Diwanus, soprannominato Clekine (in prussiano rispettivamente *Dīwans e *Klokinis, in tedesco Diwan o Diwane, in lituano Divanas, Dyvanas o Divonis; ... – Wąbrzeźno, 1272), è stato un condottiero pruzzo appartenente alla tribù dei Barti.
Diwanus era figlio del capotribù Clekis (in prussiano *Klokis, letteralmente "orso") e per questo era soprannominato Clekine (in prussiano *Klokinis), che significa "piccolo orso" o "figlio dell'orso".
Nel 1260 fu scelto dai Barti come loro capitaneus per guidarli nella grande rivolta prussiana contro l'Ordine teutonico. Raccolti quanti più guerrieri possibile, Diwanus lanciò un attacco contro il castello di Bartenstein senza però riuscire a prenderlo. Quella stessa notte tuttavia la guarnigione teutonica, spaventata dall'arrivo di possibili rinforzi nemici, approfittò delle tenebre per fuggire indisturbata, dando il proprio castello alle fiamme prima di abbandonarlo. Alcune settimane dopo Diwanus guidò un esercito congiunto di Barti, Jatvingi e Pogesani presso il castello di Schippenbeil, dove fu affrontato da 20 cavalieri teutonici e dai loro sottoposti, i quali però furono completamente sbaragliati in una delle peggiori sconfitte nella storia dell'Ordine. I Pruzzi misero a quel punto il castello sotto assedio, che si prolungò fino al 1263, quando l'ormai esigua guarnigione rimasta tentò di fuggire verso sud in direzione della Masovia; Diwanus, che aveva invece fatto presidiare le vie a nord che conducevano a Königsberg e Balga, ritenendole le più probabili vie di fuga per gli assediati, si lanciò quindi all'inseguimento con un manipolo di suoi uomini. Quando riuscirono a raggiungerli, i Barti uccisero diversi dei fuggitivi ma nello scontro Diwanus rimase gravemente ferito.
Poiché tutti i castelli teutonici situati in Bartia erano ormai caduti, i Barti non avevano necessità di proteggere le loro terre da eventuali attacchi e poterono quindi inviare i propri uomini a dare manforte agli altri clan prussiani. Nel 1264 Diwanus, ormai ristabilitosi, attaccò in Pogesania un contingente guidato dal teutonico Dietrich von Rode che stava rientrando a Christburg carico di bottino; sebbene costretti ad abbandonare il loro carico, tutti i cavalieri teutonici riuscirono a mettersi in salvo. Nel 1271 insieme a Linko, capo dei Pogesani, Diwanus invase la Pomesania e la Terra di Chełmno, dove si stavano radunando nuove forze teutoniche. Giunti presso il castello di Traupein, Diwanus e Linko vi lasciarono parte dell'esercito sotto la guida del loro secondo Colte perché lo assediasse, poi proseguirono col resto delle truppe verso sud, razziando i centri teutonici da Algent (la futura Marienburg) fino a Marienwerder, e infine si diressero verso Christburg, che fu posta sotto assedio. Dopo poco tempo giunsero però truppe di supporto dalle vicine fortezze di Fischau e Posilge che attaccarono i Pruzzi costringendoli a interrompere l'assedio. Mentre le forze di Barti e Pogesani si riorganizzavano i teutonici si accamparono sulla riva destra del fiume Dzierzgoń così da bloccare la via del ritorno ai loro nemici. Nella notte tuttavia metà dell'esercito pruzzo attraversò il fiume da un guado più a valle e si posizionò alle spalle dei teutonici, mentre il resto dell'esercito li caricò da davanti. Lo scontro che ne seguì, noto come battaglia di Paganstin, fu un'altra delle più disastrose sconfitte nella storia teutonica, nella quale 12 cavalieri e 500 fanti caddero sul campo. Dopo questa vittoria Diwanus e Linko ripresero immediatamente l'assedio e riuscirono a sfondare le difese della città ma non quelle del castello, che continuò a resistere. Quando sembrava che anche questo fosse ormai prossimo a cadere, un nuovo contingente teutonico giunto da Elbing riuscì a sconfiggere e allontanare i Pruzzi. Diwanus allora decise di bloccare i rifornimenti che giungevano a Christburg via fiume, nel tentativo di prendere per fame la guarnigione e costringerla alla resa, tuttavia, nonostante tutte e tre le spedizioni inviate dai teutonici fossero state intercettate e distrutte, il castello non si arrese e Diwanus dovette togliere definitivamente l'assedio. Alcune settimane dopo Diwanus tentò nuovamente di portare le sue truppe a Christburg, ma fu stavolta nettamente sconfitto dai teutonici perdendo molti dei suoi uomini, tra cui un suo parente stretto di nome Dabore. I pochi Barti sopravvissuti furono ricondotti in patria dal loro capo.
Nel 1272 (o secondo alcune fonti nel 1273) Diwanus portò 800 uomini ad assediare Schönsee, un piccolo avamposto difeso solo da tre cavalieri e una manciata di soldati semplici. Diwanus tentò di convincerli ad arrendersi promettendo di risparmiare gli uomini della guarnigione, ma essi rifiutarono e anzi fecero vestire tutti i loro soldati come cavalieri nel tentativo di ingannare gli assedianti sul vero numero di guerrieri professionisti presenti all'interno. Durante l'attacco un cavaliere di nome Arnold Krof colpì Diwanus al collo con un dardo di balestra uccidendolo e i Barti, vedendo cadere il loro comandante, si ritirarono e non presero più parte al conflitto.