Cabriolet

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Una Maserati GranCabrio, esempio di cabriolet.
Una Lancia Flavia, esempio di cabriolet.
Una Jaguar XK versione cabriolet.

Il termine di origine francese cabriolet, spesso abbreviato in cabrio, indica un tipo di carrozzeria per autovetture il cui tetto può essere retrattile ripiegandolo all'indietro. Le cabriolet sono quindi caratterizzate dall'avere la possibilità di aprire e chiudere il tettuccio oppure la capote. In italiano la traduzione del termine francese cabriolet è decappottàbile, convertìbile oppure cabriolè. Le cabriolet, insieme alle berline sportive, le roadster, le berlinette, le barchetta, le spider, le coupé, le targa, le trasformabili, le muscle car e le coupé-cabriolet appartengono alla categoria delle autovetture sportive.

In passato il termine cabriolet indicava un tipo di carrozza avente una capote pieghevole e retraibile che poteva coprire o meno, in base alla sua posizione, i suoi due occupanti, uno dei quali è il conducente. Il termine cabriolet è poi passato anche a definire una tipologia di autovettura, vista la somiglianza tra i due mezzi di trasporto. La parola francese cabriolet deriva dall'italiano capriolo per via del movimento ondeggiante che possiede questo tipo di carrozza quando procede ad alta velocità, che ricorda il saltellare di un capriolo.

In genere la copertura di un'autovettura cabriolet è intesa come ripiegabile e successivamente rovesciabile verso il retro del veicolo. Essa è di tipo a soffietto ed è montata su un telaio metallico snodato. Per cui risulta morbida, spesso in tela. Questa tipologia di copertura è detta anche «soft-top» (traducibile in italiano con "tetto morbido").

In altri casi la copertura è scomponibile e smontabile dall'autovettura oppure è retrattile, ma è rigida ed è composta da parti solide (metallo o plastica) ripiegabili all'indietro anche elettricamente grazie ad un telaio snodato, oppure asportabile manualmente dal veicolo. Questa tipologia di capote è detta anche «hard-top» (traducibile in italiano con "tetto rigido"). In particolare il tipo rigido ha praticamente sostituito le vetture targa, che avevano un design relativamente simile alle cabriolet. Le vetture targa, che erano in auge dagli anni 1960 agli anni 1970, vengono prodotte ancora oggi seppur in numeri nettamente inferiori rispetto al passato.

Le autovetture in versione cabriolet risultano spesso più costose del modello berlina da cui derivano, in quanto l'intera struttura deve essere riprogettata per ridistribuire i pesi e resistere ad eventuali flessioni e collisioni. Per proteggere i passeggeri in caso di ribaltamento e rotolamento della cabriolet possono essere presenti anche delle strutture di protezione denominate roll-bar (traducibile in italiano con "barra di rotolamento"). Un tipo di carrozzeria che deriva dalle cabriolet è quella che coinvolge la conformazione e la struttura dei vetri anteriori e posteriori laterali, con o senza montanti, in modo tale che l'intera vettura si possa convertire, ad esempio, da coupé chiusa a cabriolet aperta e viceversa. Queste autovetture appartengono alla categoria delle coupé-cabriolet.

Etimologia

Una carrozza tipo cabriolet esposta al museo di Gouda, nei Paesi Bassi.

Il termine francese cabriolet nacque nel XVIII secolo per riferirsi a un tipo di carrozza. Solo in seguito è passato a definire anche una tipologia di autovettura, vista la similitudine tra i due mezzi di trasporto. Una carrozza cabriolet è un veicolo leggero con due ruote trainato da uno o più cavalli ed ha una capote pieghevole e retraibile che può coprire o meno, in base alla sua posizione, i suoi due occupanti, uno dei quali è il conducente.

La carrozza cabriolet ha un ampio pianale rigido, timoni ricurvi verso l'alto e solitamente possiede una piattaforma posteriore per lo stalliere situata tra le molle a C. Il suo progetto fu sviluppato in Francia nel XVIII secolo sostituendo rapidamente la carrozza da noleggio più usata a Parigi e Londra, che era molto più pesante e quindi meno maneggevole delle carrozze cabriolet. Il termine francese cabriolet deriva dall'italiano capriolo per via del movimento ondeggiante che possiede questo tipo di carrozza quando procede ad alta velocità, che ricorda il saltellare di un capriolo.

