
Il suffragio universale è il principio secondo il quale tutti i cittadini, normalmente al raggiungimento della maggiore età, possono esercitare il diritto di voto e partecipare alle elezioni politiche e amministrative, e ad altre consultazioni pubbliche (come i referendum), senza alcuna restrizione di natura culturale, socioeconomica o psicologica (per es. di etnia, ceto, genere, orientamento sessuale); è perciò contrapposto al suffragio ristretto, che può essere fondato sul censo (suffragio censitario), sul sesso (suffragio maschile, perché il diritto di voto non è riconosciuto alle donne) o sul grado d'istruzione.
Generalmente viene considerata come iniziale la data del 1893, in cui la Nuova Zelanda introdusse, primo Stato al mondo, il suffragio universale, quindi maschile e femminile. In realtà, per quanto riguarda il suffragio femminile, almeno due precedenti vanno citati: durante la cosiddetta Epoca della libertà svedese, tra il 1718 e il 1772, ci fu un ristretto diritto di voto per le donne; nella Repubblica di Corsica tra il 1755 e il 1769, in virtù della costituzione promulgata da Pasquale Paoli. Anche la Repubblica Romana del 1849, che durò pochi mesi, prevedeva in teoria il suffragio universale maschile e femminile, non menzionando il sesso degli elettori.
In Francia, nel 1792, in seguito alla Rivoluzione francese fu introdotto il suffragio universale, anche se fu abolito pochi anni dopo dal Direttorio. Nel corso dell'Ottocento, gli Stati europei si mossero su questa strada: da un suffragio ristretto - per la maggior parte dei casi attribuito a una porzione della popolazione in base a criteri censitari o relativi all'istruzione - si passò via via al suffragio universale. Il primo paese europeo ad aver introdotto il suffragio universale fu la Finlandia, nel 1906[fonte, ottava riga]. In Russia fu introdotto nel 1917 a seguito della rivoluzione di febbraio e riconfermato dalla Costituzione sovietica del 1918.
In Italia, nel 1912 il governo Giolitti introdusse il suffragio universale maschile per chi avesse compiuto trent'anni con legge del 30 giugno 1912, n. 666. Nel 1918 tale diritto fu esteso ai maschi che avessero compiuto 21 anni o che avessero effettuato in servizio militare. Questo diritto fu soppresso nel primo dopoguerra sotto il governo fascista nel 1928. Dal 1945 in Italia sarà effettivo e stabile.
Nel XX secolo, a partire dagli anni novanta è stato istituito in tutto il mondo, eccetto in alcuni gruppi di paesi musulmani e Città del Vaticano.[senza fonte]
In base a esso viene garantito il diritto di voto come fondamentale espressione di democrazia diretta dal basso (si ammette tuttavia che in caso di condanna per determinati reati, al condannato si possa sospendere il diritto di voto, temporaneamente o permanentemente). Storicamente si può distinguere tra il suffragio universale maschile, con restrizione al solo sesso maschile, e il suffragio universale propriamente detto, che comprende il completo suffragio femminile. Il suffragio universale è opposto al suffragio ristretto, in cui a votare sono solo coloro che rispettano certi requisiti.
Il principio di suffragio universale è correlato alle idee di volontà generale e di rappresentanza politica promosse da Jean-Jacques Rousseau: in base a questi principi, si elabora l'assunto in base al quale la rappresentanza politica trova legittimazione nella propria volontarietà.
I cittadini e le cittadine, nei moderni Stati democratici, sono alla base del sistema politico e col suffragio universale viene eletto l'organo legislativo di uno Stato; nelle repubbliche presidenziali, ciò avviene anche per l'elezione del capo dello Stato. Il principio del suffragio universale maschile è stato introdotto per la prima volta durante la Rivoluzione francese dal Comitato di salute pubblica.
A partire dalla Rivoluzione francese del 1789, si verificano molte insurrezioni e manifestazioni popolari per ottenere per tutti il diritto al voto, non solo nel rispetto dei principi della rivoluzione, ma anche per il sentimento patriottico e nazionalistico che sarebbe risultato incrementato e cementato dalla partecipazione attiva di tutta la popolazione.


È uno tra i primi paesi europei ad attuare riforme elettorali tendenti a universalizzare il voto:
| Paese | Anno di passaggio |
|---|---|
| Albania | 1945 |
| Andorra | 1970 |
| Arabia Saudita | 2015 |
| Argentina | 1947 |
| Australia | 1902 |
| Belgio | 1948 |
| Brasile | 1932 |
| Canada | 1920 |
| Cile | 1949 |
| Danimarca | 1917 |
| Ecuador | 1924 |
| Emirati Arabi Uniti | 2006 |
| Finlandia | 1906 |
| Francia | 1945 |
| Germania | 1919 |
| Giappone | 1946 |
| Indonesia | 1949 |
| Iran | 1963 |
| Irlanda | 1918 |
| Israele | 1948 |
| Italia | 1946 |
| Liechtenstein | 1984 |
| Kuwait | 2005 |
| Norvegia | 1913 |
| Nuova Zelanda | 1893 |
| Oman | 1994 |
| Regno Unito | 1918 |
| Pakistan | 1956 |
| Polonia | 1918 |
| Portogallo | 1931 |
| Principato di Monaco | 1962 |
| Qatar | 2003 |
| Russia | 1917 |
| Romania | 1918 |
| San Marino | 1959 |
| Serbia | 1946 |
| Siria | 1949 |
| Spagna | 1931 |
| Slovacchia | 1920 |
| Slovenia | 1946 |
| Sudafrica | 1930 |
| Svezia | 1917 |
| Svizzera | 1971 |
| Turchia | 1923 |
| Tunisia | 1959 |
| Uruguay | 1917 |
| USA | 1965 |
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