Disco facciale

Il barbagianni (Tyto alba) presenta un disco facciale particolarmente evidente, dalla caratteristica forma a cuore, che contribuisce alla localizzazione delle prede mediante l'udito.

Il disco facciale è una struttura anatomica costituita da un insieme di piume specializzate, disposte intorno agli occhi e alle aperture auricolari di alcune specie di uccelli, soprattutto appartenenti all'ordine degli strigiformi. La disposizione concava delle piume conferisce al volto una caratteristica forma circolare, ovale o cuoriforme e svolge un'importante funzione nella ricezione e nella localizzazione dei suoni. Il disco facciale agisce come una struttura acustica direzionale, modificando la propagazione delle onde sonore e contribuendo a convogliarle verso le aperture auricolari. La sua funzione è particolarmente importante nei rapaci notturni, che possono individuare e catturare le prede anche in condizioni di illuminazione estremamente ridotta o in completa oscurità.

La struttura è particolarmente sviluppata nei titonidi, come il barbagianni (Tyto alba), nei quali assume una forma a cuore, e in numerosi strigidi, tra cui le specie dei generi Strix, Asio e Aegolius. Il disco facciale non è tuttavia esclusivo degli strigiformi. Una struttura meno evidente, ma funzionalmente simile, è presente anche nelle albanelle del genere Circus, rapaci prevalentemente diurni che utilizzano anche l'udito per individuare le prede nascoste nella vegetazione. La forma e lo sviluppo del disco facciale variano considerevolmente tra le specie e sono associati alle caratteristiche ecologiche, alle modalità di caccia e all'organizzazione dell'apparato uditivo.

Anatomia

Organizzazione generale

Il disco facciale è formato da piume disposte radialmente intorno agli occhi e alle aperture auricolari, in modo da conferire alla superficie del volto una conformazione concava. La struttura è generalmente delimitata da un margine di piume più rigide, denominato in inglese facial ruff, che può essere descritto come collare facciale o bordo del disco facciale. Le piume situate nella regione centrale e quelle che costituiscono il bordo del disco presentano caratteristiche morfologiche differenti, associate alle rispettive funzioni acustiche.

La disposizione complessiva del piumaggio permette di modificare la direzionalità della ricezione sonora. Le onde acustiche che raggiungono il volto vengono riflesse, filtrate e attenuate in misura differente a seconda della frequenza e della direzione di provenienza. Il disco facciale viene talvolta paragonato a un riflettore parabolico, ma la sua azione è più complessa rispetto a quella di uno specchio acustico ideale, poiché dipende dalla struttura delle piume, dalla forma della testa e dalle proprietà delle aperture auricolari. La muscolatura associata alle piume permette inoltre agli uccelli di modificare in una certa misura la disposizione del disco. Questi movimenti contribuiscono alla regolazione della sua configurazione, senza che ciò equivalga necessariamente alla variazione di una distanza focale nel significato ottico del termine.

Struttura delle piume

Le piume che formano il disco facciale presentano particolari adattamenti morfologici. Nel barbagianni le piume auricolari della regione centrale sono caratterizzate da un vessillo relativamente aperto, con barbe e barbule meno numerose rispetto a quelle delle normali piume di contorno. Questa organizzazione facilita il passaggio delle onde sonore verso le aperture auricolari sottostanti, limitando gli effetti di schermatura che potrebbero essere prodotti da un piumaggio più compatto. Le piume riflettenti che delimitano il bordo del disco sono invece più rigide e presentano una struttura adatta a modificare la propagazione del suono, contribuendo a indirizzarlo verso le orecchie.

Uno studio morfologico condotto da Koch e Wagner nel 2002 ha confrontato diversi tipi di piume auricolari del barbagianni con le normali piume di contorno del collo. Gli autori hanno individuato differenze significative nella disposizione delle barbe e delle barbule, dimostrando che la particolare struttura delle piume auricolari deriva da una semplificazione di alcuni elementi tipici delle piume di contorno. Le piume auricolari possono inoltre contribuire alla protezione delle aperture dell'orecchio dall'ingresso di polvere e altre particelle.

