Deissi

La deissi, in linguistica, è il ricorso ad espressioni che, all'interno di un enunciato, facciano riferimento:

Il termine "deissi" origina dal greco antico δεῖξις?, deîxis ("indicazione"), derivato di δείκνυμι (dèiknymi, "io mostro, io indico").

Le lingue naturali ricorrono spesso ad elementi deittici grammaticalizzati; per questa ragione, lo studio della deissi riguarda sia la semantica sia la pragmatica, ma interessa anche la logica (con i contributi di Charles Sanders Peirce e Bertrand Russell) e la psicologia.

I più importanti contributi allo studio linguistico della deissi provengono da Karl Bühler, Henri Frei, Émile Benveniste, Charles J. Fillmore e John Lyons.

Gli elementi deittici

Gli elementi linguistici tipici della deissi sono detti "elementi (o fattori) deittici" o anche semplicemente "deittici". Non è possibile interpretare il significato di un elemento deittico senza prendere in considerazione la realtà extralinguistica a cui esso fa riferimento.

Ad esempio, nella frase

Io, questo qui, non lo voglio!

ci sono tre elementi deittici: io (la persona che parla, definita dal contesto enunciativo), questo (una persona, un animale o un oggetto) e qui (il luogo in cui si trovano emittente e destinatario).

In genere la deissi viene espressa principalmente con aggettivi dimostrativi (come questo e quello), con pronomi personali, avverbi di tempo e luogo (come adesso, ieri, qui, là) e con il tempo verbale. Una frase come

Ieri ho portato questo pacco da qui a là.

è strettamente collegata alla situazione spazio-temporale in cui viene pronunciata, in quanto gli elementi deittici non sono compiutamente interpretabili senza tenere in conto il contesto extralinguistico (il giorno specifico in cui si è, l'oggetto fisicamente indicato, il luogo in cui si trovano i parlanti e il luogo in cui è stato portato l'oggetto).

Così, altrettanto, l'utilizzo del morfo legato -ndo del gerundio italiano può indicare che un certo evento è in relazione di prossimità cronologica con l'emissione dell'enunciato:

Sta arrivando Giovanni.

Un riferimento deittico è presente anche nelle perifrasi progressive. Nella frase

Sto scrivendo.

è indicato espressamente che l'azione descritta è contemporanea all'emissione dell'enunciato.

Ogni lingua naturale è nata innanzitutto in vista di una interazione faccia a faccia, come lingua parlata. L'importanza della deissi rimanda a questa origine del linguaggio umano (verbale o meno): essa è "il mezzo attraverso cui la relazione fra lingua e contesto è più direttamente riflessa nella struttura delle lingue".

Il centro deittico

Il valore del riferimento alla realtà extralinguistica varia a seconda del variare del contesto. Ad esempio, il significato dell'avverbio di luogo qui dipende dal luogo concreto in cui si svolge la conversazione; il sintagma un'ora fa indica uno specifico istante solo se "ancorato" ad uno specifico tempo. Le coordinate spazio-temporali e l'identità del parlante formano insieme il cosiddetto "centro deittico", formato dalla triade ego-hic-nunc (in latino, 'io'-'qui'-'ora'). Il centro deittico è un insieme di punti di riferimento nella realtà che caratterizzano l'enunciato:

A queste tre determinazioni primarie corrispondono i tre principali tipi di deissi, quella personale, quella spaziale, quella temporale.

I principali tipi di deissi

Si devono a Charles J. Fillmore (Santa Cruz Lectures on Deixis, 1971) e a John Lyons (Semantics, 1977) l'individuazione e la sistemazione di cinque tipi di deissi; le tre principali forme di deissi sono la deissi personale, la deissi spaziale e la deissi temporale.

  • La deissi personale organizza i ruoli del discorso; su di essa si possono fondare deissi spaziali e temporali. Ciascun parlante può mettere in rilievo che si sta riferendo a sé stesso attraverso l'uso dei pronomi personali di prima persona (singolare e plurale): il pronome io, ad esempio, è caratterizzato dal fatto di "designare 'colui che emette l'enunciato', e di trovarsi quindi in una relazione esistenziale con lui. In termini più elementari, io designa entità diverse secondo la persona che lo adopera". Quelli di seconda persona rinviano all'interlocutore. Se il riferimento è a persona terza rispetto a emittente e destinatario, chi parla userà i pronomi di terza persona. La deissi personale tende ad avere una pianificazione "egocentrica", in cui il riferimento non marcato è quello alla prima persona.
  • La deissi spaziale mette in rapporto il linguaggio alla posizione delle persone e degli oggetti nello spazio. In italiano, ad esempio, essa si serve di parole come qui, lì, ma anche di aggettivi dimostrativi come questo (riferito ad un oggetto non troppo distante dal luogo in cui si trova il parlante) o i verbi andare e venire o, ancora, espressioni come dritto, sopra, a destra, alla tua sinistra.
  • La deissi temporale è il mezzo per indicare il momento stesso dell'enunciazione. Questo tempo dell'enunciazione è di norma inteso come tempo di riferimento (e in questo senso si parla di "origo deittica"), ma è sempre possibile scegliere un altro tempo di riferimento, come l'egira o la nascita di Gesù (origo che Wolfgang Klein chiama "calendarica"). L'uso dell'origo deittica è diffuso in pressoché tutte le lingue naturali. La sua funzionalità diminuisce sensibilmente nella comunicazione scritta, dove il tempo dell'enunciazione non coincide con quello dell'ascolto. Il primo a parlare di origo deittica fu Karl Bühler, mentre il concetto di "deictic anchorage" ("ancoraggio deittico") è da attribuire allo psicologo norvegese Ragnar Rommetveit (1924-2017).

Altri tipi di deissi

Altri tipi di deissi sono la deissi testuale e la deissi sociale.