Storia

Una MG T-Type del 1938 versione cabriolet.
Una Ford Zodiac del 1959 versione cabriolet.
Un'Oldsmobile 98 del 1960 versione cabriolet.

Le automobili costruite nel periodo della nascita dell'industria automobilistica erano veicoli aperti senza né tetto né fiancate. Con la maggiore della potenza dei motori, che avvenne verso la fine del XIX secolo, sulle autovetture iniziarono ad apparire tetti pieghevoli in tessuto o pelle per proteggere i passeggeri dalle forti correnti d'aria causate dalla maggiore velocità dei veicoli. Esempi di prime autovetture con tetto pieghevole o metallico includono le tipologie phaeton, brougham e coupé de ville, che avevano un abitacolo chiuso nella parte posteriore, mentre il conducente sedeva davanti all'aperto.

Altro esempio sono le landaulet, caratterizzate dalla presenza di un tetto metallico sopra il conducente e di un tetto pieghevole sopra l'abitacolo che ospitava i passeggeri. Le autovetture meno costose, come le runabout, le roadster e le turismo, rimanevano completamente aperte, oppure erano dotate di una rudimentale capote pieghevole e di tendine laterali trasparenti rimovibili.

Negli anni 1920, quando le carrozzerie in acciaio iniziarono ad essere prodotte in serie, le autovetture chiuse diventarono accessibili all'acquirente medio e le auto scoperte iniziarono a scomparire gradualmente dal mercato. Verso la metà degli anni 1930 le poche cabriolet vendute erano perlopiù costosi modelli di lusso. Nel 1939 la Plymouth introdusse sulle proprie cabriolet il primo tetto mobile movimentato meccanicamente da due cilindri funzionanti ad aria compressa.

La domanda di cabriolet tornò stabilmente e progressivamente ad aumentare dopo la seconda guerra mondiale. Ciò accadde perché durante questo conflitto numerosi soldati familiarizzarono con i veicoli militari scoperti usati nelle operazioni di guerra. Tra questi modelli militari scoperti figuravano la MG T-Type e la Triumph Roadster. In questo contesto il design della cabriolet si arricchì della carrozzeria monoscocca, innovazione tecnologica destinata al mercato di massa che venne introdotta dalla Hudson nel 1948.

Le case automobilistiche statunitensi produssero una vasta gamma di vetture cabriolet durante gli anni 1950 e gli anni 1960, da modelli compatti ed economici come la Rambler American e la Studebaker Lark, ad autovetture più costose, come la Packard Caribbean e l'Oldsmobile 98. Da questo momento in poi, le case automobilistiche mondiali iniziarono a includere quasi sempre un modello cabriolet nella propria gamma di autovetture.

Definizione

Una Ferrari California, esempio di cabriolet.
Una Volkswagen Golf versione cabriolet.
Una Renault Mégane versione cabriolet.
Una Mercedes-Benz Classe E versione cabriolet.

Il termine di origine francese cabriolet, spesso abbreviato in cabrio, indica una tipologia di carrozzeria per autovetture il cui tetto può essere retrattile ripiegandolo all'indietro. Le cabriolet sono quindi caratterizzate dall'avere la possibilità di aprire e chiudere il tettuccio oppure la capote.

In italiano la traduzione del termine francese cabriolet è decappottàbile, convertìbile oppure cabriolè. Le cabriolet, insieme alle berline sportive, le roadster, le berlinette, le barchetta, le spider, le coupé, le targa, le trasformabili, le muscle car e le coupé-cabriolet appartengono alla categoria delle autovetture sportive.

In genere la copertura di un'autovettura cabriolet è intesa come ripiegabile e successivamente rovesciabile verso il retro del veicolo. Essa può essere di tipo a soffietto e può essere montata su un telaio metallico snodato. Per cui risulta morbida, spesso in tela. Questa tipologia di copertura è detta anche «soft-top» (traducibile in italiano con "tetto morbido").

In altri casi la copertura è scomponibile e smontabile dall'autovettura oppure è retrattile, ma è rigida ed è composta da parti solide (metallo o plastica) ripiegabili all'indietro anche elettricamente grazie ad un telaio snodato, oppure asportabile manualmente dal veicolo. Questa tipologia di capote è detta anche «hard-top» (traducibile in italiano con "tetto rigido").