Dimensioni e forma

Le dimensioni e la forma del disco facciale variano notevolmente tra gli strigiformi. Nel barbagianni il disco è particolarmente evidente e presenta una caratteristica forma a cuore, determinata dalla disposizione delle piume e dalla presenza di un margine ben definito. Secondo le misure riportate da Simmons, il disco facciale del barbagianni può raggiungere circa 110 mm di diametro.

L’allocco di Lapponia (Strix nebulosa) possiede invece uno dei dischi facciali più grandi e sviluppati tra gli uccelli viventi. La struttura, di forma approssimativamente circolare, occupa gran parte della superficie anteriore della testa. La notevole estensione del disco facciale di questa specie contribuisce alla ricezione dei suoni prodotti da piccoli mammiferi che si muovono sotto la neve o all'interno della vegetazione. In altre specie, soprattutto in alcuni gufi che si alimentano prevalentemente di pesci o di prede individuate visivamente, il disco facciale può essere meno sviluppato. Le variazioni dimensionali non dipendono esclusivamente dalle dimensioni corporee, ma anche dalle caratteristiche ecologiche e dalle modalità di caccia delle differenti specie.

Funzione acustica

Raccolta e filtraggio dei suoni

La funzione principale del disco facciale è migliorare la ricezione direzionale dei suoni. Quando un'onda sonora raggiunge la testa dell'uccello, interagisce con il piumaggio facciale, con la superficie del cranio e con le strutture dell'orecchio esterno. Le piume riflettenti del bordo del disco modificano la distribuzione dell'energia acustica, mentre quelle situate davanti alle aperture auricolari permettono il passaggio di una parte importante delle onde sonore.

L'effetto dipende dalla frequenza del suono: il disco facciale esercita generalmente un'influenza maggiore sulle frequenze le cui lunghezze d'onda sono confrontabili con le dimensioni della struttura. Nel barbagianni, per esempio, il disco modifica in modo particolarmente significativo la ricezione dei suoni con frequenze superiori a circa 3 kHz. Questa capacità risulta particolarmente utile nella localizzazione dei piccoli mammiferi, i cui movimenti sul terreno e nella vegetazione possono produrre suoni deboli ma ricchi di informazioni spaziali.

Localizzazione della sorgente sonora

La localizzazione acustica negli uccelli si basa principalmente sull'analisi delle differenze tra i segnali sonori che raggiungono le due orecchie. Tra i principali indizi utilizzati figurano la differenza interaurale di tempo (in inglese interaural time difference, ITD) e la differenza interaurale di livello (interaural level difference, ILD). La differenza interaurale di tempo corrisponde al piccolo intervallo temporale che separa l'arrivo della stessa onda sonora alle due orecchie e fornisce informazioni particolarmente importanti sulla posizione orizzontale della sorgente sonora. La differenza interaurale di livello deriva invece dalle variazioni dell'intensità sonora percepita dalle due orecchie, prodotte dalla direzione di provenienza del suono e dagli effetti di schermatura e riflessione esercitati dalla testa e dal disco facciale.

Nei barbagianni, le differenze di livello costituiscono un importante indizio per determinare l'elevazione della sorgente sonora, ossia la sua posizione lungo l'asse verticale. L'integrazione di queste informazioni permette all'animale di localizzare una preda anche quando non può vederla direttamente. Il sistema nervoso centrale elabora gli indizi acustici e costruisce una rappresentazione spaziale della provenienza dei suoni, che può essere utilizzata per orientare la testa e dirigere l'attacco verso la preda.

Importanza del bordo facciale

Gli esperimenti condotti da von Campenhausen e Wagner nel 2006 hanno dimostrato che il bordo del disco facciale contribuisce in modo significativo alla direzionalità dell'udito del barbagianni. I ricercatori hanno confrontato le caratteristiche della ricezione sonora con il piumaggio facciale intatto e dopo la rimozione sperimentale delle piume riflettenti. In presenza del bordo facciale, la sensibilità direzionale delle orecchie risultava maggiore e la distribuzione delle differenze interaurali di livello presentava una configurazione caratteristica. La rimozione delle piume riflettenti modificava invece la distribuzione spaziale degli indizi acustici, riducendo la precisione con cui il sistema uditivo poteva ricavare informazioni sulla posizione della sorgente sonora.

