| Coppito frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 42°22′02.28″N 13°20′36.89″E |
| Abitanti | 2 903 |
| Altre informazioni | |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | Pietro apostolo |
| Giorno festivo | 29 giugno |
| Cartografia | |
Coppito è una frazione dell'Aquila, situata tra la Strada statale 17 (a sud) e la Strada statale 80 (a nord), a circa 5 km dal centro storico del capoluogo.
Il centro nacque nell'Alto Medioevo con il nome di Poppleto e fu uno dei castelli fondatori della città di L'Aquila, all'interno della quale, nel quarto di San Pietro, costruì la Chiesa capo-quarto di San Pietro a Coppito. Il Castello di Poppletum, probabilmente di non grandi dimensioni, fu distrutto, insieme a Leporanica e ad altri abitati, nel 1294. Fu ulteriormente danneggiato dal terremoto dell'Aquila del 1703 e poi trasformato in residenza nel corso del XVIII e del XIX secolo. Il Castello è ormai del tutto scomparso a seguito del sisma del 2009 e della successiva fase di abbattimento/ricostruzione. Nella seconda metà del XX secolo la frazione ha conosciuto un notevole sviluppo urbano, grazie all'edificazione delle strutture dell'Università degli Studi dell'Aquila e dell'Ospedale regionale San Salvatore.
Fino ai primi anni del 2000, si riteneva che l'area in antichità fosse abitata solo dai cittadini di Amiternum (attuale San Vittorino), una delle città più grandi dei Sabini. A seguito degli scavi archeologici, condotti nel 2006-2007 nei pressi del sagrato dell'attuale chiesa parrocchiale di Coppito, si è scoperto invece che, in epoca repubblicana, vi era stata impiantata una villa rustica, rimasta attiva almeno fino ai secoli VI-VII d. C., successivamente trasformata in un sepolcreto con contestuale diversa destinazione dell’area, nella quale in seguito fu impiantato l'edificio ecclesiastico. Sono proprio i materiali reimpiegati nelle cortine murarie della chiesa di S. Pietro (un fregio in calcare locale con festoni e teste bovine visibile sull'architrave del portale principale, un'iscrizione romana CIL IX 4328, il rilievo con raffigurazione di una gorgone posta nella zona sottostante il campanile), oltre le numerose testimonianze di altri rinvenimenti (come una grossa soglia monumentale in calcare e altri frammenti architettonici appartenenti probabilmente ad edifici a carattere pubblico), a far supporre la presenza, nell'area dove insiste l'attuale abitato di Coppito, di un insediamento in epoca romana di non poca importanza. Il rinvenimento, presso la chiesa di S. Pietro, di resti architettonici attribuibili ad un impianto di tipo urbano, ha condotto l'archeologa Barbara Di Vincenzo a ritenere che nell'area fosse localizzata l'antica Pitinum (che nel V secolo divenne sede episcopale), menzionata nella Tabula Peutingeriana. D'altra parte, a sostegno della ipotesi che nell'area insistesse un pagus o un vicus dipendente dalla città di Amiternum, v'è il fatto che era servita dal tracciato di un'antica strada romana, la Via Poplica Campana, come fa ritenere l'epigrafe romana CIL IX 4321 ivi rinvenuta. Tra VIII e X secolo le fonti attestano la presenza di insediamenti sparsi, organizzati attorno alle curtes, rientranti fra i possedimenti dell'abbazia di Farfa.
Tra l'VIII e il IX secolo, la chiesa di S. Pietro diveniva polo attivo di urbanizzazione, venendo a determinare l'incastellamento di Poppletum sopra lo sperone roccioso che costeggia il fiume Aterno e la costruzione del castello.
Poppleto (detta in altri documenti anche Poplito) nacque come castello longobardo. Le attestazioni più antiche della presenza longobarda nel territorio sono infatti rappresentate da una curtis ducale amiternina e dall'importante curtis di Poplito, dove sono state individuate due ville romane in continuità almeno fino al VI secolo. I Longobardi ripartirono i territori amiternino e forconese con la Marsica e il resto del Sannio abruzzese in 7 gastaldie (Marsi, Valva, Forcona, Amiternum, Aprutium, Pinne e Teate). Amiterno e Forcona facevano parte con Rieti della "provincia Valeria" con sede amministrativa a Celano, dove sorse la dinastia dei Conti dei Marsi.
Nel 969, come documentano le fonti, i nipoti dell'abate Campone, Sintaro e Giovanni, figli di Ilderico, ricevettero il territorio di Poppletum, che iniziò la sua ascesa ed acquisì una sempre maggiore autonomia.