In particolare la cabriolet con tetto rigido ha praticamente sostituito le vetture targa, che avevano un design relativamente simile. Le vetture targa, che erano in auge dagli anni 1960 agli anni 1970, vengono prodotte ancora oggi seppur in numeri nettamente inferiori rispetto al passato.

Le vetture con il tetto ripiegabile, smontabile oppure senza capote, sono di varie tipologie e classificazione. Il termine cabriolet va utilizzato solo in quei casi in cui la capote viene totalmente scoperta, escludendo ad esempio le vetture targa.

Tuttavia, in linea molto generale, non tutte le auto con il tetto o tettuccio ripiegabile o smontabile possono appartenere alla tipologia cabriolet. Per cui gli altri termini usati per descrivere un tipo di vettura con tetto ripiegabile, smontabile o totalmente assente, ovvero spider, roadster, targa o barchetta, non sono sinonimi di cabriolet perché esistono differenze tra un tipo di carrozzeria e l'altro.

Le autovetture versione cabriolet risultano spesso più costose del modello berlina da cui derivano, in quanto l'intera vettura deve essere riprogettata per ridistribuire i pesi e per resistere ad eventuali flessioni e collisioni. Per proteggere i passeggeri delle cabriolet in caso di ribaltamento e rotolamento possono essere presenti anche delle strutture di protezione denominate roll-bar (traducibile in italiano con "barra di rotolamento").

Un tipo di carrozzeria che deriva dalle cabriolet è quella che coinvolge la conformazione e la struttura dei vetri anteriori e posteriori laterali, con o senza montanti, in modo tale che l'intera vettura si possa convertire, ad esempio, da coupé chiusa a cabriolet aperta e viceversa. Queste autovetture appartengono alla categoria delle coupé-cabriolet.

Il settore delle cabriolet ha avuto ultimamente degli importanti rilanci dopo alcuni periodi di crisi, e ciò è principalmente dovuto al fatto che con delle nuove ricerche di marketing si sono potute fornire soluzioni più convenienti dal punto di vista della sicurezza e della qualità complessiva dell'automobile.

Altre caratteristiche di design

Copertura del cassone

Una Mini versione cabriolet.
Una Bentley Continental versione cabriolet.
Un'Audi A5 versione cabriolet.

Le capote in tessuto pieghevole spesso non nascondono completamente il meccanismo interno e lasciano la parte inferiore, più vulnerabile, esposta al sole e allo scolorimento. La soluzione per risolvere questi problemi è l'utilizzo di una copertura per la capote quando quest'ultima è piegata completamente verso il retro della cabriolet.

Lunotto e finestrini posteriori

I finestrini posteriori sono spesso parte integrante del tetto. Tradizionalmente il lunotto delle capote era in plastica; tuttavia, più recentemente, sono state realizzate cabriolet con il lunotto realizzato in vetro.

Paravento

La presenza di un frangivento oppure di un deflettore antivento riducono al minimo il rumore del vento e il flusso d'aria che raggiunge gli occupanti. Ad esempio, per la Chrysler Sebring del 2008, il frangivento riduce il rumore del vento di circa 11-12 decibel.

Sono disponibili diverse cabriolet dotate di un condotto di riscaldamento per la zona del collo degli occupanti della vettura che è spesso chiamato "sciarpa d'aria". Esempi di autovetture con questo equipaggiamento includono la Mercedes-Benz Classe SLK, la Mercedes-Benz Classe SL e l'Audi A5.

Sicurezza

Le moderne dotazioni di sicurezza specifiche per le autovetture cabriolet includono:

Tipi di tetto

Tetto morbido ripiegabile in tela

Una Volvo C70 versione cabriolet con tetto morbido ripiegabile in tela.
Una BMW Z8 versione cabriolet con tetto morbido ripiegabile in tela.