Questi risultati dimostrano che il disco facciale non svolge soltanto una funzione estetica o di protezione dell'orecchio, ma costituisce una componente funzionale dell'apparato uditivo. La sua azione è paragonabile, sotto alcuni aspetti, a quella del padiglione auricolare dei mammiferi, che contribuisce alla raccolta e alla modificazione direzionale delle onde sonore.

Caccia in condizioni di scarsa visibilità

Il disco facciale costituisce un adattamento particolarmente importante per gli strigiformi che cacciano durante la notte o in ambienti nei quali le prede risultano difficili da individuare visivamente. Il barbagianni è in grado di localizzare piccoli roditori attraverso i rumori prodotti durante gli spostamenti, anche in condizioni di oscurità completa. L’allocco di Lapponia può individuare prede che si muovono sotto uno strato di neve, utilizzando le informazioni acustiche per determinare la posizione dell'animale prima di effettuare l'attacco.

La capacità di cacciare mediante l'udito dipende tuttavia dall'interazione di numerosi adattamenti, tra cui la sensibilità dell'orecchio interno, l'organizzazione delle vie nervose uditive e la struttura del piumaggio. In molte specie la riduzione del rumore prodotto durante il volo contribuisce a migliorare la ricezione dei suoni ambientali e a diminuire la probabilità che la preda percepisca l'avvicinamento del predatore.

Evoluzione del disco facciale

Origine e diversificazione negli strigiformi

L'origine evolutiva del disco facciale è strettamente collegata alla specializzazione dell'apparato uditivo degli strigiformi. Le differenze tra le specie suggeriscono che la struttura abbia subito modificazioni indipendenti in diverse linee evolutive, soprattutto in associazione con lo sviluppo di sistemi di localizzazione acustica particolarmente precisi.

Un importante studio di Rolf Åke Norberg, pubblicato nel 1977, ha esaminato la distribuzione dell'asimmetria delle orecchie esterne negli strigiformi, concludendo che questo carattere si era evoluto indipendentemente almeno cinque volte. Le principali linee considerate comprendevano il genere Tyto, il genere Phodilus, un raggruppamento comprendente Bubo, Ciccaba e Strix, un altro comprendente Asio e generi affini, e infine Aegolius. Lo studio rilevava inoltre che alcune differenze anatomiche all'interno dei gruppi considerati potevano indicare ulteriori origini indipendenti dell'asimmetria auricolare.

È importante distinguere l'evoluzione dell'asimmetria delle orecchie da quella del disco facciale. Sebbene i due caratteri siano frequentemente associati e contribuiscano alla stessa funzione, non è possibile assumere automaticamente che abbiano avuto un numero identico di origini evolutive. La ricostruzione dell'evoluzione del disco facciale richiede pertanto il confronto tra dati morfologici, filogenetici ed ecologici.

Pressioni selettive

Lo sviluppo di un disco facciale particolarmente efficiente potrebbe essere stato favorito dalla selezione naturale nelle specie che dipendono maggiormente dall'udito per individuare le prede. Tra le condizioni ecologiche potenzialmente rilevanti figurano la caccia notturna, la predazione su piccoli vertebrati terrestri e la frequentazione di ambienti caratterizzati da vegetazione fitta o copertura nevosa. In questi contesti la visibilità delle prede può essere molto ridotta, mentre i suoni prodotti dai loro movimenti costituiscono una fonte di informazioni particolarmente importante. La presenza di un disco facciale sviluppato può quindi migliorare l'efficienza nella ricerca del cibo, soprattutto quando è associata a una particolare sensibilità uditiva e a un volo relativamente silenzioso.

Uno studio comparativo pubblicato nel 2022 ha esaminato la morfologia del disco facciale e le strutture delle penne remiganti associate al volo silenzioso in numerose specie di strigiformi, evidenziando l'importanza delle relazioni tra caratteristiche anatomiche, filogenesi ed ecologia.

Evoluzione delle piume specializzate

La ricostruzione della storia evolutiva delle piume che costituiscono il disco facciale presenta particolari difficoltà. Le piume sono strutture delicate, raramente conservate nel record fossile, e i loro dettagli microscopici sono generalmente difficili da osservare nei resti paleontologici. La comparazione delle piume degli uccelli viventi permette tuttavia di formulare ipotesi sulla derivazione e sulla trasformazione delle diverse strutture.

