Dawoud Bey

Dawoud Bey, nato David Edward Smikle (Queens, 25 novembre 1953), è un fotografo e insegnante statunitense.

È noto a livello mondiale per la sua fotografia d'arte su larga scala e i ritratti di street photography, tra cui adolescenti americani in relazione alla loro comunità e altri soggetti spesso emarginati. Nel 2017 è stato premiato con un MacArthur Fellowship dalla Fondazione MacArthur ed è considerato uno dei "fotografi più innovativi e influenti della sua generazione".

Bey è professore e artista distinto al Columbia College di Chicago. Secondo il The New York Times, "nel gesto apparentemente semplice di fotografare soggetti neri nella vita di tutti i giorni, Bey, afroamericano, ha contribuito a introdurre la Blackness nel contesto delle belle arti molto prima che fosse di moda, o addirittura accettata".

Biografia

Formazione

Nato a New York nel quartiere Jamaica di Queens, con il nome di David Edward Smikle, nei primi anni Settanta ha cambiato il proprio nome in Dawoud Bey. Il nome "Dawoud" (la variante araba di Davide) e il cognome "Bey" nascono come omaggio al percussionista jazz James Hawthorne Bey, da cui aveva appreso la pratica dei tamburi tradizionali africani.

In gioventù Bey si è avvicinato alle Pantere Nere (Black Panther Party), distribuendone il giornale politico. Ha iniziato a interessarsi alla fotografia e ricevette la sua prima macchina fotografica a 15 anni; fino ad allora sognava di diventare musicista, citando tra i suoi primi riferimenti musicali John Coltrane. Tra i fotografi che più lo influenzarono figurano James Van Der Zee e Roy DeCarava.

Dopo essersi diplomato alla Benjamin N. Cardozo High School, ha studiato alla School of Visual Arts di New York (1977-1978) per poi partecipare a un programma artistico pubblico finanziato dallo stato. Ha conseguito un Bachelor of Fine Arts (BFA) in Fotografia presso l'Empire State College nel 1990 e un Master of Fine Arts (MFA) alla Yale University School of Art nel 1993.

Carriera

Dawoud Bey non considera il proprio lavoro un tradizionale fotogiornalismo documentaristico: dirige spesso i soggetti, suggerendo pose e gesti. Nel corso della carriera ha partecipato a oltre venti residenze artistiche, che gli hanno permesso di lavorare a stretto contatto con le persone ritratte.

Figlio culturale degli anni Sessanta, Bey ha più volte definito il proprio lavoro come espressione della convinzione che "se non fai parte della soluzione, fai parte del problema": un principio che ha reso la sua pratica fotografica profondamente legata al senso di comunità e alla collaborazione con i soggetti ritratti.

Le sue prime fotografie, vicine alla street photography, confluirono in un progetto quinquennale dedicato alla vita quotidiana di Harlem, Harlem USA (1975-1979), esposto nel 1979 allo Studio Museum di Harlem. Nel 2012 l'Art Institute of Chicago ne presentò la prima retrospettiva completa, aggiungendo alcune stampe inedite alle venticinque originali; l'intera serie fu poi acquisita dal museo.

Negli anni Ottanta collaborò con l'artista David Hammons, documentandone le performance Bliz-aard Ball Sale e Pissed Off. La critica ha spesso sottolineato la componente politica del suo lavoro, insieme alla capacità di costruire empatia con i soggetti fotografati; aspetti evidenziati anche in occasione di una mostra al Walker Art Center.

Parlando del proprio interesse per gli adolescenti, Bey ha spiegato di vederli come "gli arbitri dello stile" di una comunità, capaci di rivelare come questa si definisca in un dato momento storico. A partire da una residenza alla Addison Gallery of American Art nel 1992, iniziò a fotografare studenti di scuole superiori pubbliche e private, con l'obiettivo di superare le presunte differenze tra comunità diverse. Questo filone di lavoro, proseguito per un quindicennio, culminò nel 2007 nella mostra e pubblicazione Class Pictures (Aperture Foundation), in cui ogni ritratto è accompagnato da un testo scritto dal soggetto stesso.

The Birmingham Project (2012) nasce in memoria dell'attentato dinamitardo alla 16th Street Baptist Church di Birmingham, in Alabama, del 15 settembre 1963, in cui persero la vita quattro ragazze afroamericane e, nelle violenze successive, due giovani uccisi dalla polizia. Ogni immagine del progetto accosta il ritratto di un abitante di Birmingham coetaneo delle vittime al momento della morte a quello di un adulto che rappresenta l'età che le vittime avrebbero oggi. Le foto sono accompagnate da un video a schermo diviso, intitolato "9.15.63", che ricostruisce, dal punto di vista di un bambino, il tragitto verso la chiesa attraversando luoghi simbolo della comunità nera di Birmingham durante l'epoca dei diritti civili.

Night Coming Tenderly, Black (2017) è una serie di 25 fotografie che reimmagina l'ultimo tratto del viaggio della Underground Railroad, la rete clandestina di percorsi e rifugi che aiutò gli schiavi in fuga dagli Stati del Sud a raggiungere il Nord e il Canada fino al proclama di emancipazione del 1863. Il titolo, ispirato a un verso della poesia Dream Variations di Langston Hughes, richiama anche la fotografia notturna di Roy DeCarava. Le immagini, scattate di giorno ma stampate in toni scuri, mirano a restituire l'esperienza sensoriale di chi si muoveva furtivamente nell'oscurità — per Bey metafora sia del pericolo sia della protezione offerta dal buio a chi fuggiva.

