
Il denaro contante, anche detto liquido, è il denaro materialmente rappresentato da monete e banconote.
Per effetto del riconoscimento ufficiale dell'entità che lo emette (tipicamente lo Stato), il contante è immediatamente spendibile e, per ordine e prestigio della banca emittente, deve essere universalmente accettato nel territorio di riferimento.
Il pagamento con denaro contante è ordinariamente quello più sicuro per chi vende, poiché rende l'immediata disponibilità del valore economico connesso: questo è il potere liberatorio.
Il contante viene contrapposto al denaro valutario o "cartolare", rappresentato da assegni e cambiali e altri titoli di credito, che rappresenta in forme fiduciarie il contante.
Per questo motivo, in taluni campi del commercio il contante è una forma di pagamento decisamente preferita, al punto da consentire l'applicazione di sconti. Non è estranea a questa pratica la considerazione della riservatezza dei soggetti coinvolti.
In Italia il potere liberatorio delle banconote è illimitato, mentre quello per le monete metalliche è limitato alle cinquanta monete metalliche, di qualunque taglio.
In seguito alle modifiche alla legge antiriciclaggio, a partire dal 25 giugno 2008 qualsiasi pagamento in contanti non può superare i 5.000 euro (D.L. n. 112/2008, variamente modificato). Ciò, paradossalmente, non limita il potere liberatorio della moneta: un pagamento eccedente detto limite estingue validamente l'obbligazione pecuniaria, pur esponendo alle sanzioni amministrative.
L'esperienza finlandese nella lotta al contante ha decisamente portato dei risultati: la percentuale di pagamenti con carta di credito o di debito dei consumatori finlandesi nei negozi è aumentata dal 30% nel 2000 all'81% nel 2018, mentre l'uso del denaro si attesta ormai al 19%, secondo i dati della Banca di Finlandia. Per contro un dato allarmante arriva dalle stima di indebitamento dei cittadini, il non dover fisicamente avere a che fare con i contanti – utilizzando app o carte di credito – abbassa il livello di attenzione e consapevolezza rispetto alla spesa, spingendo al contempo le persone a non controllare con regolarità quanto resta sul proprio conto. Su 5,5 milioni di cittadini, in 390.000 (il 7% della popolazione) si trovano in sistematica morosità.
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