Nel barbagianni, le piume auricolari presentano un vessillo relativamente aperto e una riduzione del numero di barbe e barbule rispetto alle normali piume di contorno. Secondo Koch e Wagner, queste caratteristiche indicano che le piume specializzate del disco facciale potrebbero essersi evolute attraverso modificazioni e semplificazioni della struttura delle piume di contorno. La specializzazione non consiste quindi necessariamente nell'acquisizione di strutture più complesse, ma può derivare anche dalla riduzione o dalla riorganizzazione di elementi anatomici preesistenti. La documentazione fossile attualmente disponibile non permette tuttavia di stabilire con precisione quando siano comparse le diverse tipologie di piume facciali negli antenati degli strigiformi.

Rapporti con la struttura del cranio

Cranio della civetta capogrosso (Aegolius funereus). La figura 6, in basso a destra, mostra anteriormente le asimmetrie craniche associate alla disposizione delle aperture auricolari.

Il disco facciale è funzionalmente collegato all'organizzazione anatomica delle orecchie esterne e, in alcune specie, alla conformazione del cranio. Negli strigiformi caratterizzati da un udito particolarmente specializzato, le aperture auricolari possono essere disposte in maniera asimmetrica, differendo per posizione, orientamento o dimensioni. Questa asimmetria contribuisce a modificare il modo in cui i suoni raggiungono ciascun orecchio, aumentando le informazioni disponibili sulla provenienza della sorgente sonora.

Nel barbagianni le aperture auricolari esterne non sono perfettamente simmetriche e presentano differenze di posizione e orientamento. Tali differenze riguardano soprattutto i tessuti molli e le strutture che delimitano il condotto uditivo. In altre specie l'asimmetria coinvolge anche le strutture ossee del cranio. La civetta capogrosso (Aegolius funereus) costituisce un esempio particolarmente studiato di asimmetria cranica associata alla localizzazione acustica. Norberg ha dimostrato che la conformazione del cranio e delle strutture auricolari di questa specie contribuisce a orientare diversamente le due aperture, migliorando la capacità di individuare la direzione dei suoni.

La presenza di un disco facciale ben sviluppato e di aperture auricolari asimmetriche costituisce quindi una combinazione di adattamenti che favorisce la localizzazione spaziale dei suoni. L'asimmetria auricolare non è tuttavia presente in tutte le specie con disco facciale, né implica necessariamente un'asimmetria delle strutture ossee.

Sviluppo embrionale dell'asimmetria

Studi sullo sviluppo embrionale del barbagianni americano (Tyto furcata) hanno permesso di approfondire i meccanismi attraverso i quali si forma l'asimmetria delle orecchie esterne. Le osservazioni indicano che le aperture auricolari sono inizialmente disposte in maniera simmetrica e acquisiscono successivamente posizioni differenti durante lo sviluppo. In particolare, l'apertura sinistra si sposta progressivamente verso una posizione relativamente più elevata rispetto a quella destra, mentre le principali strutture ossee del cranio rimangono sostanzialmente simmetriche. Queste differenze si sviluppano prima della schiusa e dimostrano che l'asimmetria auricolare può derivare da processi di crescita differenziata dei tessuti molli.

Disco facciale nelle albanelle

Le albanelle del genere Circus, appartenenti alla famiglia Accipitridae, presentano una disposizione del piumaggio facciale che ricorda quella degli strigiformi. Il disco facciale delle albanelle è generalmente meno sviluppato rispetto a quello dei gufi e dei barbagianni, ma può contribuire alla localizzazione acustica delle prede. In queste specie è presente anche un bordo di piume facciali che può essere sollevato e modificato nella disposizione, aumentando l'efficacia della ricezione dei suoni.

Le albanelle sono rapaci prevalentemente diurni e utilizzano soprattutto la vista durante la caccia. L'udito può tuttavia fornire informazioni supplementari, particolarmente utili quando le prede si trovano nascoste nell'erba alta o nella vegetazione. Secondo Simmons, le differenze nello sviluppo del disco facciale e del relativo bordo piumoso sono associate, almeno in parte, alle caratteristiche alimentari delle diverse specie. L'albanella reale (Circus cyaneus), che caccia frequentemente piccoli mammiferi terrestri, presenta una struttura facciale relativamente sviluppata. L'albanella minore (Circus pygargus), la cui dieta può comprendere una maggiore proporzione di uccelli e insetti, presenta invece una conformazione generalmente meno pronunciata.