Le cabriolet con tetto morbido ripiegabile in tela, che sono chiamate «soft-top» (traducibile in italiano con "tetto morbido"), sono dotate di una capote realizzata con un materiale tessile flessibile. Nello specifico, questo tipo di cabriolet hanno caratteristiche specifiche:

Materiali che vengono oggi utilizzati per la capote delle autovetture cabriolet sono diversi. Nel 1955 i materiali più diffusi erano i tessuti in lattice e gomma butilica, che rappresentavano ciascuno circa il 35% del peso della capote, insieme ad altri materiali come il vinile (12%), la juta (8%), e le fibre di rayon e acrilico, che costituivano circa il 2% della composizione della capote.

Il materiale generalmente utilizzato per le capote delle cabriolet moderne è il cloruro di polivinile (PVC). Queste capote sono costituite da due strati: uno strato superiore in PVC, che ha una struttura specifica a seconda del modello del veicolo, e uno strato sottostante in tessuto (solitamente cotone). La sezione di tetto tessile ripiegabile che è montata sul telaio pieghevole articolato può includere rivestimenti quali uno strato fonoassorbente e/o un rivestimento estetico interno per nascondere il telaio.

Il meccanismo di ripiegamento della capote è chiamato stack. I modelli che si ripiegano a un'altezza inferiore allo stack offrono una silhouette più armoniosa per l'autovettura quando la capote è abbassata, mentre le guide laterali nascoste consentono, sul sedile posteriore, uno spazio sufficiente per tre passeggeri invece dei classici due come sulla Rambler Rebel cabriolet del 1967.

Tetto rigido rimovibile manualmente

Una Ford Thunderbird versione cabriolet con tetto rigido rimovibile manualmente.
Una Porsche Boxster versione cabriolet con tetto rigido rimovibile manualmente.

Le cabriolet con tetto rigido rimovibile manualmente, che sono chiamate «hard-top» (traducibile in italiano con "tetto rigido"), sono dotate di una capote rimovibili, molte delle quali possono essere riposte manualmente nel bagagliaio dell'autovettura. Esse sono disponibili almeno dagli anni 1950. Il tetto rigido rimovibile manualmente offre una maggiore protezione dagli agenti atmosferici, un migliore isolamento acustico e una maggiore durata rispetto al tetto in tessuto. Alcune cabriolet che montano il tetto rigido rimovibile manualmente sono disponibili con sbrinatori per il lunotto e per il parabrezza. Esempi di autovetture che montano questo tipo di capote includono la Ford Thunderbird (prima e undicesima generazione), la Mercedes-Benz Classe SL (seconda e terza generazione), la Porsche Boxster, la Jeep Wrangler, la Ford Mustang Cobra (solo nel 1995) e la Mazda MX-5.

Negli anni 1950 e negli anni 1960, per diverse autovetture sportive e per le cabriolet, tra cui la Ford Thunderbird e la Chevrolet Corvette prodotta dal 1955 al 1957, nonché per il modello biposto Mercedes-Benz W113 realizzato dal 1963 al 1971, venivano offerti tetti rigidi rimovibili manualmente. Il tetto rigido rimovibile veniva solitamente offerto come optional a pagamento visto il suo alto costo. Sulle prime Thunderbird (e sulle Corvette fino al 1967) gli acquirenti potevano scegliere tra un tetto rigido rimovibile manualmente a pagamento o una capote in tela pieghevole senza costi aggiuntivi.

Il "tetto Carson" con telaio in metallo era un accessorio popolare per le cabriolet e per le roadster Ford degli anni 1930 perché trasformava questi modelli in un hardtop rimovibile. Il suo design imitava il moderno tetto rigido rimovibile manualmente delle cabriolet, ma la mancanza dei voluminosi meccanismi di piegatura consentiva all'hardtop di avere un profilo molto più basso e slanciato, rendendo le vetture uniche e differenti dalle cabriolet.

I miglioramenti apportati alle capote in tela hanno reso meno comune il tetto rigido rimovibile manualmente perché quest'ultimo non può essere riposto all'interno del veicolo quando non in uso o quando l'autovettura è esposta alle intemperie, richiedendo quindi un garage o uno spazio di parcheggio coperto per il posteggio del veicolo. Alcune auto scoperte continuano a offrirlo come optional. Ad esempio la Mazda MX-5 ha un hardtop accessorio che è obbligatorio per i modelli speciali che partecipano alle corse automobilistiche.

