| Contarini | |
|---|---|
| Stato | |
| Titoli |
|
| Fondatore | Marco Aurelio Contarini Console romano eletto a Padova, prese parte al terzo Triumvirato Consolare di Rialto dal 425 al 426 |
| Data di fondazione | 426 |
| Etnia | Veneziana |
| Rami cadetti |
|
I Contarini furono una nobile casata ascritta al patriziato veneziano, compresa fra le antichissime famiglie apostoliche.
La leggenda ne fa risalire l'origine agli Aurelii Cotta di Roma che, essendo prefetti nella regione del Reno, venivano detti Cotta Rheni o Conti del Reno, da cui il cognome Contarini. Padre Pietro Antonio di Venetia nella sua storia della città lagunare pubblicata nel 1688 scrive:
Evidenziamo che il primo membro della famiglia certamente documentato è un Andrea Contarini che nell'853 sottoscrisse il testamento del vescovo di Castello Orso.
Rappresentò una delle più fiorenti casate veneziane: nell'anno 1500 su 1 523 nuclei familiari patrizi censiti in città, ben 107 portavano il cognome Contarini. Va tuttavia precisato che, specialmente in casi come questi, i vari rami non si sentivano parte di un'unica stirpe solo in base al comune cognome.
Diede alla Serenissima nove dogi, e numerose altre personalità di rilievo come ecclesiastici, politici e militari. Moltissimi poi sono i riferimenti tuttora presenti nella toponomastica.
I Contarini dal Naso furono così soprannominati da un Andrea (da alcuni detto Giacomo), che ferì con un pugno il doge Francesco Foscari all'uscita dalla Basilica di San Marco, perché gli era stata negata da questi la nomina a capitano del Golfo. Il 21 marzo 1430 venne decapitato fra le colonne della piazzetta San Marco.
In origine vivevano a Santa Maria Mater Domini. Era uno dei rami più antichi e si diceva disceso in linea retta dal doge Domenico (XI secolo). Vi appartennero il doge Iacopo di Domenico (1193-1280), il politico Stefano di Bernardo (1444-1518) e l'ambasciatore Lorenzo di Maddaleno (1515-1552).

I Contarini "di San Paternian" (di cui, secondo il Barbaro, si ha notizia almeno dal 1261 con un Paolo) furono in seguito soprannominati "dal Bovolo" quando, sul finire del Quattrocento, Pietro Contarini ornò l'esterno della sua dimora con una caratteristica scala a chiocciola (bòvolo significa "chiocciola" in veneziano).
Tra i membri, spicca fra tutti il doge Andrea di Nicolò († 1382), ma vanno ricordati anche Andrea di Bertuccio († XV secolo), uomo politico e Giovanbattista di Domenico (1587-1671), erudito.
Il palazzo passò a Giovanni Minelli nel 1717 in seguito al matrimonio con Elisabetta di Pietro Maria Contarini, ultima rappresentante del ramo.

Residenti in un palazzo di San Trovaso, il soprannome si riferiva al loro immenso patrimonio che ne faceva una delle famiglie più ricche e prestigiose di tutto il patriziato. Furono anche noti come Contarini "Piazzola" dall'abitato di Piazzola, nel Padovano, dove possedevano una splendida villa derivata da un fortilizio portato in dote da Maria di Jacopo da Carrara al marito Nicolò Contarini di San Cassiano. Oltre agli immobili, nella stessa località godevano dei diritti di mercato, pascolo, mulino e guardia armata, nonché del giuspatronato della chiesa.
I loro possedimenti comprendevano poi terreni sparsi tra il Padovano, il Dogado, il Trevigiano e il Vicentino (nel Settecento giungevano a quasi 2.000 ettari), ma anche case e botteghe a Venezia.
Di questo ramo si distinsero vari politici e diplomatici: Francesco di Nicolò (1421-?), Zaccaria di Francesco (1452-1513), Francesco di Zaccaria (1477-1558), Zaccaria di Paolo (1526-1602), Pietro di Marco (1578-1632), Marco di Marco (1708-1746), ai quali si aggiunge il vescovo Pietro di Zaccaria (1491-1563).

Assunsero questa denominazione nel 1473, quando la regina di Cipro Caterina Cornaro creò Giorgio Contarini conte di Giaffa, rendendolo il primo dignitario dell'isola. Dopo la conquista turca si trattò di un titolo meramente onorifico ma assolutamente prestigioso e ambito: fu riconosciuto nel 1476 dalla stessa Repubblica che, anzi, conferì allo stesso Giorgio e ai suoi discendenti anche il cavalierato della Stola d'Oro.
Venivano altresì detti "della Madonna dell'Orto" dal nome della parrocchia di residenza (vivevano in un palazzo di Cannaregio, dotato di un bel giardino e di una fornita biblioteca). Non erano ricchissimi ma potevano contare su diversi beni immobili, tra cui case a Venezia e terreni a Piove di Sacco e Villafranca. Altri beni si trovavano nel Ducato di Ferrara, ma vennero in seguito alienati per le mire espansionistiche dello Stato Pontificio. La maggiore fonte di reddito, comunque, proveniva dall'attività mercantile (Puglie e Alessandria d'Egitto).
Il rappresentante più insigne di questa linea fu il cardinale Gasparo di Alvise (1483-1542). Si citano poi Tommaso di Alvise (1488-1578), Alvise di Vincenzo (1537-1579), Tommaso di Gasparo (1562-1614), Alvise di Tommaso (1597-1651) e Carlo di Alvise (1636-1688), tutti impegnati nella vita politica e diplomatica. Infine, va segnalato il vescovo Giulio di Federico (1519-1575).
La loro nobiltà, assieme ai titoli di conti e cavalieri, fu riconosciuta dell'Impero austriaco con S.R. 1º dicembre 1817.
Vivevano in un palazzo in salizzada Santa Giustina, il cui ingresso si caratterizzava per dei vistosi battenti in ferro (lavoro del XV secolo rimosso nella prima metà dell'Ottocento). La tomba di famiglia si trovava a San Francesco della Vigna.
Diede i dogi Francesco di Bertucci (1554-1624) e Alvise di Nicolò (1601-1684).