Craving

Il craving (dall'inglese to crave, "bramare" o "desiderare ardentemente"; in italiano reso talvolta come brama, desiderio compulsivo o spinta irresistibile) è uno stato psicofisico caratterizzato dal desiderio intenso, improvviso e incontrollabile di assumere una sostanza psicoattiva (come alcol, nicotina, cocaina, eroina o farmaci), un determinato alimento (food craving) o di mettere in atto un determinato comportamento (come nel gioco d'azzardo patologico).

Il fenomeno è spesso accompagnato da una ricerca compulsiva dell'oggetto del desiderio e dalla compromissione delle capacità di autocontrollo. Il craving è riconosciuto come uno dei fattori primari nel mantenimento delle dipendenze ed è la causa principale di ricaduta (relapse) anche dopo lunghi periodi di astinenza. Nel DSM-5, il craving è stato incluso tra i criteri diagnostici ufficiali per i disturbi da uso di sostanze.

Etiologia e neurobiologia

Il craving affonda le sue radici nella disfunzione dei circuiti cerebrali della ricompensa (reward system), in particolare della via mesolimbica dopaminergica, che collega l'area tegmentale ventrale al nucleus accumbens.

Meccanismi dopaminergici e glutamatergici

Istruzione esecutiva e deficit frontale

Il perdurare del craving è favorito dalla progressiva ipofunzionalità della corteccia prefrontale dorsolaterale e della corteccia cingolata anteriore, aree deputate alle funzioni esecutive, alla presa di decisione e all'autocontrollo. Ciò determina una compromissione della capacità di inibire gli impulsi automatici verso la sostanza.

Modelli psicologici

In ambito psicologico, il craving è stato concettualizzato secondo diversi modelli:

Tipologie di craving

Craving da sostanze psicoattive

È la forma classica manifestata in relazione a sostanze legali o illegali:

Food craving

Il food craving si riferisce al desiderio di consumare cibi specifici, solitamente ad alto contenuto calorico, ricchi di zuccheri semplici, grassi o sale (es. cioccolato, cibi da fast-food). Si distingue dalla fame fisiologica in quanto:

Craving comportamentale

Con l'estensione del concetto di dipendenza alle dipendenze comportamentali, il termine viene impiegato per descrivere l'impulso verso condotte quali il gioco d'azzardo patologico, il gaming compulsivo, lo shopping compulsivo o l'ipersessualità.

Misurazione e valutazione

In ambito clinico e di ricerca, la misurazione dell'intensità del craving si avvale di strumenti psicometrici validati, distinti tra misurazioni unidimensionali (che valutano solo l'intensità del momento) e multidimensionali (che analizzano aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali).

Tra le principali scale utilizzate si annoverano:

Trattamento e gestione

La gestione del craving costituisce un obiettivo centrale nella terapia delle dipendenze, perseguito mediante approcci integrati farmacologici e psicoterapeutici.

Approccio farmacologico

Diversi farmaci approvati o utilizzati off-label agiscono sui sistemi neurotrasmettitoriali per ridurre l'intensità del craving o bloccare gli effetti gratificanti della sostanza:

Approccio psicoterapeutico e comportamentale

I trattamenti psicologici si focalizzano sul riconoscimento dei fattori scatenanti (trigger) e sullo sviluppo di strategie adattive di gestione (coping):

Neuromodulazione

Negli ultimi anni hanno assunto rilevanza clinica le tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva, in particolare la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) applicata alla corteccia prefrontale dorsolaterale, volta a modulare la plasticità neuronale e a ridurre l'ipereccitabilità dei circuiti della ricompensa (reward) associati al craving.

Note

  1. ↑ George F. Koob, Nora D. Volkow, Neurobiology of addiction: a neurocircuitry analysis, in The Lancet Psychiatry, vol. 3, n. 8, 2016, pp. 760–773, DOI:10.1016/S2215-0366(16)00088-6.
  2. ↑ American Psychiatric Association, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014, ISBN 978-88-6030-661-6.
  3. 1 2 Terry E. Robinson, Kent C. Berridge, The neural basis of drug craving: an incentive-sensitization theory of addiction, in Brain Research Reviews, vol. 18, n. 3, 1993, pp. 247–291, DOI:10.1016/0165-0173(93)90013-P.
  4. ↑ Peter W. Kalivas, Nora D. Volkow, The neural basis of addiction: a pathology of motivation and choice, in American Journal of Psychiatry, vol. 162, n. 8, 2005, pp. 1403–1413, DOI:10.1176/appi.ajp.162.8.1403.
  5. ↑ Stephen T. Tiffany, A cognitive model of drug urges and drug-use behavior: role of automatic and nonautomatic processes, in Psychological Review, vol. 97, n. 2, 1990, pp. 147–168, DOI:10.1037/0033-295X.97.2.147.
  6. ↑ David J. Kavanagh, Jackie Andrade, Jon May, Imaginary relish: Imaginal processes and the exacerbation of craving, in Addiction, vol. 100, n. 11, 2005, pp. 1576–1589, DOI:10.1111/j.1360-0443.2005.01283.x.
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  8. ↑ Luigi Gallimberti et al., Non-invasive transcranial magnetic stimulation reduces cocaine craving with endurance, in European Neuropsychopharmacology, vol. 25, n. 11, 2015, pp. 1982–1989, DOI:10.1016/j.euroneuro.2015.08.012.

Bibliografia

Voci correlate