Tetto rigido ripiegabile elettricamente

Lo stesso argomento in dettaglio: Coupé-cabriolet.
Una Lexus IS C con tetto rigido ripiegabile elettricamente, qui nella configurazione cabriolet con il tetto mobile interamente ripiegato all'interno del bagagliaio.
Una Cadillac XLR con tetto rigido ripiegabile elettricamente, qui nella configurazione coupé con il tetto mobile interamente sviluppato all'esterno.
Una Peugeot 206 con tetto rigido ripiegabile elettricamente, qui nella configurazione cabriolet con il tetto mobile interamente ripiegato all'interno del bagagliaio.
Una Nissan Micra con tetto rigido ripiegabile elettricamente, qui nella configurazione coupé con il tetto mobile interamente sviluppato all'esterno.

Le cabriolet con tetto rigido ripiegabile elettricamente sono chiamate coupé-cabriolet. Nello specifico il termine coupé-cabriolet indica una tipologia di carrozzeria per autovetture (normalmente identificate dalle sigle CC o C+C) con caratteristiche sportive dotate di un tetto rigido ripiegabile che, in rapporto alla sua posizione, configura il veicolo come coupé (con il tetto mobile interamente sviluppato all'esterno) oppure come cabriolet (con il tetto mobile interamente ripiegato all'interno del bagagliaio). È anche chiamata coupé-cabrio.

La coupé a quattro porte è relativamente diffusa perché è una vettura sportiva molto versatile per via del tetto rigido amovibile o convertibile, che all'occorrenza trasforma l'autovettura coperta in una vettura scoperta. Le coupé-cabriolet risolvono molti problemi di utilizzo tipici delle normali cabriolet, offrendo una migliore protezione agli agenti atmosferici durante i mesi invernali e un'assai maggiore resistenza ai raggi del sole nei mesi estivi.

I tettucci rigidi retrattili sono in genere composti da due a cinque sezioni di metallo o plastica e spesso presentano un complesso portellone posteriore a doppia cerniera che consente di riporre la capote retrattile nella parte anteriore del bagagliaio, mentre pacchi o bagagli possono essere sistemati nella sua parte posteriore. Il bagagliaio include spesso anche un divisorio per evitare che i bagagli depositati interferiscano con il meccanismo di ripiegamento del tettuccio rigido.

La diffusione della coupé-cabriolet ha preso piede nei primi anni del XXI secolo, dopo il grande successo di vendite ottenuto dal modello Mercedes-Benz Classe SLK, messo in commercio nel 1996. Tuttavia la vettura coupé-cabriolet non era una novità, essendo già stata concepita e realizzata negli anni 1920 con la statunitense Hudson Super Six, carrozzata da Ellerbeck nel 1922, che consentiva lo smontaggio manuale del tettuccio rigido e la sua successiva sistemazione all'interno della vettura.

L'invenzione del tetto ripiegabile con sistema a pantografo è da attribuire al parigino Georges Paulin, di professione dentista e disegnatore per passione, che progettò un tetto rigido a scomparsa, realizzando anche un prototipo sul telaio della Citroën AC4 nel 1932. Il brevetto di Paulin, denominato éclipsable, destò l'attenzione del carrozziere Pourtout, che applicò nel 1934 il nuovo sistema sulla Lancia Augusta e sulle Peugeot 301, 401 e 601. Per tutti questi modelli, il tetto era ripiegabile, ma non scomponibile, e veniva inserito integro da leveraggi basculanti all'interno del bagagliaio. La prima coupé-cabriolet moderna, ovvero con tetto rigido scomponibile e ripiegabile fu la Peugeot 402 Éclipse.

Visti i buoni risultati di vendita della Lancia Augusta e delle Peugeot 301, 401 e 601, la Peugeot decise di produrre in larga scala anche la 402 Éclipse adottando l'ormai perfezionato e consolidato sistema di Paulin. Dopo l'uscita di scena della Peugeot 402 Éclipse nel 1939, le coupé-cabriolet furono sostanzialmente dimenticate dalla normale produzione venendo saltuariamente riprese per la realizzazione di alcune concept car o di vetture speciali prodotte in piccola serie, tra cui la Chrysler Thunderbolt, realizzata dalla carrozzeria LeBaron in 6 esemplari nel 1941, e la Ford Fairlane 500 Skyliner del 1957.