  • La deissi testuale (o deissi del discorso) pone il testo (sia orale che scritto) come centro deittico: nel testo orale, il riferimento ad altre parti del discorso avviene attraverso deissi temporali (ad esempio: Come dicevo prima...); nel testo scritto si adoperano piuttosto deissi spaziali (ad esempio: Nel precedente capitolo..., infra, supra etc).
  • La deissi sociale riguarda gli atti linguistici di tipo allocutivo, cioè tesi a codificare nel linguaggio le relazioni sociali (in particolare l'approccio all'interlocutore attraverso riferimenti di seconda persona come tu/Lei, Voi, Vostro Onore etc).

Indessicalità

Lo stesso argomento in dettaglio: Indice (linguistica).

Ai termini "deissi" e "deittico" sono collegati i termini "indessicalità" e "indessicale", giunti all'italiano dall'inglese indexical, parola ricavata da Charles Sanders Peirce dal latino ĭndex. Index è uno dei tre tipi di segno individuati da Peirce.

Deissi inerente e deissi contestuale

Alcuni autori distinguono deissi "inerente" da deissi "contestuale":

Gira a destra!

perché bisogna essere a conoscenza di informazioni sullo spazio di riferimento del parlante. L'ancoraggio è invece solo relativo nel caso di un enunciato del tipo:

...e Ciccio girò a destra

in cui lo spazio di riferimento non è per forza quello del parlante e del suo interlocutore.

Deittici riflessivi e non-riflessivi

Nella frase

Lo baciò e si vestì

si è un deittico "riflessivo", in quanto coreferente con il soggetto dell'enunciato; lo è invece non-riflessivo in quanto non-coreferente.

La distinzione tra deittici riflessivi e deittici non-riflessivi è particolarmente rilevante nelle terze persone, dove, in ragione della molteplicità degli enti a cui le terze persone possono riferirsi, l'ambiguità potenziale è maggiore. Per questa ragione molte lingue adottano forme speciali di terza persona a seconda che vi sia o meno coreferenza dei pronomi con il soggetto.

In italiano, ad esempio, un frase come

Alessandro uccise sua madre e i suoi amici.

è "costitutivamente" ambigua poiché, in assenza di riferimenti alla realtà extralinguistica, non è possibile dire se gli amici uccisi fossero amici di Alessandro o di sua madre. In latino, invece, suus ed eius sono entrambi aggettivi possessivi di terza persona, ma il primo è riflessivo, mentre il secondo no. A questo punto, sono possibili in latino le seguenti frasi:

Alexander Clitum, familiarem suum, interemit.
Alexander Clitum et familiares eius interemit.

che sono rispettivamente da intendersi:

Alessandro uccise Clito, suo amico.
Alessandro uccise Clito e gli amici di costui.

Nella prima frase suum è coreferente con Alexander, soggetto dell'enunciato. Nella seconda frase, eius è coreferente con l'oggetto dell'enunciato.

Un esempio di enunciato che in latino utilizza tanto suum che eius è:

Alexander matrem suam et familiares eius interemit.

cioè

Alessandro uccise sua madre e i suoi [della madre] amici.

che corrisponde all'enunciato ambiguo in italiano sopraccitato.

L'inglese ha forme specializzate per i pronomi personali riflessivi (ma non per gli aggettivi possessivi): himself e herself, mentre him e her sono le versioni non-riflessive. Così, ad esempio:

He says to him 'Ok!'
He says to himself 'Ok!'

Nella prima frase il soggetto si rivolge ad una terza persona, nella seconda a sé stesso.

L'italiano usa particolari forme rafforzative per evitare ambiguità, come negli esempi che seguono:

Alessandro salutò il padre, la madre e i di lui consiglieri.
Ognuno indossi la (sua) propria camicia.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Beccaria, pp. 212-213.
  2. 1 2 Dal latino ŏrīgo, origĭnis, 'origine'.
  3. 1 2 deissi - Treccani, su Treccani. URL consultato il 17 dicembre 2023.
  4. 1 2 3 4 5 Alexandra Corina Stavinschi, Sullo sviluppo del sistema dimostrativo italo-romanzo: una nuova prospettiva, pp. 2 e sgg.
  5. ↑ "Deittici" su treccani.it.
  6. 1 2 3 Simone, Fondamenti di linguistica, 2008, cit., p. 295.
  7. ↑ Ada Valentini, Appunti su La deissi per il corso di linguistica generale dell'università di Bologna, anno accademico 2010-2011.
  8. ↑ Simone, Fondamenti di linguistica, 2008, cit., p. 294.
  9. 1 2 Wolfgang Klein, L'espressione della temporalità in una varietà elementare di L2
  10. ↑ Karl Bühler, Sprachtheorie. Die Darstellungsfunktion der Sprache, Jena, G. Fischer, 1934, p. 102; tr. ingl.: Theory of Language. The representational function of language, Amsterdam/Philadelphia, John Benjamins, 2011.
  11. ↑ Charles J. Fillmore, Santa Cruz Lectures on Deixis, Indiana University Linguistics Club, 1975, p. 6.
  12. ↑ L'aggettivo è attestato in italiano dal 1977: Il Devoto-Oli. Vocabolario della lingua italiana, Le Monnier, al lemma "indessicale".
  13. ↑ Tratto, insieme alle versioni latine, da Simone, Fondamenti di linguistica, 2008, cit., p. 296.
  14. ↑ Simone, Fondamenti di linguistica, 2008, cit., pp. 295-296.
  15. ↑ Tratto ancora da Simone, Fondamenti di linguistica, 2008, cit., p. 296.
  16. ↑ Simone, Fondamenti di linguistica, 2008, cit., p. 296.

Bibliografia

Voci correlate

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