Nel 1012, Coppito risulta tra i beni offerti da Transaricus filius Maifredi al monastero di Farfa, come risulta dal Chronicon farfense.
Nel Catalogus Baronum, risalente al tempo di Guglielmo il Buono (1152-1189), risulta che Gentile e Gualtieri di Poppleto sono i signori del castello di Poppletum. Essi tengono in Amiterno, direttamente dal re, Poppletum, Pilem (Pile), Rogeon Medium (Roio Piano), Roccam Sententie (Sant'Anza), Roccam Sancti Sthephani (Rocca S. Stefano), Gignanum (Gignano), Movinum Paganicum (Paganica), Capitignanum (capitignano) e Tusulum (Tussillo), per un totale di 61 soldati e 108 inservienti. La stirpe dei signori di Poppleto mantenne il controllo della zona fino alla prima metà del XIII secolo.
Nell'XI secolo, in seguito all’arrivo dei Normanni lo scenario cambia ed inizia il fenomeno dell’incastellamento. il contado aquilano fu invaso dalle armate di Federico II, che nel 1228 scacciò i conti di Poppleto, ribellatisi insieme al conte Tommaso di Celano, e li sostituì con una guarnigione di cadetti che facevano le veci imperiali, usando spesso la violenza. Nel 1229, le popolazioni di Amiterno e Forcona inviarono, forse proprio dietro richiesta dei signori di Poppleto, un'ambasceria a papa Gregorio IX per denunciare le vessazioni di Federico II e chiedere l'autorizzazione a fondare una nuova città unita. Il pontefice concesse l’autorizzazione, considerando quel territorio dominium Ecclesiae, ma la fondazione vera e propria avvenne solo oltre vent'anni dopo, nel 1254.
Poppleto fu uno dei castelli fondatori della nuova città dell'Aquila. La costruzione della città prevedeva che a ogni castello fondatore fosse affidato un pezzo di territorio all'interno delle mura cittadine da costruire e popolare, detto locale, in cui Poppleto costruì la chiesa di San Pietro a Coppito; nel 1276 la città fu divisa, ad opera del capitano Lucchesino da Firenze, in quartieri denominati quarti, di cui uno prese il nome di quarto di San Pietro, elevando a chiesa capoquarto l'edificio costruito dai castellani di Poppleto. Da qui in avanti la storia del castello di Coppito sarà strettamente legata a quella della città dell'Aquila, con una fitta rete di relazioni tra intus ed extra moenia, in cui i cittadini portarono con sé la loro identità culturale, la propria arte e le proprie conoscenze; probabilmente fu proprio con la fondazione della città che inizio il declino di Coppito.
Di Coppito non si hanno molte notizie a partire dall'epoca spagnola in poi, perdendo gradualmente il ruolo centrale nel baricentro del Quarto e diventando una contrada della città; si registrò un processo di progressiva omologazione in cui Coppito perse la caratterizzazione di forte centro del comitatus.
Il terremoto dell'Aquila del 1703 danneggiò gravemente il centro e il castello di Coppito, con il paese che venne ricostruito sulle rovine della fortezza; d'altra parte tutta la popolazione dell'Aquila venne convinta a non abbandonare la città dal Commissario straordinario Governativo, investito ndi pieni poteri, mediante l'imposizione della panificazione e delle misure necessarie per la ricostruzione; nel 1753, il Catasto Onciario elenca nel paese di Coppito la presenza di 78 Famiglie, o tra Vedove e Vergini e 2 ecclesiastici.
Dagli anni 1960 agli anni 1990 la frazione fu interessata da un moderato sviluppo urbano e dalla creazione del polo scientifico dell'Università degli Studi dell'Aquila, dell'Ospedale regionale San Salvatore e della Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza. Il terremoto dell'Aquila del 2009 ha danneggiato il centro storico di Coppito, e in seguito ai danneggiamenti nel territorio è stato creato un insediamento del progetto C.A.S.E.

Il paese è attraversato dalla Strada Provinciale 33 "di Coppito", che collega la Strada statale 17 con la Strada statale 80 dir del Gran Sasso d'Italia e, con una diramazione, la Strada statale 80.
Dal 1922 il paese aveva una stazione ferroviaria lungo la ferrovia L'Aquila-Capitignano, dismessa nel 1935, e attualmente lo scalo più vicino è quello di L'Aquila-Campo di Pile, sulla ferrovia Terni-Sulmona.