Nel 1991 venne presentato il prototipo Alfa Romeo Proteo, disegnato da Walter de Silva, che anticipò alcuni dei temi stilistici e tecnici che verranno adottati dalle coupé-cabriolet di varie case automobilistiche negli anni successivi. Nonostante lo stadio progettuale definitivo e particolareggiato fosse stato raggiunto, il gruppo Fiat decise di non produrre in serie la Proteo.

Per la produzione in larga scala delle coupé-cabriolet ruppe definitivamente gli indugi nel 1996 la Mercedes-Benz presentando la già citata Mercedes-Benz Classe SLK, una due posti sportiva dotata di tetto scomponibile e retraibile nel vano bagagli. Il successo, come già accennato, fu immediato quanto inatteso – anche in considerazione del prezzo di listino – e duraturo, tant'è che nei primi dieci anni di produzione del modello ne vennero realizzati oltre 450.000 esemplari.

Da questo momento in poi le coupé-cabriolet, vista la forte e crescente richiesta, si diffusero sempre di più, divenendo una tipologia di veicolo comune grazie alla produzione in larga scala effettuata da molteplici case automobilistiche.

Varianti

Oltre alle cabriolet, esistono altre tipologie di autovetture scoperte che ne condividono alcune caratteristiche. Esse sono le barchetta, le roadster, le spider, le targa e le trasformabili. Queste denominazioni non sono però sinonimi di cabriolet poiché sono presenti delle differenze sostanziali che rendono diversi questi tipi di carrozzeria.

Barchetta

Lo stesso argomento in dettaglio: Barchetta.
Una Ferrari 458 Pininfarina Sergio, esempio di barchetta.

Il termine barchetta indica una tipologia di carrozzeria per autovetture scoperte che sono prive di capote e di finestrini laterali, e che sono caratterizzate da un parabrezza di dimensioni ridotte destinato al solo scopo aerodinamico, a volte diviso in due parti, che ha la funzione di deflettore antivento. Altre volte il parabrezza è completamente assente.

Il termine barchetta riferito a un'autovettura è nato da un commento di Gianni Agnelli che esclamò «Ma questa non è una macchina; è una barchetta!» osservando la Ferrari 166 MM presentata al salone dell'automobile di Torino del 1948. Il nome barchetta fu poi fatto proprio da Enzo Ferrari divenendo successivamente una denominazione tecnica utilizzata per vari modelli Ferrari, con Alfa Romeo, Lancia, Maserati, FIAT e altre case automobilistiche italiane che ne seguirono l'esempio.

La carrozzeria barchetta è principalmente focalizzata sulle prestazioni, e quindi il peso deve essere il più basso possibile, gli interni devono essere essenziali e le dotazioni sono ridotte al minimo. Nel corso del tempo, alcuni modelli hanno mantenuto il nome barchetta ma sono diventati più confortevoli, seguendo l'evoluzione delle roadster e delle cabriolet coeve, sebbene storicamente la carrozzeria barchetta sia rimasta la tipologia di carrozzeria più spartana del panorama automobilistico, caratteristica che conserva tuttora. Con l'enfasi sulle prestazioni, gli allestimenti e le dotazioni ritenute non necessarie sono infatti ridotte al minimo oppure sono del tutto assenti.

In una barchetta il motore è posizionato nella parte anteriore del veicolo. L'autovettura è progettata per il solo guidatore (versioni da corsa) oppure per entrambi gli occupanti, ossia guidatore e passeggero. La carrozzeria è solitamente realizzata a mano in alluminio. La carrozzeria della barchetta è spogliata da elementi considerati superflui come i paraurti per aumentare la facilità di penetrazione nell'aria visto il più basso coefficiente di resistenza aerodinamica ottenuto dall'assenza di questi elementi. Sulle barchetta non è presente neppure il bagagliaio.

Roadster

Lo stesso argomento in dettaglio: Roadster.
Un'Aston Martin Vantage, esempio di roadster.

Il termine roadster indica una tipologia di carrozzeria per autovetture sportive a due posti, scoperte, dotate di tetto pieghevole, che non possiedono i montanti dei finestrini laterali e spesso sono manchevole anche dei finestrini stessi. Se il tetto pieghevole è in tela è chiamato soft-top, mentre se è retraibile ed è realizzato in metallo oppure in plastica è deniominato hard-top.

