| David Parsons | |
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| Nazionalità | |
| Genere | New age Space music |
| Periodo di attività musicale | 1980 – 2025 |
| Etichetta | Fortuna Records, Celestial Harmonies, gterma Records |
| Album pubblicati | 18 |
| Studio | 17 |
| Raccolte | 1 |
David Gordon Parsons (16 giugno 1944 – Wellington, 15 febbraio 2025) è stato un compositore neozelandese di musica new age.
Parsons si avvicinò alla musica a diciannove anni, iniziando come batterista nei primi anni Sessanta. Nel 1965, dopo aver assistito ad un concerto di Ravi Shankar, decise di abbandonare la batteria e dedicarsi allo studio del Sitar. Nel 1974 si trasferì in India per approfondire lo studio dello strumento assieme alla maestra Krishna Chakravarty, per poi tornare in Nuova Zelanda a fine 1975 per lavorare presso la National Film Library. A fine anni Settanta iniziò a comporre, con l'ausilio di un sintetizzatore, brani elettronici fortemente influenzati dalla space music di Klaus Schulze e dalla musica indiana e tibetana. Questi primi brani, inizialmente pubblicati in cassette autoprodotte, furono poi raccolti nel 1980 nel mini-album d'esordio Sound of the Mother Ship prodotto dalla Fortuna Records, piccola etichetta indipendente californiana. L'album d'esordio e il successivo Tibetan Plateau (1982) trovarono un buon riscontro sia di critica che di pubblico presso gli appassionati del genere new age, grazie soprattutto all'arricchimento offerto dagli originali suoni indo/tibetani delle composizioni di Parsons Entrambi gli album vennero ripubblicati in formato CD nel 1991.
A metà degli anni Ottanta la Fortuna Records fu acquistata dall'etichetta discografica Celestial Harmonies, con la quale poi Parsons pubblicò il successivo Himalaya (1989). Nel 1990 Parsons pubblicò l'ambizioso doppio album Yatra, presentato come un lungo "documentario sonoro" sulla vita delle popolazioni indiane e tibetane. Dopo la pubblicazione di Dorje Ling nel 1992, Parsons decise di abbandonare temporaneamente l'attività di compositore e dedicarsi a quella di etnomusicologo con lunghi viaggi in Asia e Medio Oriente per la registrazione di una raccolta di 17 album dedicata alla Musica Islamica (Music of Islam vol 1-17, Celestial Harmonies).
A fine anni Novanta tornò a comporre due nuovi album, Ngayo Gamelan e Shaman, in cui riversò le nuove influenze mediorentali assimilate durante gli anni di studio della musica islamica. I primi anni del nuovo millennio coincisero anche con il suo periodo più prolifico con l'uscita di Parikrama (2000), Maitreya: The Future Buddha (2002), Vajra (2004) e Inner Places (2005), oltre alla prima raccolta In Retrospect: 1980-2003.
Fra il 2008 e il 2010 pubblicò la tetralogia di album Surya, Earthlight, Jyoti e Akash in cui per la prima volta abbandonò completamente gli strumenti tradizionali e compose brani interamente generati con sintetizzatore. Nei suoi successivi Stupa (2013) e Puja (2016), pubblicati dalla gterma Records, proseguì sulla strada tracciata dagli album precedenti.
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