
Demogorgone (pronuncia /demoˈɡɔrɡone/ o /demoɡorˈɡone/) è un essere mitologico.

La figura di Demogorgone è del tutto sconosciuta alla mitologia classica. Il nome nacque verosimilmente in ambiente bizantino per una sorta di errore grammaticale: dal greco antico Δημιουργόν?, Dēmiourgón ("Demiurgo") corrotto in Demogorgon. Boccaccio afferma di averne appreso il nome da Lattanzio, uno scoliasta del IV o del V secolo d.C. nella Tebaide di Publio Papinio Stazio.
Il demogorgone viene descritto da Giovanni Boccaccio come il padre di tutti gli dèi avente tuttavia caratteristiche simili a quelle del principe delle tenebre:
Nei poemi rinascimentali di Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto, Teofilo Folengo, John Milton e François Rabelais, ma anche nelle opere di autori più moderni per esempio Giosuè Carducci, Demogorgone è raffigurato come un mostro infernale.
Nel 1786 Vincenzo Righini compone, su libretto di Lorenzo Da Ponte, l'opera lirica Il Demogorgone ovvero Il filosofo confuso dedicata appunto alla figura del Demogorgone.
Differente è invece la rappresentazione che ne diede Percy Bysshe Shelley nel suo Prometeo liberato. Nel poema romantico, il Demogorgone è il simbolo dell'eternità, è colui che uccide Giove, suo padre, e conclude il poema enunciando ciò che verosimilmente corrisponde al credo rivoluzionario del poeta.
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