La roadster è molto diffusa nei Paesi anglosassoni. Una tipologia di autovettura molto simile alla roadster è la spider, che però possiede sia i montanti dei finestrini laterali sia i finestrini stessi. Le spider sono quindi differenti dalle roadster.

Il termine "roadster" ha origine nel XIX secolo negli Stati Uniti, dove veniva usato per descrivere un cavallo adatto a compiere viaggi lunghi. Entro la fine del XIX secolo, la definizione si era ampliata fino a includere alcuni tipi di biciclette e di tricicli. Nei primi anni del XX secolo il termine roadster iniziò a essere utilizzato anche per riferirsi a una tipologia di autovetture.

La roadster si distingueva originariamente dalla cabriolet e dalla spider per l'assenza dei finestrini laterali. In pratica, pur essendo dotata di un tetto mobile, gli occupanti rimanevano comunque esposti alle intemperie. Le cabriolet sono generalmente la versione sportiva e accorciata con tetto apribile di una berlina a quattro posti, mentre le spider hanno due soli posti, e vengono solitamente derivate da modelli sportivi.

Spider

Lo stesso argomento in dettaglio: Spider.
Un'Alfa Romeo Spider.

Il termine spider (spesso trascritto in ambito internazionale come spyder) indica una tipologia di carrozzeria per autovetture assimilabile a una coupé aperta oppure a una cabriolet a due posti, con una impronta tendenzialmente sportiva o con connotati da un'autovettura di tipo Gran Turismo similmente a quanto succede per una coupé-cabriolet.

La spider viene spesso confusa con la cabriolet. Le vetture spider sono un sottoinsieme specifico del più vasto gruppo delle cabriolet e sono una categoria di autovetture ben definita e unica, dato che hanno caratteristiche peculiari. Le spider sono quindi essenzialmente differenti dalle cabriolet.

Per denominare un tipo di carrozzeria di automobile rassomigliante alla spider, nei Paesi anglosassoni, si utilizza il termine roadster, anche se alla roadster, al contrario della spider, mancano i montanti per i due finestrini laterali e spesso mancano anche gli stessi finestrini laterali, quindi è un tipo di autovettura che rimane aperta verso l'esterno anche quando la capote è chiusa. Le roadster sono quindi essenzialmente differenti dalle spider.

Tra le aziende di carrozzeria artigianali che producevano spider in piccoli numeri si possono ricordare Accossato, Bertone, Boano, Francis Lombardi, Frua, Ghia, Moretti, Pininfarina, Savio, Scaglietti, Siata, Touring Superleggera e Viotti. Solo in seguito le spider iniziarono a essere prodotte su larga scala dalle grandi case automobilistiche.

Targa

Lo stesso argomento in dettaglio: Targa (automobile).
Una Dodge Viper versione targa.

Il termine targa indica una tipologia di carrozzeria per autovetture che può essere definita come una via di mezzo tra una coupé e una spider. Nello specifico si tratta di una carrozzeria coupé avente un tetto rigido realizzato con materiale plastico, completamente o parzialmente asportabile, sorretto dal parabrezza e da un roll-bar centrale ricavato dalla scocca autoportante, nel quale è posizionato il lunotto, fisso o mobile.

Dopo l'avvento delle scocche autoportanti la capote è divenuta parte strutturale della vettura e la possibilità di aumentare la rigidità torsionale con una traversa superiore diminuiva considerevolmente i costi di produzione del pianale.

La carrozzeria targa cominciò a diffondersi nella seconda metà degli anni 1960 e godette di un buon successo per tutti gli anni 1970. Le prime vetture con questa configurazione che adottarono la denominazione targa furono le versioni scoperte dei modelli Porsche 911 e Porsche 912 presentati nel settembre 1965 al salone dell'automobile di Francoforte.

La denominazione targa era stata posta in onore della Porsche 550 Spyder con la quale il pilota Umberto Maglioli vinse la Targa Florio del 1956, conquistando la prima vittoria assoluta della Porsche in una gara internazionale, valida per il Campionato mondiale vetture sport. Il successo commerciale e le affermazioni sportive della Porsche favorirono il diffondersi delle autovetture targa che divennero d'uso comune a partire dagli anni 1960.

