di un ente e quindi inutili formalismi. L'efficacia della comunicazione interna dipende strettamente dalla qualità e quantità dei messaggi trasmessi e dal mezzo che si sceglie per veicolarli.

Così come nella comunicazione umana si utilizza generalmente il senso della vista e dell'udito per ricevere il messaggio, in quanto sono questi i sensi più sviluppati nell'uomo, ciascun animale utilizza i propri sensi a tale scopo, prediligendo quelli maggiormente sviluppati. A differenza dell'uomo, molti animali usano spesso il senso dell'olfatto per comunicare, ad esempio delimitando il proprio territorio con segnali olfattivi.
Esempi di comunicazione animale sono: il canto degli uccelli, lo scodinzolio della coda dei cani, il "fare le fusa dei gatti".
Alcuni animali possono comunicare inoltre in maniera non direttamente percepibile dall'uomo: esempio in tal senso sono la comunicazione dei delfini attraverso ultrasuoni e la comunicazione tra elefanti attraverso infrasuoni.
Il colore e il profumo dei fiori di molte piante è un messaggio che le piante trasmettono visivamente e olfattivamente agli animali impollinatori: colori più vivaci e odori più gradevoli aumentano in questo modo la possibilità che la pianta sia impollinata.
Secondo uno studio del 2023, molte specie di piante usano inoltre ultrasuoni per comunicare una situazione di stress.
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