Queste differenze sono state interpretate come possibili adattamenti alle diverse modalità di individuazione delle prede, sebbene il ruolo preciso dell'udito nella caccia delle albanelle richieda ulteriori studi. La somiglianza tra il disco facciale delle albanelle e quello degli strigiformi rappresenta un possibile esempio di evoluzione convergente, nella quale strutture con funzioni analoghe si sviluppano indipendentemente in gruppi evolutivamente distinti.

Disco facciale e dinosauri teropodi

L'evoluzione delle specializzazioni uditive degli uccelli è stata studiata anche attraverso l'analisi dell'anatomia cranica dei dinosauri teropodi non aviani. Uno studio pubblicato nel 2021 da Choiniere e collaboratori ha esaminato le caratteristiche dell'apparato visivo e dell'orecchio interno di diversi teropodi, allo scopo di ricostruirne le capacità sensoriali e le possibili modalità di attività. I risultati hanno evidenziato adattamenti compatibili con una notevole sensibilità uditiva in alcuni rappresentanti degli Alvarezsauroidea, un gruppo di piccoli dinosauri teropodi del Cretaceo.

Particolarmente significativo è il caso di Shuvuuia deserti, che presentava strutture dell'orecchio interno associate a una sensibilità uditiva paragonabile, per alcuni aspetti, a quella dei barbagianni moderni. Queste caratteristiche sono state interpretate come possibili adattamenti all'individuazione delle prede in condizioni di scarsa illuminazione, suggerendo l'esistenza di modalità di caccia notturna in alcune linee di dinosauri non aviani.

Sulla base delle analogie funzionali con gli strigiformi, è stata proposta anche la possibilità che alcuni alvarezsauroidi, tra cui Mononykus, possedessero strutture di piumaggio facciale capaci di contribuire alla ricezione dei suoni. Questa ricostruzione rimane tuttavia ipotetica. Le caratteristiche dell'orecchio interno possono fornire indicazioni sulle capacità uditive, ma non dimostrano direttamente la presenza di un disco facciale, struttura costituita da piume che difficilmente si conserva nel record fossile. Le rappresentazioni di alvarezsauroidi con un disco facciale devono pertanto essere considerate interpretazioni paleoartistiche plausibili, ma non confermate da prove anatomiche dirette.

Note

  1. 1 2 3 4 (EN) Mark von Campenhausen e Hermann Wagner, Influence of the facial ruff on the sound-receiving characteristics of the barn owl's ears, in Journal of Comparative Physiology A, vol. 192, n. 10, 2006, pp. 1073-1082, DOI:10.1007/s00359-006-0139-0.
  2. 1 2 3 (EN) Robert E. Simmons, Harriers of the World: Their Behaviour and Ecology, Oxford University Press, 2000, pp. 53-56, ISBN 9780198549642.
  3. 1 2 (EN) U. R. Koch e H. Wagner, Morphometry of auricular feathers of barn owls (Tyto alba), in European Journal of Morphology, vol. 40, n. 1, 2002, pp. 15-21, DOI:10.1076/ejom.40.1.15.13957.
  4. 1 2 3 (EN) Christopher J. Clark, Krista LePiane e Lori Liu, Evolution and Ecology of Silent Flight in Owls and Other Flying Vertebrates, in Integrative Organismal Biology, vol. 2, n. 1, 2020, DOI:10.1093/iob/obaa001.
  5. ↑ (EN) Rolf Åke Norberg, Occurrence and independent evolution of bilateral ear asymmetry in owls and implications on owl taxonomy, in Philosophical Transactions of the Royal Society of London. Series B, Biological Sciences, vol. 280, n. 973, 1977, pp. 375-408, DOI:10.1098/rstb.1977.0116.
  6. ↑ (EN) Quiet flight, the leading edge comb, and their ecological correlates in owls (Strigiformes), in Biological Journal of the Linnean Society, vol. 135, n. 1, 2022, pp. 84-97, DOI:10.1093/biolinnean/blab138.
  7. ↑ (EN) Richard O. Prum e Alan H. Brush, The evolutionary origin and diversification of feathers, in The Quarterly Review of Biology, vol. 77, n. 3, 2002, pp. 261-295, DOI:10.1086/341993.
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Bibliografia