Trasformabile

Lo stesso argomento in dettaglio: Trasformabile.
Una Fiat Nuova 500 versione trasformabile, qui in modalità coperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato in avanti.
Una Citroën DS3 versione trasformabile, qui in modalità scoperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato all'indietro.
Una Maybach 62 versione trasformabile, qui in modalità coperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato in avanti.

Il termine trasformabile indica un tipo di carrozzeria per autovetture simile alle cabriolet aventi un tetto morbido in tessuto che può essere spostato all'indietro scorrendo su dei binari posizionati sui montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere scoprendo così la vettura, ma lasciando immutate le fiancate. Quest'ultima caratteristica non viene conservata sulle cabriolet, visto che con la medesima operazione le sue fiancate si modificano. In alcuni mercati la carrozzeria trasformabile viene invece definita semi-cabriolet oppure berlina-cabriolet.

Un vantaggio di questa tipologia di carrozzeria è che mantiene fissa gran parte della struttura dell'autovettura e ciò significa che, in linea di principio, ha una maggiore rigidità strutturale rispetto alle cabriolet. A differenza di una cabriolet, una trasformabile ha i montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere che sono fissi. L'azione di sigillare il tetto a contatto dei montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere è più semplice rispetto a impermeabilizzarlo quando il tetto è a contatto direttamente con i finestrini come invece avviene sulle cabriolet.

La carrozzeria trasformabile fu molto diffusa dalla fine degli anni 1920 fino alla fine degli anni 1970. Cadde poi in disuso all'inizio degli anni 1980, per poi tornare sui mercati all'inizio del XXI secolo, dapprima nel 2003 con l'arrivo della Citroën C3 Pluriel, e poi nel 2009, quando la Fiat ha introdotto la 500C, con entrambe le vetture citate che erano disponibili solo con carrozzeria trasformabile. Qualche anno dopo, nel 2013, la 500C venne seguita dalla Citroën DS3 versione trasformabile.

Il design delle trasformabili fu particolarmente popolare negli anni 1930, ma cadde in disuso nell'immediato secondo dopoguerra. Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, solo i produttori tedeschi Opel e Borgward produssero trasformabili in numeri significativi, poi tra la fine degli anni 1940 e l'inizio degli anni 1950 il mercato mondiale per questo tipo di vetture si riprese completamente.

Questa tipologia di carrozzeria deriva dalle classiche carrozzerie chiuse di tipo berlina, di cui può essere considerata una variante, e le cabriolet, risultando un incrocio tra le due. Visivamente una trasformabile si presenta come una berlina con tetto in tessuto ripiegabile all'indietro, solitamente mediante avvolgimento manuale. Il tetto della trasformabile, che generalmente è morbido e in tessuto, può includere pannelli metallici fissi.

La versione trasformabile è particolarmente diffusa per i modelli con carrozzeria monoscocca, poiché la loro conversione in una cabriolet richiede una riprogettazione completa della berlina, evento che non capita se la berlina è convertita in una trasformabile. Tale tetto in tessuto va ad includere anche la parte posteriore del padiglione ed il lunotto. Arrotolando all'indietro il tetto in tessuto, l'autovettura diventa simile ad una cabriolet, ma al contrario di quest'ultima, mantiene fissi i montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere per il sostegno dei finestrini.

Note

  1. 1 2 Decappottabile, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 2 settembre 2026.
  2. 1 2 Convertibile, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 2 settembre 2026.
  3. 1 2 Cabriolè, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 2 settembre 2026.
  4. 1 2 (EN) D.J.M. Smith, A Dictionary of Horse Drawn Vehicles, J.A. Allen, 1988, p. 32, ISBN 0851314686.
  5. 1 2 Cabriolet, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  6. 1 2 Cabriolet, su Dizionario italiano online Hoepli. URL consultato il 13 luglio 2025.
  7. ↑ (EN) Henry Charles Moore, Part II—Cabs, Chapter II, in Omnibuses and Cabs : Their Origin and History, Chapman & Hall, 1902, pp. 205–210.
  8. ↑ (EN) Beginnings of the automobile: the predecessor companies (1886-1920), su daimler.com. URL consultato il 14 aprile 2018.
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