Nel 2020 i due progetti sono stati raccolti nel volume Dawoud Bey: Two American Projects (Yale University Press), pubblicato in occasione della retrospettiva An American Project, ospitata da SFMOMA e Whitney Museum of American Art. Il libro, curato da Corey Keller ed Elisabeth Sherman, unisce le due serie fotografiche (un deciso allontanamento dal colore verso il bianco e nero) in un racconto che intreccia passato e presente, paesaggio e ritratto, schiavitù e terrorismo, con testi di approfondimento di Steven Nelson, Torkwase Dyson, Claudia Rankine e Imani Perry.

Dal 1998 vive a Chicago, dove insegna come professore d'arte e Distinguished College Artist alla Columbia College Chicago.

Pubblicazioni

Note

  1. ↑ (EN) Dawoud Bey: The Birmingham Project, su nga.gov. URL consultato il 14 luglio 2018.
  2. ↑ (EN) MacArthur Foundation, su macfound.org.
  3. 1 2 (EN) Dawoud Bey: An American Project, su whitney.org. URL consultato il 23 febbraio 2021. ISSN 0362-4331
  4. ↑ (EN) Dawoud Bey - Faculty, su colum.edu, Columbia College Chicago. URL consultato il 16 aprile 2024 (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2018).
  5. 1 2 (EN) Lauretta Charlton, Dawoud Bey, Chronicler of Black American Life, in The New York Times, 19 ottobre 2020. URL consultato il 14 aprile 2021.
  6. 1 2 (EN) Gwenda Blair, ’70s Portrait of Harlem, Gathered for Today, in The New York Times, 25 luglio 2012. URL consultato il 7 settembre 2026.
  7. 1 2 (EN) Lauretta Charlton, By Lauretta Charlton e Photographs by LaToya Ruby Frazier, Dawoud Bey, Chronicler of Black American Life, in The New York Times, 19 ottobre 2020. URL consultato il 7 settembre 2026.
  8. ↑ (EN) Tausif Noor, A Photographer Looks Deep Into America’s Past, in The New York Times, 29 aprile 2021. URL consultato il 7 settembre 2026.
  9. ↑ ‘An American Project’: For decades, Dawoud Bey has chronicled Black life, in opb. URL consultato il 7 settembre 2026.
  10. ↑ (EN) Dawoud Bey's Biography, su The HistoryMakers. URL consultato il 7 settembre 2026.
  11. ↑ Dawoud Bey ’93MFA Exhibition at AAMP | Yale Alumni Art League, su yalealumniartleague.org. URL consultato il 7 settembre 2026.
  12. ↑ Jock Reynolds, Taro Nettleton, Carrie Mae Weems e Dawoud Bey, Class Pictures: Photographs by Dawoud Bey (New York: Aperture, 2007).
  13. ↑ (EN) Published on, OIE to present Dawoud Bey, a photographer who looks beyond stereotypes, su News, 2 febbraio 2012. URL consultato l'8 settembre 2026.
  14. ↑ (EN) Dawoud Bey: Harlem U.S.A., su The Art Institute of Chicago, 12 maggio 2012. URL consultato l'8 settembre 2026.
  15. ↑ (EN) Simone White e Dawoud Bey, Dawoud Bey on His Powerful Photographs of Black American Life, in Frieze, 29 ottobre 2020. URL consultato l'8 settembre 2026.
  16. ↑ (EN) Carolyn Cohen, Exhibits challenge us not to look away Photographers focus on pain, reality in the city, in Boston Globe, 18 ottobre 1998, p. 21.
  17. ↑ (EN) Kellie Jones, Dawoud Bey: Portraits in the Theater of Desire, in A.D. Coleman, Jock Reynolds e Kellie Jones, Dawoud Bey: Portraits 1975-1995, Minneapolis, MN: Walker Art Center, 1995, p. 48.
  18. ↑ (EN) Jacqueline Terrassa, Shepherding Power, in Dawoud Bey: The Chicago Project, Chicago, Smart Museum of Art, The University of Chicago, 2003, p. 91.
  19. ↑ (EN) Michael O'Sullivan, Dawoud Bey's Photos Only Part of the Picture, in Washington Post, 26 dicembre 2008. URL consultato l'8 settembre 2026.
  20. 1 2 (EN) Dawoud Bey: The Birmingham Project | National Gallery of Art, su www.nga.gov, 12 settembre 2018. URL consultato l'8 settembre 2026.
  21. ↑ (EN) Dawoud Bey: The Birmingham Project | George Eastman Museum, su www.eastman.org. URL consultato l'8 settembre 2026.
  22. 1 2 (EN) Underground Railroad | Slave Escape, Abolitionists & Fugitive Slaves | Britannica, su www.britannica.com, 7 settembre 2026. URL consultato l'8 settembre 2026.
  23. ↑ (EN) Dawoud Bey: Night Coming Tenderly, Black, su The Art Institute of Chicago, 11 gennaio 2019. URL consultato l'8 settembre 2026.
  24. ↑ Portfolio of photographs acquired from Dawoud Bey’s Night Coming Tenderly, Black, su sites.utexas.edu. URL consultato l'8 settembre 2026.
  25. ↑ (EN) Dawoud Bey, su Yale University Press. URL consultato l'8 settembre 2026.
  26. 1 2 (EN) ‘Dawoud Bey: Two American Projects’, su Pentagram. URL consultato l'8 settembre 2026.
  27. ↑ (EN) Dawoud Bey - Artists - Sean Kelly Gallery, su www.skny.com. URL consultato l'8 settembre 2026.

Collegamenti esterni